Quattro capitali in due giorni

Abbiamo deciso che prima di lasciare il Myanmar vogliamo ancora visitare due luoghi sacri ed ecco che appena arrivati a Yangon, poco dopo l’alba, quando il caldo non è ancora torrido e le auto non hanno ancora intasato le strade, ci dirigiamo all’enorme Swedagon Paya. Con i suoi cento metri d’altezza svetta all’interno della città, attirando orde di credenti che giungono sin qui da ogni parte del paese per pregare o per farsi un selfie con la pagoda. Passeggiando per le vie del centro incappiamo in un cartellone che pubblicizza l’uscita del nuovo film “Deepwater Horizon”, così decidiamo di sfuggire alla calura pomeridiana rifugiandoci all’interno della sala cinematografica al modico prezzo di due dollari a testa. L’indomani, per raggiungere il secondo luogo di culto, la strada è leggermente più lunga e più movimentata. Dapprima ci spetta un’ora di taxi per raggiungere la stazione degli autobus, poi quattro ore a bordo di un bus ed infine tre quarti d’ora sulla panchina nel retro di un camion, assieme ad una quarantina di persone, su per la collina. Raggiunta la cima non ci resta che camminare fino alla famosa Golden Rock, ma più ci avviciniamo, più la nebbia si fa fitta e quando arriviamo in prossimità del sasso dorato la visibilità si è ormai ridotta ad una decina di metri.

img_6008Scattiamo qualche foto e decidiamo di ritornare alla base della montagna dove trascorreremo la notte. Per rendere la discesa ancora più spassosa, circa a metà percorso, un violento temporale si scatena sopra di noi ed ormai non possiamo che dar ragione alla signora che alla partenza voleva venderci delle mantelline nonostante splendesse il sole. Ceniamo in compagnia di due germanici conosciuti in giornata e passiamo la notte nel peggiore albergo del paese. Il giorno seguente, dopo aver compiuto il viaggio a ritroso, sfuggiamo alle alte temperature in modo adrenalinico buttandoci a folli velocità giù per gli scivoli del Waterboom, il parco acquatico della capitale. È ormai giunta l’ora d’abbandonare questo paese ed un rapido aereo ci porta per l’ultima volta a Bangkok, dove ci concediamo un cocktail sulla cima di uno dei grattacieli più alti della metropoli.

img_6064Al mattino presto ci dirigiamo all’aeroporto e con sorpresa scopriamo che al check-in non ci lasciano imbarcare senza un biglietto aereo d’uscita dall’India o dal Nepal. In fretta e furia acquistiamo un volo che a fine novembre ci porterà da Kathmandu a Kuala Lumpur, cosicché possiamo salire a bordo del velivolo pure noi. Dopo una breve sosta a Colombo arriviamo nella capitale indiana. Nei mesi passati abbiamo cercato di prepararci, sia mentalmente sia fisicamente, all’impatto con questo paese, ma il primo approccio ci lascia di stucco. L’aeroporto è molto moderno, la linea metropolitana che dall’aeroporto porta in centro è sorprendentemente poco affollata e ben mantenuta, ma quando cambiamo metro per raggiungere il nostro ostello la massa di gente diventa decisamente più sostanziale, però riusciamo comunque nel nostro intento. Forse sarà la nostra precedente permanenza in Asia, ma il primo impatto con Delhi, i suoi venditori ambulanti, i rickshaw, le mucche, la sporcizia, gli odori e l’incostante rumore di clacson non è stato così drastico come credevamo.

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Adrenaline end

In the late afternoon we leave Nyaung Shwe, on Inle Lake, and get on the nicest bus I have ever been on with big comfy seats, a blanket and even a cushion. After twelve hours, at around 4:30am, we arrive in Yangon’s bus station and by taxi we get to our backpackers, we drop our bag and walk to the famous Shwedagon Pagoda, a huge place where we are almost the only tourists. The Stupa is immense, all covered with gold and, on the top of it, a total of about six hundred kilograms of real gold. People come from all over Myanmar and the rest of Asia to be able to pray here once in their lifetime.

img_5975We walk through a nice park and arrive just in time to have our room ready. After a shower we have something to eat and go to the cinema to watch the brand new movie “Deepwater Horizon” in original language and for only 2 US$ each. Before the film starts we all have to stand up and pay respect to Myanmar’s National Anthem. The next morning we take a bus to Kinpun and, once there, take the well known crazy truck to go on top of Mt. Kyaiktiyo to see the Golden Rock Pagoda, which we see only quickly before it gets all foggy. On the way back to town we have another crazy rollercoaster drive, this time with added storm that gets me soaking wet, the situation is very funny, though cold. In the worst hotel we’ve slept on our whole trip, we have dinner with Oskar and Matthias, two German guys met earlier on the bus, one of them working in Zurich. Back in Yangon, which despite what people told us, I find a nice city, we have the most dangerous taxi ride ever, the driver runs between cars like if he was followed by the police, breaking only at the last minute and horning the whole time; somehow we get to Waterboom safely. In the first water park of the country we have a lot of fun, sliding into the swimming pools with mats, rubber rafts or letting ourselves go down a free fall for few metres before a loop.

img_6025In few days we do two very western activities and refuel ourselves of adrenaline before leaving this land where men and women all dress Longyi (their skirt) and use a strange yellow powder as a make-up; where equal gender exists since a very long time and, as everywhere else in Southeast Asia, every beauty product contains whitening, as they want to look more like us white people. We return for our fourth and last time to Bangkok and go on top of the Bayan Tree hotel building to have a very expensive 20 US$ cocktail at the Moon Bar to be able to enjoy the view of the city from a very high point of view.

img_6055Back to the surface we have our presumably last Thai curry. In the morning, when we check-in with Sri Lankan airline, they tell us we need to have a confirmed flight leaving India or Nepal, so all in a rush we book a flight from Kathmandu to Kuala Lumpur, nobody asks for it after, never mind, we were anyway happy to be back on a plane with this nice company and quickly stop in Colombo before we arrive to New Delhi. Not sure if getting a taxi or not, we decide to adventure right away in this chaotic city by metro, which turns out to be not as hard as we thought, however very very crowded.

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Tra pagode e villaggi

Ovunque si volga lo sguardo si incontra un tempio, una pagoda o uno stupa. Questa è Bagan; un’enorme piana che ospita più di tremila monumenti sacri. La maggior parte risale al periodo tra l’undicesimo e il tredicesimo secolo, ma se ne trovano alcuni di più recente manifattura. Con grande sorpresa scopriamo che i danni provocati dal terremoto dello scorso ventiquattro agosto sono piuttosto limitati e le zone pericolose sono state perfettamente circoscritte e segnalate. Alcuni templi, prevalentemente i più alti, sono stati precauzionalmente muniti di stampelle o incerottati per prevenire un’ulteriore caduta di frammenti in attesa di una riparazione. A bordo di una silenziosissima e non troppo veloce e-bike percorriamo in lungo e in largo l’area disseminata di pagode, soffermandoci ad ammirare gli interni delle più belle e cercando d’individuare la miglior posizione per poter ammirare alba e tramonto.

img_5424Quando il caldo si fa insopportabile ci rifugiamo in albergo, giovando dell’aria condizionata, per trascorrere un paio d’ore in attesa di catturare gli ultimi raggi di luce sulla piana. Il gioco di colori creato da sole e nuvole risalta la magnificenza dei monumenti che caratterizzano questo luogo unico al mondo, rendendo ogni attimo magico e indimenticabile. Il giorno seguente, quando la notte è ancora nera e la città si sta per svegliare, montiamo in sella alle nostre e-bike per raggiungere il luogo prescelto per il sorgere del sole. Poco dopo le cinque del mattino siamo sulla cima dello stupa, siamo i primi ad arrivare, ma dall’alto scorgiamo le file di luci che volgono nella nostra direzione e pian piano le persone si posizionano accanto a noi, in attesa che un altro giorno abbia inizio. Lentamente il cielo annuvolato comincia a mostrare qualche pallida sfumatura di colore rosaceo e le sagome degli stupa all’orizzonte delineano il confine tra terra e aria. L’apice dello spettacolo viene offerto dall’enorme palla di fuoco che fa timidamente capolino oltre la nebbia, risaltando lo splendore dei templi di Bagan.

img_5529 La visione d’insieme è sicuramente più interessante che la visita dei singoli monumenti, ragion per cui girovaghiamo a casaccio per le strade ammirando il paesaggio da diverse angolature fino a che il calore diurno ce lo consente. Ammiriamo un’ultima calata del sole prima di abbandonare questo luogo sacro per raggiungere la ben più fresca località di Kalaw. Giungiamo nel pomeriggio e subito incontriamo Johnny, esperta guida e gerente di Excellent Trekking, che ci propone l’affascinante itinerario attraverso villaggi e coltivazioni, per terminare il percorso sul lago Inle. Ci pare molto interessante e assieme ad altre quattro persone acconsentiamo senza esitare. In seguito, passeggiando per le vie del centro, ci imbattiamo nelle donne provenienti dai villaggi nei dintorni che ogni cinque giorni si riuniscono qui per vendere i prodotti della loro terra.

img_5630Incappiando casualmente nel nuovissimo ristorante Red House, aperto meno di un mese fa da uno chef italiano, non possiamo che fermarci per gustare un ottimo piatto di bucatini al pesto io e delle tagliatelle alla carbonara Lolli. Vista l’ottima qualità del cibo, ci concediamo il dessert a cui abbiamo dovuto forzatamente rinunciare qualche giorno fa. L’indomani, in compagnia di Johnny, ci incamminiamo di buon ritmo nella parte alta del paese, nel quartiere delle case coloniali trasformate in residenze per turisti benestanti. Lentamente abbandoniamo la città e ci addentriamo dapprima in una fresca pineta, proseguiamo poi attraverso risaie di colore verde brillante e successivamente ci inoltriamo nella foresta pluviale per raggiungere la sommità della montagna, dove assaporiamo un pasto nepalese mentre contempliamo il paesaggio circostante. Nel pomeriggio scendiamo a valle e, tra una coltivazione di zenzero, una piantagione di peperoncini e un campo di granturco, ci soffermiamo in qualche villaggio per osservare il lento scorrere della vita degli abitanti. Dopo una lunga giornata di cammino arriviamo a destinazione e mentre i bambini ci accolgono con dei timidi sorrisi il capofamiglia ci fa accomodare nella sua modesta dimora. Consumiamo la cena scambiando quattro chiacchiere con i nostri compagni di escursione e, siccome l’utilizzo della corrente elettrica prodotta da pannelli solari viene centellinato, andiamo a coricarci presto. Dopo colazione riprendiamo a marciare su e giù per le colline, guardandoci attorno rimaniamo incantati dai colori delle coltivazioni, del cielo e delle nuvole che paiono dipingere la tela di un pittore.

img_5775Notiamo spesso che a lavorare i campi sono le donne, mentre gli uomini prediligono lavori più sedentari quali la fabbricazione di cesti di bambù. Ai lati del nostro percorso scorgiamo un’infinità di colture che spaziano dalle patate alle zucche, dai peperoncini allo zenzero, dal granturco al riso, dal tè al coriandolo, dai cavolfiori ai pomodori e molte altre. Di tanto in tanto attraversiamo un gruppo di case di agricoltori, di allevatori di bestiame, di fabbricanti di cesti o di abiti tradizionali. Pernottiamo presso l’abitazione di una famiglia di umili contadini, dopo due giorni possiamo permetterci il lusso di fare una doccia (a secchi) e di concederci una birra nel bar del paese. Dopo esserci saziati con le pietanze locali, la stanchezza accumulata ci indirizza verso i nostri modesti giacigli per trascorrere la notte. L’ultimo giorno ci aspetta una dolce discesa verso il lago Inle, il paesaggio va continuamente cambiando e il calore aumenta man mano che ci avviciniamo alla nostra meta. Raggiungiamo la barca che ci porterà alla nostra destinazione finale, è giunta l’ora di levare gli scarponi e consumare il pranzo con la soddisfazione di aver percorso i sessantatre chilometri di sentieri e strade sterrate che congiungono Kalaw a Inle Lake. Montiamo sulle piroga e ci godiamo lo scenario che ci circonda.

img_5846Ammiriamo i giardini galleggianti dove le verdure vengono raccolte direttamente a bordo di una barca, rimaniamo esterrefatti dalle doti equilibristiche dei pescatori e contraccambiamo il saluto dei passeggeri delle imbarcazioni che navigano in senso inverso. Durante le giornate seguenti riposiamo, facciamo una breve pedalata fino alla vicina cantina vitivinicola, che vanta un panorama eccezionale, per degustare una serie di vini locali sorprendentemente di buona qualità ed infine per pianificare i nostri ultimi giorni in Myanmar.

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Trekking through Myanmar

Our first impression of Myanmar isn’t really as good as we’ve expect it. Mandalay is very spread out, hot and hasn’t got much to offer to tourists if not for the Royal Palace, which is more impressive for the size of its surrounding garden and wall than not the palace itself; and the very famous hill with long roofed stairs, few confusing temples to pass through and, once on top, a beautiful 360° view of the city and its suburbs.

img_5127We even struggle finding somewhere to eat, the only positive thing is that we happen to be in a hotel owned by a Chinese during the Chinese’s full moon, so we are offered cakes and drinks. Despite this, Martin doesn’t want to take any selfie, he doesn’t like the city neither. To escape from the heat, we hire a taxi for a full day to take us to some ancient cities. In Sagaing, a big hill with hundred of Pagodas, we visit two well renewed temples; in Inwa we have a tour on a horse carrier through ruins and a timber Monastery; finally we stop in Amarapura to visit the well known U-Bein, a long wooden bridge that allows to link one side of the village with the other. We leave this big city and by shared taxi we go to Pyin Oo Lwin, we spend the afternoon wondering around the Botanic Royal Gardens where local villagers are surprised to see white people and want to take pictures with us, as if we were rare species. The different flower beds are very coloured and pretty and the climate is fresh and pleasant.

img_5209The next day we take a slow train to Hsipaw, crossing villages, different plantations and a long, tall bridge. We meet a Swiss couple with whom we will spend my birthday cycling to a waterfall, bathing in a river with children from the village and having a nice dinner in a riverside’s restaurant, no cake for candles to blow, but that’s fine, they would have been too many. The four of us then go with Kam, a young experienced guide, for two days trekking. We start walking up hill between many corn fields until we arrive in a Palaung tribe village where we stop for a brake and have a tea, further up, in a spot with an amazing view, we have a tasting tea leaf salad, a speciality of Myanmar. For lunch we eat rice with different vegetables: potatoes, mustard leaves, bamboo shoots, salad, lady fingers, eggplants and much more, the next three meals, dinner, breakfast and lunch are going to be similar, but always wonderfully good and in large portions. The afternoon we spend it walking in tea plantations owned by Shan tribe villages, where we see how they boil, cut and store the tea leaves for two years until they get sour before they sell it and where we also spend our night in a very comfortable home stay, we chat the whole evening about travelling and how things are different here from our home country while the light keeps on going and coming back and the house owners keep on restarting the television trying to watch a movie, at one point they give up. Early in the morning we wake up with pigeons landing on the metal roof making a lot of noise. After a filling breakfast we start hiking towards Kam’s village where his mother is waiting for us for lunch. Another hour walk and we jump on a tuk-tuk that takes us to a spectacular waterfall then back to our guest houses, we take a shower and say goodbye to Jasmine and Martin, who are continuing their world trip the other way around.

img_5408The night bus to Bagan isn’t really comfortable: seats are very small for our big bums, lights keep on turning on and off, local movies are shown with loud bad working speakers, people keep on spitting disgusting red saliva produced by the chewing of a mixture of leaves out of the window, we’ve seen this also in Sri Lanka, apparently it makes them feel high, as if they had cocaine. Despite all this the twelve hours drive go quite fast and we even manage to sleep a bit. We arrive at the hotel before 8 am and they let us check in straightaway, so we take advantage to have a rest and later in the day walk around New Bagan to organize ourselves for the next few days. In this large area there are more than three thousand Pagodas, Temples and Monasteries, few are interesting to visit, but better is to have a look at them all from a high point of view, the best way would have been by hot-air balloon, which we would have loved to, but this service is available only between October and March, so we climb up the highest buildings we can find, spotting the best ones from where we can enjoy sunrise and sunset. We wonder around this amazing place with the popular e-bike (electric motorbike) for two days.

img_5443On the way to Kalaw we see many tanks full of soldiers on the road, conflicts in this country aren’t really over yet, on our trekking we’ve learned from Kam that on the mountains in the north, armies are built from villagers of different ethnics that are fighting against the government to have their own independence. In kalaw we have the opportunity to attend the local market, which is on every fifth day, and the next day we start our hike with two girls travelling together, an English and an American, a Dutch couple and our guide Johnny. On the first day we walk through a jungle up to an amazing view point where we have a delicious Nepali lunch, then through tea plantations, orange trees, ginger and rice paddies we arrive to a Palaung tribe village where we spend the night in a home stay owned by a funny laughing lady. In the morning we walk another seven hours crossing many Pa’O tribe villages seeing beautiful patches of carrots, cabbages, potatoes, chillies and eggplants fields until we arrive at our next home stay, this time we are very lucky and even have a bucket shower, a “real” toilet and a bar where to drink a few beers before having a good sleep. The friendly owner waves at us telling us to come back again and we continue our hike downhill to arrive to our final destination, Inle Lake.

img_5873 After lunch we take a small boat that takes us through the famous channels of the floating gardens, where they grow tomatoes, pumpkins and flowers, all of them looked after and finally picked from boats; then across the lake we see the everyday work of villagers, some of them fishing balanced on one leg on their boats, some dazing fishes with sticks, some collecting mud and seaweed for their gardens and some others bringing people from one village to another with boats filled with up to twenty two passengers, even though our guide just have told us that from next month the maximum of tourists per boat will be five, I guess rules are different for locals. Around this lake there’s a very enjoyable and relaxed atmosphere. Although the area is now very touristy, people still live the way they always did and don’t get disturbed by the many tourists taking picture of them. We spend our days relaxing and, after more than four months, we have a wine degustation, which was surprisingly very good, the Red Mountain Winery is situated on hills with a spectacular view over the lake, we really enjoy our time here.

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Mingalabar

La prima impressione del Myanmar non ci ha lasciati stupefatti come credevamo, ma con il passare dei giorni scopriamo angoli nascosti di questo paese che cominciano ad entusiasmarci. La città di Mandalay non ha un vero e proprio centro, non ha una piazza che funga da cuore pulsante, non ha un’anima, tutto è sparso lungo le strade parallele e perpendicolari che formano un’enorme scacchiera dal sapore anonimo. Girando per le strade si fatica ad incontrare un ristorante degno di nome, le persone al di fuori delle strutture turistiche non parlano una parola d’inglese e il caldo afoso rende qualsiasi movimento molto più difficoltoso del normale. Lo spettacolo peggiore lo offrono tutte quelle persone che fanno largo uso di un mix di foglie e tabacco, che venendo masticati danno un leggero effetto di alterazione, paragonabile alle foglie di coca. Questo abuso ha alcuni effetti collaterali, come la salivazione sovrabbondante e la conseguente necessità di eliminare il liquido in eccesso sputando un fluido di color rosso porpora a terra e la colorazione bordeaux tendente al marrone dei denti che rende il loro sorriso particolarmente ripugnante. La sensazione appena mettiamo piede all’interno dell’albergo cambia completamente, lo staff estremamente cordiale ci accoglie calorosamente e tutto l’ambiente diventa molto più occidentale. Esploriamo i dintorni della città che sono tappezzati da strutture religiose, visitiamo le poche rovine di Inwa a bordo di una carrozza trainata da cavalli e passeggiamo sul famoso ponte U-Bein, completamente costruito in legno e utilizzato dagli abitanti di Amarapura per passare da una sponda all’altra del lago.

img_5109 Rientrando in città attraversiamo la baraccopoli popolata dagli abitanti delle campagne circostanti che, durante la stagione delle piogge, si vedono costretti ad abbandonare le loro proprietà sfrattati dall’acqua che invade i loro terreni. Nonostante lo stato di povertà a cui sono sottoposte queste famiglie vediamo bambini di ritorno da scuola, mentre i genitori cercano di guadagnare qualche spicciolo imbandendo piccole bancarelle o eseguendo riparazioni a bordo strada in officine improvvisate per poter sopravvivere fino alla ritirata delle acque. Ci trasferiamo nelle montagne del nord, dove l’aria si fa più fresca e meno pesante, con lo scopo di vivere la realtà di questi popoli che ancora vedono l’uomo bianco come qualcosa di estraneo al loro mondo. Sulla via ci fermiamo a Pyin Oo Lwin per ammirare i maestosi giardini curati in ogni minimo dettaglio e sorprendentemente frequentati da turisti locali. Affrontiamo la parte finale del tragitto per Hsipaw a bordo del treno che arranca lungo i binari, attraverso paesaggi sonnolenti e scene di vita locale che scorre pigra davanti ai nostri occhi.

img_5232Durante questo lento tragitto facciamo amicizia con Martin e Jasmine, giovane coppia d’oltralpe che sta circumnavigando il pianeta in senso inverso al nostro. Il giorno seguente, a cavallo di un ferro arrugginito, attraversiamo risaie, distese di granturco, cimiteri e pure una discarica a cielo aperto per giungere ad un’idilliaca cascata immersa nel verde. Sulla via del ritorno cerchiamo un po’ di rinfresco mettendoci a mollo nelle fresche acque del fiume che scorre accanto al paese di Hsipaw. Per festeggiare i sei lustri di vita di Lolli ceniamo in compagnia dei nostri nuovi amici, sulla terrazza di un ristorante a bordo fiume, mentre la luna sorge dietro alle colline. L’unico difetto in questo ambiente romantico è la mancanza di dessert sul menu, di conseguenza niente candeline da spegnere. L’indomani il team svizzero, guidato dal giovane Kam, si avventura nei villaggi Shan e Palaung che popolano le colline attorno a Hsipaw. Marciamo lungo immensi pascoli dove mandrie di mucche brucano indisturbate al nostro passaggio e mentre percorriamo strade sterrate in pessime condizioni che attraversano coltivazioni di mais prima e sentieri che serpeggiano tra piantagioni di tè poi, ci scambiamo consigli per il proseguito dei nostri viaggi. Di tanto in tanto ci arrestiamo per sorseggiare un tè e disquisire sulle differenze tra il nostro paese e il resto del globo oppure delle discrepanze all’interno della nostra patria. Ci sono alcuni istanti in cui le parole cessano di circolare per aria e rimaniamo tutti incantati ad ammirare il panorama mozzafiato, poi il silenzio si interrompe e la discussione riprende il suo corso.

img_5351Quando ci soffermiamo nei villaggi per consumare il pranzo o per soggiornare, Kam ci illustra sapientemente le abitudini della popolazione indigena, mentre ci conduce tra le case le persone si affacciano alle finestre ed i bambini varcano timidamente l’uscio delle loro capanne per venire a salutarci. Noi contraccambiamo il saluto e strappiamo loro qualche fotografia di volti sorridenti ed allo stesso tempo incuriositi dal nostro passaggio. Un’esperienza che ci ha fatto faticare parecchio, ma è valsa ogni singola goccia di sudore e ci porteremo questo ricordo nel cuore per tutta la vita. Dopo due giorni girovagando tra le montagne dello Shan State ritorniamo al caldo asfissiante per ammirare la miriade di templi di Bagan.

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