Consapevolezza

Quando giungiamo a Placencia si presenta d’innanzi a noi un villaggio dalla forte vocazione turistica, ma povero di visitatori in questo periodo di bassa stagione. Ci informiamo presso Seahorse Dive Center e riceviamo conferma che quest’anno neppure gli squali balena, che normalmente si presentano in forze nelle acque antistanti il paese durante i mesi primaverili, sono arrivati nella zona per nutrirsi di plancton. Scartata la possibilità di immergerci con i giganti degli oceani optiamo per effettuare l’ennesima, ed ultima, uscita sulla barriera corallina belizeana. Alle cinque e trenta del mattino seguente ci presentiamo sul pontile, speranzosi che il mare sia clemente e renda possibile la navigazione fino all’atollo Glover’s. Prepariamo l’attrezzatura, consumiamo una veloce colazione e in attesa che alcuni scrosci di pioggia ci diano una tregua per poter partire mi accorgo di aver dimenticato il mio dive computer in ostello. Nonostante la lontananza dal porto, a passo di corsa, ripercorro la strada fino all’alloggio per recuperare l’importante strumento ed al mio ritorno sono già tutti in attesa sulla barca. Partiamo e navighiamo sino a raggiungere il mare aperto, il capitano spegne i motori e scrutando l’orizzonte, con un cenno della testa, ci fa intendere che oggi non raggiungeremo l’atollo, ma ripiegheremo sui dintorni di South Water Caye. Pochi minuti ed iniziamo il rituale di vestizione per acquistare la facoltà di respirare sott’acqua. Varchiamo il confine della barriera corallina ed in balia alle onde ci tuffiamo in acqua. Appena raggiungiamo il fondo uno squalo nutrice si avvicina a noi per scortarci durante l’intero dive, dove abbiamo la fortuna di incontrare un folto gruppo di aquile di mare, alcune tartarughe e diverse specie di pesci tropicali.

IMG_6626Difficoltosamente risaliamo a bordo dell’imbarcazione e ripetiamo quest’operazione per tre volte, alternando una tappa sull’isola circondata da calme acque tra un’immersione e l’altra. Rientriamo a Placencia e soddisfatti della giornata decretiamo che il nostro soggiorno in Belize può concludersi il giorno seguente. Ci svegliamo nuovamente presto e saliamo a bordo del bus che in poco meno di cinque ore ci porta a Belize City, dove arriviamo giusto in tempo per montare sul prossimo autobus che ci conduce oltre confine. Condividiamo il tragitto con un gruppo di apprendisti backpackers che, accompagnati da una guida, provano l’ebbrezza di viaggiare a bordo di un bus locale fino alla frontiera, dove vengono recuperati da un comodo minivan con aria condizionata che li condurrà nel loro confortevole albergo di Playa del Carmen. Arrivati a Chetumal decidiamo di percorrere gli ultimi quaranta chilometri che ci separano da Bacalar seduti sul morbido sedile di un taxi. Giunti in paese non ci resta che cercare una sistemazione per i prossimi giorni e finalmente dopo dodici ore, inclusa un’ora di fuso orario ed un’altra ora abbondante per attraversare la frontiera, ci sistemiamo in una minuscola roulotte nel giardino di Casita Carolina.

IMG_6678Il luogo affacciato sulla laguna è incantevole, tanto che dopo due giorni decidiamo di restare fino alla fine del nostro soggiorno in Messico, ma quando chiediamo se la piccola abitazione su ruote sia ancora disponibile per altre due notti riceviamo una risposta negativa. Modifichiamo nuovamente i nostri piani e decidiamo di spostarci sull’isola Mujeres per consumare gli ultimi giorni in centro America. Il giorno del nostro arrivo il sole splende e approfittiamo per nuotare nelle acque cristalline che bagnano le candide spiagge dell’isola, poi i giorni a seguire sono caratterizzati dalla pioggia incessante. Sfruttiamo le giornate per programmare l’ultima settimana di viaggio e per aggiornare il blog con le ultime informazioni. Transitiamo per l’ultima volta attraverso il centro di Cancun, senza esserci mai fermati, e ci rechiamo all’aeroporto per trasvolare l’oceano Atlantico. Mentre l’assistente di volo ci augura un buon viaggio realizziamo che il nostro giro del mondo sta per concludersi e tra poche ore rimetteremo piede in Europa dopo più di un anno d’assenza dal vecchio continente. Però prima di ritornare a casa ci acclimateremo alle latitudini europee trascorrendo alcuni giorni nel paese più occidentale della penisola iberica.

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Approaching the end

We arrive to very pretty Placencia, where the infrastructure for tourists are plenty, but at the moment is very quiet. We find friendly Lydia that has a nice clean room for us, then we sign up for one more day of diving in the Caribbean sea. Early in the morning we get some gear and hop on the boat that will take us to South water Caye to plunge around the island and stop on it to have some break from the big waves. The second immersion, on the dive site called trick ridge, will turn out to be the best I’ve had so far: the corals below us are absolutely wonderful, around us we see many white spotted eagle rays and schools of them up to ten, by the end we spot a turtle from far away and the best thing of all is an affable nurse shark that follows us for the entire time, playing around and let himself even pet, it’s an incredible moment! In the evening we have a walk on the gorgeous walking street where I buy a nice wooden bowl from a local artisan and we have dinner in one of the many well decorated restaurants.

IMG_6662Even though we really like the small village, the wind and the emptiness of the place make us decide to leave the next morning, so we have our last long, never ending journey of the whole trip. The first bus leaves at 6:15am, after over four hours we change in Belize City and get on a less comfortable one where we meet for the first time some “apprentice backpackers”, a group of young people from all over the world following a guide and only having the thrill of being on a local bus until we get to the border, after a very easy passage from Belize to Mexico, they switch to a nice and comfortable minivan with air conditioning. We continue on the same bus to Chetumal where we find a honest taxi driver that takes us with his tiny old car to Bacalar, our final destination, reached by 6pm. The hostel where we would like to stay is already full, so we walk along the street looking for a place to sleep finding Casita Carolina which offers us a small trailer on a wonderful green garden directly on the lake.

IMG_6694The place is stunning, we don’t waste a minute to run across the long wooden footbridge and jump into the gratefully coloured water. We find ourselves very relaxed here and decide we want to spend our last days in the small comfy trailer, updating the blog and trying to realize that our long planned journey across the five continents is almost at the end. Unfortunately when we ask to stay two more nights they tell us that it’s already booked, so we have to change our plan. We enjoy the last day in the lagoon then take a bus to Cancun and a ferry to Isla Mujeres. Here we swim in a very see through sea with white sand beach the first day we arrive, after that the rain doesn’t stop a minute, not even on Patrick birthday, which turns out to be another not so special day, last year we found ourselves in an unknown city in Madagascar where we had dinner in a restaurant by ourselves, no other customers in the whole hotel and by luck we could have the last two desserts. At least this time we can have few beers in a nice little restaurant and chose the dessert, but of all the activities that we could have done here, none of them would have been worse doing with such a weather.

IMG_6718Never mind, we spend our days getting to know a little bit more about our next and final country. Of course to be able to tell people that we’ve been travelling in five continents we also need to do so, we’ve been first to Africa, then to Asia, moved to Oceania and now are finishing America, still one is missing, our own continent, we started there and will end it there, but the actual travelling is missing, so to make it more realistic we will spend our last week in the most westerner country of the Iberian Peninsula.

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La storia a colori

Mentre consumiamo una classica colazione messicana, a base di nachos piccanti e fagioli, stabiliamo dove passare i prossimi giorni e grazie alle gentili indicazioni di Fatima, gerente dell’ostello Truta Mundos di Mérida, pianifichiamo il nostro itinerario. Riempiamo lo zainetto con lo stretto necessario e ci dirigiamo alla stazione degli autobus. Arrivati a Celestún troviamo un paesello pressoché deserto, tranne la spiaggia dove incontriamo i barcaioli che riposano sotto ad un tetto di paglia. Ci approccia Carlos che ci illustra l’escursione all’interno della Biosfera di Rìa Celestún e ci accordiamo per partire il mattino seguente. Quando il sole tramonta la gente esce di casa e si raduna in piazza per chiacchierare o per fare una partita a calcio nel vicino campetto. L’indomani ci facciamo trovare puntuali sulla spiaggia, mentre con la classica calma messicana i pescatori convertiti a guida turistica arrivano e partiamo con una modesta mezzora di ritardo sulla tabella di marcia. Nonostante dieci mesi di viaggio in paesi dove la posizione delle lancette sul quadrante dell’orologio viene presa alla leggera noi non riusciremo mai a scrollarci di dosso la puntualità svizzera. Durante la navigazione lungo la costa vediamo diversi pellicani, alcuni aironi intenti a scrutare le acque in cerca di pesci e molte altre specie di uccelli. Risaliamo il fiume e dopo qualche minuto si comincia ad intravvedere una linea rosa all’orizzonte. Avvicinandoci cominciano a delinearsi le sagome affusolate di migliaia di fenicotteri che sostano nelle basse acque circondate da mangrovie.

IMG_3697I volatili si nutrono principalmente di molluschi e crostacei ed è proprio grazie a dei piccoli gamberetti rosa che ottengono il pigmento che conferisce loro il caratteristico colore. Li ammiriamo per un po’ poi ci trasferiamo in una vicina laguna per rinfrescarci prima di far rientro sulla terra ferma. Lasciamo la piccola località marittima e ci dirigiamo nella caratteristica città di Campeche. Il centro di quest’ultima si distingue per le facciate color pastello degli edifici che sono attorniati dalle mura erette nel diciassettesimo secolo come protezione dagli assalti dei pirati. Al nostro arrivo veniamo accolti da un simpatico filmato della storia campechana, proiettato direttamente sulla parete di uno dei principali stabili che si affacciano sulla piazza.

IMG_3755Trascorriamo qualche giorno in questo tranquillo luogo di villeggiatura tra musei, mercato e piatti tipici della regione. Rientriamo a Mérida passando per il sito archeologico di Uxmal. Arriviamo verso mezzogiorno ed il caldo torrido ha scacciato quasi tutti i visitatori. Grazie all’assenza della folla che si presentava attorno alle rovine di Chichén Itzá, sommata alla totale mancanza di venditori di souvenir, abbiamo maggiormente la sensazione di essere proiettati in un mondo antico e ricco di mistero. Girovaghiamo tra le rovine mentre le enormi facce del dio Chaac, scolpite sulle pareti delle imponenti costruzioni, ci osservano da ogni angolazione. Di tanto in tanto sostiamo all’ombra della vegetazione per sfuggire ai raggi solari e per idratare il nostro corpo, prima di proseguire il nostro cammino. Ammiriamo più volte e da diversi punti di vista la Piramide del Adivino, quello che a noi pare come il monumento più interessante dell’intero sito e che preferiamo pure a quelli della prima città Maya visitata.

IMG_3874A Mérida facciamo ancora una capatina al mercato per gustare le prelibatezze yucateche, camminiamo lungo il Paseo Montejo e concludiamo la giornata a ritmo della musica dal vivo proposta alla cantina La Negrita. Lasciamo lo stato dello Yucatan per far rientro nel Quintana Roo e più precisamente a Puerto Morelos. Il piccolo villaggio di pescatori recentemente convertito a zona di villeggiatura è una buona meta per trascorrere gli ultimi giorni in terra messicana. La nostra scelta ricade su questo luogo perché consigliatoci vivamente da Esteban, cileno dalla vita ricca d’esperienze conosciuto sul treno per Varanasi, e per la vicinanza all’aeroporto di Cancun, dove ci imbarchiamo di primo mattino per il volo che ci porterà ad esplorare la nostra prima isola caraibica.

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Pink and many other colours

We leave our big bags at the hostel in Mérida and take a bus to Celestún, first we stop at the market to have a cevice de camarones, raw shrimps with onions in lemon sauce, very tasty.

IMG_3660Once arrived we look for a hotel and ask about boat trips to the Reserva de la Biosfera Ría Celestún, along the beach we find Carlos who shows us the route that we will travel and tells us to come back in the morning around nine O’clock to join a group when the sea is nice and calm. We have a swim in the sea and, while drinking a beer, looking at the sunset we finally see some tourists, they all hide in the posh hotel, they come out to take a selfie with the nice background and rush back in, as if it is dangerous to walk around. In the very small village we have a huge delicious burrito and go to sleep. After breakfast we go back to Carlo’s stand where all the boatmen are waiting for passengers.

IMG_3678As soon as there are enough of us we leave following the coast where many pelicans are plunging in search of fish, then we forward in the river until we reach the expected point. In front of us hundreds and thousands of flamingos are feeding, flying and clucking. As we already know they are pink, but among all of them here and there we see few white and grey ones, the guide explains us that it’s the original colour of their plumage and they become pink because of what they eat, which is shrimps and residues they find in the reddish water made that colour by the tannin released by mangroves. We admire these big birds for a while then, on the way back, we stop to have a swim in a clear fresh water swamp just next to the brown river, it doesn’t get mixed thanks to the Ojo de Agua, a point where fresh water comes out from the ground creating small waves similar to an eye.

IMG_3736We move to Campeche, a beautiful small colonial city. The old part is enclosed into walls as tall as eight metres that were erected back in the seventeen centuries by the few remaining villagers after the umpteenth time they had been attacked by pirates, this finally put an end to the devastation of the city and they started building what now looks so beautiful to our eyes: long parallel streets of colourful houses. Even after three days we still find new restaurants or shops hidden behind these magnificent buildings. We are very lucky to be here during weekend, when on the main square they project the story of Campeche directly on one of the main structures. Watching this animated film makes us searching for more details. We find out that the huge asteroid that killed all the dinosaurs sixty six millions years ago is buried just off this coast and that the decorated skull that we keep on seeing in many different versions of souvenirs is for Mexicans the symbol for their dearly departed friends and relatives, whom are celebrated on the Day of the Dead, Halloween in England. Instead of being sad for their loss, they keep their memories alive with colourful skulls representing them.

IMG_3774We roam around the city admiring the architecture and enjoying culinary specialties, then we go to Uxmal, one of the most important Mayan cities of that time. We are really delighted by this site, it has no vendors at all, which makes it look wild and remote, there aren’t many people visiting at the same time and most of all every single monument is very well decorated. We spend almost three hours walking around appreciating the big monstrous faces, the ornamental pyramids and many different details sculptured. We return to Mérida where we enjoy once again the delicious food of the market, we walk the famous Paseo Montejo, which apart from some antique houses is nothing so special and we watch people dancing salsa with live music while sipping at few glasses of margarita.

IMG_3911Back on the coast we stop for few days in Puerto Morelos, a small village just south of Cancun. It’s a nice quiet place to relax and have a swim in the sea. We drink our last few Jamaica, tasty cold hibiscus flower tea, eat our last quesadillas and enchiladas and we are ready for the next country: Jamaica, where maybe we will find the Mexico tea.

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Dai Maya ai coloni

Quando giungiamo a Valladolid rimaniamo positivamente colpiti dalla vivacità del centro di questa piccola città dal forte carattere coloniale. Le vie attorno alla piazza sono ricche di vita e le facciate colorate degli stabili mettono decisamente di buon umore. La maestosa cattedrale si affaccia sul parco principale dove abitanti e forestieri si ritrovano per chiacchierare o semplicemente riposare all’ombra degli enormi fusti.

IMG_3540Questo è un buon punto di partenza per visitare una delle sette meraviglie del mondo moderno, ovvero le rovine Maya di Chichén Itzá. Raggiungiamo il sito di prima mattina, a bordo di un colectivo, prima che tutti i bus carichi di turisti provenienti dalla costa Maya arrivino ad intasare le viuzze attorno alle rovine. Appena entrati percorriamo la stradina dove i venditori di souvenir si apprestano ad esporre la mercanzia che poco si differenzia da una bancarella all’altra. Tutto d’un tratto si presenta davanti a noi l’imponente piramide, soprannominata El Castillo. La ammiriamo da tutti i suoi lati prima di continuare la visita delle rovine. Proseguiamo attraverso il campo del gioco della palla ed in seguito raggiungiamo il cenote sacro e la piazza delle mille colonne.

IMG_3585Camminiamo tra i venditori di prodotti artigianali per raggiungere l’osservatorio ed il resto delle rovine, dove ci sediamo all’ombra degli arbusti per sfuggire alla calura e rifocillarci. Usciamo e mentre attendiamo il nostro mezzo di trasporto per rientrare a Valladolid passano davanti a noi almeno una quindicina di autobus che scaricano orde di visitatori. Purtroppo ci tocca dire, con la nostra discreta esperienza di viaggiatori, che secondo la nostra modesta opinione ci sono altri luoghi al mondo che meritano maggiormente un posto tra le sette meraviglie del mondo moderno. Una volta arrivati a destinazione ci dirigiamo immediatamente al cenote Zaci, che si trova a due isolati dalla piazza, per rinfrescarci nell’acqua dolce proveniente direttamente dal sottosuolo.

IMG_3608Quando ci rechiamo alla stazione degli autobus, guardando il tabellone degli orari, ci rendiamo conto che tra lo stato dello Yucatán e quello del Quintana Roo vi è un’ora di differenza di fuso orario. Questo significa che sono quasi due giorni che viviamo con l’orologio regolato un’ora avanti rispetto a tutte le persone che ci circondano. Una volta sincronizzati con il resto della gente ci godiamo la tranquillità di questo luogo e concludiamo la giornata con una marquesita, ovvero una cialda da gelato riempita di nutella e preparata sul momento da uno dei vari venditori ambulanti presenti sulla piazza principale. Ci trasferiamo nella capitale dello stato dello Yucatán per assaporare lo stile di vita in una città messicana e veniamo accolti da un centro ricco di palazzi signorili dell’epoca coloniale. Tutta la zona attorno alla piazza principale di Mérida è stata eccellentemente rinnovata ed è dedicata ad una clientela benestante, mentre i sobborghi sono più modesti, ma ugualmente ricchi di vita.

IMG_3634Essendo rimasti colpiti positivamente dei sapori della cucina messicana decidiamo di prendere parte al terzo corso di cucina del nostro viaggio. Puntualmente alle nove del mattino incontriamo Suri per iniziare la giornata a carattere culinario. Ci dirigiamo presso il mercato Lucas de Gálvez e non appena mettiamo un piede al suo interno ci sembra di essere tornati in Asia. I banchi del pesce espongono il pescato del giorno, inclusi piccoli squali e razze, mentre poco più in là polli sventrati e tacchini spiumati fanno bella mostra di sé accanto a teste di maiale ed interiora di manzo. Tra l’acquisto di un ingrediente e l’altro Suri ci illustra la storia del mercato, conducendoci tra i vari reparti assaggiamo pietanze tipiche e frutti ancora sconosciuti al nostro palato. Nel mercato si può reperire qualsiasi genere alimentare: dalla verdura fresca ai cibi cotti, passando per profumate spezie e l’impasto per i famosi tacos, concludendo con dolci confezionati e pane appena sfornato.

IMG_3614Una volta raccolto il materiale necessario per preparare il nostro pranzo montiamo su uno scassato bus locale per raggiungere la casa di Suri. Ci precipitiamo in cucina ed iniziamo a preparare il pasto. Il menu consiste principalmente in specialità yucatane e dopo aver completato le operazioni di cottura ed assembramento dei piatti siamo pronti per consumare le pietanze. Quando le temperature del tardo pomeriggio rendono l’aria meno pesante partecipiamo ad un walking tour nel centro città per cercare di meglio comprendere la storia di questa regione del Messico. Terminiamo la giornata con un ricco aperitivo alla cantina La Negrita ed andiamo a coricarci ancora indecisi sulla prossima tappa messicana.

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Food and culture

First stop inland is Valladolid, recommended by Esteban, the Chilean man met on a train in India.

IMG_3548I’m glad we listened to his tip, it’s a gorgeous town with colourful buildings, an elegant square that faces the big San Gervasio’s Cathedral and a nice bazaar where we find delicious cheap food. Here in Mexico mostly everything has a base of tortillas, either already filled, or to be filled by yourself with their many ingredients: meat, that can be pork, beef, chicken or sausage chopped and cooked in many different ways; green, white or red rice, to invoke the Mexican flag; mashed black beans, avocado, cheese and tomato; onions mixed with coriander and of course chilli sauce to add on as wanted. Coriander is back again to ruin it all. We had issue with it in Asia a lot and a little bit in India, but we were hoping that it was over with the “Asian parsley”, which we really don’t appreciate. Apparently not, it’s one of the main spices used in their dishes, we quickly learn how to say “sin cilantro por favor”. Then there are juicy fresh fruit popsicles and Marquesitas, round waffles filled with nutella or other sweet ingredients, or cheese, or both rolled up to become cylinders, sooo good. We take for the first time the Colectivo, minivans that take people from A to B stopping whenever needed to hop on or off. It’s a very well organized system, faster and cheaper than normal buses. After forty minutes we arrive to Chichén Itzá, the most famous Mayan ruin, especially after it has been voted one of the New Seven Wonder of the World, back in 2007.

IMG_3569This is the second of the seven for us to see in this trip, the first one was Taj Mahal, which totally deserved to be in that list, this one instead we don’t find it as superb as some other ruins like the ones in Cambodia, Angkor Wat and Bayon in particular. Nonetheless the big pyramid at the centre of the archaeological site stands beautifully and it’s impressive. We walk through the different buildings trying to catch some information from the various guides around, how amazing to know many languages. For the next visit at Mayan ruins we will also pay a guide, I think it’s worth it and makes the day more interesting. Back to Valladolid we wear our swimming costume and walk to the Cenote Zaci to get refreshed, not many tourists come here, because it’s less known than other Cenotes in the area, but we find it a very nice and peaceful place. After two days in Yucatán, we realize that in this province the time is different from Quintana Roo, so we’ve been living with our watches set one hour ahead of everyone, never mind, time here doesn’t count much. We move to Mérida where, after we find a nice hostel, the kind receptionist helps us finding a cooking class, so in the morning we meet up with Suri, our guide and teacher.

IMG_3629First we go to two different markets of the city, where locals sell and buy their goods. Here we learn a lot about spices and vegetables used by them, we try some specialties like Panucho, that it’s a bit like our polenta, we taste some fruits that we have never seen before and we notice that at the fish section they sell stingrays and sharks, or better, baby sharks. This really surprises us, since in most countries there are big campaigns against shark fishing and harming, they are endangered. Well here it seems that they don’t know about it, or simply they don’t care. After the enlightening tour of the markets we go to Suri’s house, where her mother is waiting for us to start cooking. We prepare the traditional guacamole (without coriander), fish with vegetables in banana leaves, empanadas filled with zebra cheese, tomato sauce, chilli sauce, lemony onions and caramelized papaya.

IMG_3637Everything is really good, hopefully now we will be able to cook something more traditionally Mexican. In the late afternoon we participate at a free walking tour. For the Spanish explanation there are only three of us, we learn a lot about the history of the city, while the friendly girl takes us to some very decorative buildings and shows us all the most important things, telling all there is to know about the events there are year around. To end our day brilliantly we have a litre of beer each accompanied by free aperitifs such as nachos with beans, or crisps with hot tomato sauce, at Cantina La Negrita, a local bar with live music and people dancing, then we walk glancing around the many light decorations set up for the Festival de las Luces and we hear the end of a local music concert with a Marquesita in our hands.

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Vado al massimo, vado in Messico

La costa Maya è sinonimo di mar dei Caraibi e questo a noi suona bene con la parola immersioni. Una volta atterrati all’aeroporto di Cancun evitiamo le spiagge della città per dirigerci più a sud, attraversiamo velocemente Playa del Carmen e ci imbarchiamo sul traghetto che ci trasporta sull’isola di Cozumel. Giriamo un po’ per le strade del villaggio di San Miguel in cerca di un alloggio e quando finalmente lo troviamo poggiamo gli zaini ed usciamo per gustarci, i primi di una lunga serie, tacos messicani accompagnati da birra chiara. Il giorno seguente approfittiamo del comodo letto per recuperare le ore di sonno perse durante il viaggio che ci ha portati dalle isole Hawaii sino all’isola di Cozumel. Dopo pranzo ci aggiriamo pigramente per i dive center in cerca di qualcuno che ci porti a spasso per i fondali di questa mecca delle immersioni e decidiamo di optare per il 2Tank hostel, che offre una buona combinazione con alloggio incluso. Lolli decide di affinare le sue doti da sommozzatrice completando il corso Advanced Open Water mentre io mi godo in tutta tranquillità i paesaggi sottomarini.

IMG_3030L’incredibile visibilità ci concede la possibilità di scorgere un’enorme quantità di vita marina, incluse enormi aragoste, piccole e grandi razze, docili squali ed un’infinità di pesci dalle più disparate forme e colori. Purtroppo non visitiamo il resto dell’isola, restiamo confinati all’interno del villaggio cercando di evitare la piazza principale ed i dintorni che sono prettamente dedicati alle orde di turisti che scendono quotidianamente dalle innumerevoli navi da crociera. Tutto è più caro, la gente si esprime in inglese e non è assolutamente il Messico che ci aspettavamo, ma questo è un sacrificio sopportabile in cambio della possibilità di visitare le acque che circondano Cozumel. Ritorniamo sulla costa e ci spostiamo ulteriormente a sud, fino a raggiungere Tulum. La piccola città è famosa per le bianche spiagge, le rovine Maya in riva al mare e per l’enorme quantità di cenotes nei suoi dintorni. I cenotes sono delle enormi voragini nel terreno create dall’erosione da parte di fiumi sotterranei che corrono per chilometri.

IMG_3419Molti di questi sono collegati tra loro tramite caverne sommerse, parecchie di esse non ancora esplorate tutt’oggi. Noi facciamo affidamento all’agenzia Ko’ox per esplorarne alcuni. Data la vastità è difficile fare una scelta ristretta, ma riusciamo a trovare un compromesso per visitarne quattro dalle diverse caratteristiche. Dapprima scendiamo nelle profondità di “El Pit”, attraversiamo il confine tra acqua dolce e salata prima di raggiungere il fondo dove poggiano i resti di piante e altra vegetazione caduti dai bordi della voragine. Risalendo ammiriamo le stalattiti che pendono dal soffitto e guardiamo attraverso l’acqua limpida la foresta che si affaccia sullo specchio d’acqua. La seconda immersione è molto meno profonda, ma altrettanto spettacolare. Il complesso “Dos Ojos” è caratterizzato da due cenotes connessi tra loro da caverne ricche di stalattiti, stalagmiti e colonne. Le attraversiamo osservando le formazioni rocciose che ci circondano e rimaniamo ammaliati dai riflessi di luce che si creano quando i raggi del sole riescono a penetrare nell’acqua cristallina.

IMG_3368La mattina seguente siamo i primi ad arrivare al cenote “Dream Gate” e dal mezzo della foresta ci immergiamo per percorrere il labirinto di meravigliose caverne che costituiscono questo luogo incredibile. Fluttuando in acqua si ha la possibilità di intrufolarsi all’interno delle cavità senza recare alcun danno al capolavoro creato dalla natura nell’arco di migliaia di anni. Finalizziamo la nostra esperienza avventurandoci nelle profondità del cenote “Angélina”. A poco più di trenta metri dalla superficie una fitta nube di solfato di idrogeno, prodotta dalla decomposizione in assenza d’ossigeno di resti vegetali, crea un incredibile effetto visivo, tanto che pare di volare sopra di essa. Attraversandola la visibilità è pari a zero e al di sotto regna il buio totale. Ritorniamo lentamente in superficie scrutando i raggi del sole che fanno capolino tra i rami sporgenti ai lati dell’apertura nel mezzo della foresta. Infine non ci resta che visitare le rovine affacciate sul mare color turchese e rilassarci sulla bianca e morbida spiaggia di Tulum, prima di addentrarci nell’entroterra dove le antiche città Maya si concentrano.

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Submerged world

Here we are in the first country where I can start practicing Spanish. I know it’s very similar to Italian, my mother tongue language, I do understand quite a bit of it, but when it comes to talking I’m absolutely useless. So I’ve decided that my target of the next few months is to learn and be able to communicate in Spanish. Before getting myself really in to it I still have one more thing I want to complete, my Advanced Open Water certificate; with this I will be able to dive pretty much everywhere without problems and I will be at the same level as Patrick. On Isla Cozumel, where we arrive directly after our flight to Cancun, prices in general are much higher than what we were expecting, most of them in US dollars and everybody talks English, not really a good start for my goal. We will soon find out that is one of the main destinations for all the big Caribbean sea cruise ships, which explains why this is not the real Mexico. We still find a fairly cheap hostel that offers the scuba diving course I want and fun dives for decent prices.

IMG_3060In two days I have a book to read and five dives, where I exercise and improve my buoyancy, the underwater navigation, drift dives, most of all I do deep dive, that means up to forty metres deep and at last I decide to spend a little bit more to also have the Enriched Air certification, diving with tanks that contain up to forty percent of oxygen, instead of the normal twenty one, this basically allows the dive time to be longer.So now I’m even more certified than Patrick and shouldn’t need to do anything more than this, if not enjoy the underwater world and improve my ability with experience. The marine life and corals of this reef are amazing, we decide to stay one day more just to be able to enjoy it with two more dives, which turn out to be the best of them all, the group, the visibility, the colours make everything fantastic and hard for us to leave, even though we know that away from this too touristy place we will feel more comfortable and see the real people of Mexico. Well, this doesn’t happen strait away, apart from having to cross through Playa Del Carmen which is even more touristy-fake, there is still one place on the Riviera Maya that we really want to visit and it’s Tulum. The main reason is more below the surface adventures, this time mainly in fresh water and not to spot amazing creature, instead we go in search of natural wonder such as rocks and strange gases. With Ko’ox, one of the hundreds diving centres, we feel very safe and in good hands, so we plunge into five different Cenotes.

IMG_3305Cenote is a deep natural well or sinkhole, formed by the collapse of surface limestone that exposes ground water underneath, the name comes from the Mayan language, who sometimes used Cenotes for sacrificial offerings. The first one we explore is The Pit, a deep hole filled with fresh water on top and salt water near to the ground found at the depth of thirty metres, where there’s a tree and some limestone formations, looking up we can clearly see the forest at the surface, the actual Cenote continues much deeper. Next, in two separate dives, we swim into the caverns of Dos Ojos, where we practice our buoyancy skills through stalactites, stalagmites and columns. Towards the end of the day there are some magnificent light effects created by the sun reaching in to the cavern, it leaves us speechless. The next morning we first seep into the rare admissible Dream gate, the best preserved cave Cenote, as described by our dive instructor Pablo, the “Sagrada Familia of the Cenotes”, it really is as picturesque as some of the most beautiful buildings in the world, the limestone formations in here are fantastic. Not to compromise such a beauty we don’t take the camera with us, it’s hard to take pictures underwater and easy to get distracted, all we want is to enjoy the surrounding. Our last exploration is at Angélita, a circular shaped Cenote that goes straight down to sixty metres, at around thirty metres there’s a mystical hydrogen sulphate layer that looks like a huge cloud with trunks and branches sticking over it, we sink through it and, while on top there’s fresh water, underneath it the salt water begins.

IMG_3448The gas is the results from the microbial breakdown of organic matter in the absence of oxygen and it’s kept there by the pressure of the two different density of the waters. If it wasn’t for money and time, we would have kept surveying these sinkholes for weeks, each one of them is different, interesting and fascinating! I think that for the next few weeks we had enough of the submerged world, now it’s time to discover more about the Mayan culture. We start right here in Tulum, where we stroll around its archaeological site next to the beach and the beautiful turquoise water, one especially is very well known to be photographed by everyone visiting this area, so do we. The contrast of the colours makes it very special and impossible not to stare at. After this hot walk we go for a swim in the sea enjoying the beautiful white sand of the beach before heading inland.

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