Clima tropicale

Un qualche scroscio di pioggia ci accompagna fino a Townsville. Al nostro arrivo la città è deserta e per nulla attraente. Da questa città fantasma parte il traghetto che ci trasporta su Magnetic Island e, finalmente baciati dal sole, scopriamo una piccola isola ricca di animali selvatici e di caratteristici massi che ornano il paesaggio. Quando l’esploratore James Cook avvistò per la prima volta questo luogo notò immediatamente i macigni e per motivare la loro posizione tutt’intorno all’isola giunse a conclusione che doveva esserci qualcosa di magnetico e così nacque il nome di questo piccolo pezzo di terra emersa. Dopo il calar del sole i prati circostanti il nostro alloggio si popolano di wallaby ed opossum che si cibano in tutta tranquillità. Fino a che restiamo a debita distanza le bestiole sono incuranti di noi, ma non appena tentiamo di avvicinarci con pochi balzi scompaiono nella vegetazione. Il giorno seguente, scaldati dai raggi solari decidiamo di salire fino ai forti che sovrastano l’isola. Sulla via scorgiamo alcuni koala che riposano tra i rami degli arbusti mentre una leggera brezza gli accarezza il morbido pelo. Dalla cima si gode di una vista strepitosa a trecentosessanta gradi, che spazia dalla foresta alle baie passando dai piccoli villaggi e corre fino al mare profondo e le isole in lontananza.

img_0048Torniamo sul continente per incontrare un vecchio amico di Lolli, questa volta non un ticinese, ma bensì un australiano che la ospitò mentre si trovava in Australia per lavoro. Larry ci accoglie a braccia aperte nella sua modesta casa, ci tratta come re e passiamo una bella serata a chiacchierare. L’indomani dobbiamo purtroppo già lasciarci e con un po’ di tristezza impostiamo il navigatore in direzione di Cairns, sperando che il clima tropicale non ci faccia più scherzi. Dopo aver viaggiato accanto alla più grande barriera corallina del pianeta per un migliaio di chilometri è arrivato il momento di tuffarci dentro ed esplorarla. Sulla via per il porto veniamo colti da un acquazzone mattutino e una volta giunti a destinazione, completamente fradici, saliamo a bordo della barca OceanQuest che ci porterà ad una sessantina di chilometri dalla costa per scoprire i fondali di Norman Reef. Sull’arco di due giorni ci immergiamo innumerevoli volte e gli incontri con gli abitanti del mare non mancano mai. I coralli stupiscono per colore e forma, mentre nella miriade di pesci, dalle più svariate misure, scorgiamo diverse tartarughe, qualche squalo ed un paio di pesci napoleone.

img_0089L’esperienza è appagante, ma pure stancante. Ragion per cui ci concediamo una giornata di dolce far nulla. Ci resta poco tempo e le attività che si possono svolgere sono davvero molte. Le due ventitreenni fanno il pieno di adrenalina buttandosi da un aeroplano con quattromila metri di vuoto sotto i piedi, mentre i due trentenni si accontentano di un tuffo nella piscina dell’ostello. Prima di lasciare lo stato del Queensland visitiamo la regione del Tableland. Sulla via per Kuranda, per arricchire la dose di sfortuna in questo tratto di viaggio, cozziamo contro l’auto che ci precede, dopo che ha effettuato una brusca frenata. Fortunatamente nessuno si fa male ed i danni sono contenuti. Sbrighiamo le pratiche burocratiche e continuiamo per la nostra strada pensando alla buona intuizione che abbiamo avuto nello stipulare un’assicurazione con copertura totale. Durante la giornata visitiamo un parco dove possiamo incontrare per l’ultima volta gli animali simbolo dell’Australia, facciamo una nuotata alle Malanda Falls e visitiamo il caseificio Gallo che tutt’oggi produce il formaggio “Baci”, una qualità molto simile alla formaggella ticinese, che è stato introdotto nella linea di produzione da Lolli ben sette anni fa. Abbandoniamo il nord dell’Australia sorvolando la barriera corallina e le sue isolette prima di giungere a Sydney.

img_0253Il primo tentativo di atterraggio non va a buon fine a causa dei forti venti. L’aeroplano pare che cada a più riprese, poi riprende quota e si allontana dalla pista d’atterraggio. Dopo alcuni secondi udiamo la voce del capitano che con estrema tranquillità ci comunica il problema e offre un giro panoramico sopra alla città prima di riprovare la discesa. Il secondo tentativo è molto meno problematico e le ruote del velivolo toccano delicatamente terra con il sollievo di tutti i passeggeri. Un motivo per la scelta di Sydney quale tappa del nostro giro australiano è la vicinanza all’abitazione di Martin, zio di Lolli, Silvia e Linda. Le tre sorelle ne approfittano per incontrarlo, assieme alle figlie Abbey e Zoey, nella vivace località marittima di Kiama e trascorrere una splendida giornata tutti assieme dopo diversi anni senza la possibilità di incontrarsi. Mentre io mi godo una giornata di assoluta tranquillità in quella che trovo una tra le più affascinati città del mondo. Il modo migliore per avere una visione d’insieme del centro e i sui sobborghi è senza ombra di dubbio cenare al ristorante panoramico della Sydney Tower che, con i suoi duecentocinquanta metro d’altezza, sovrasta l’intero centro cittadino. Grazie alla piattaforma roteante, che durante l’arco della cena compie un giro completo, beneficiamo di una vista a trecentosessanta gradi stando comodamente seduti al tavolo e preoccupandoci solamente di quale pietanza abbuffarci tra le molteplici offerte nel buffet.

img_0303Dedichiamo il nostro ultimo giorno in terra australiana alla visita dei Royal Gardens, di quella splendida costruzione chiamata Opera House e del vecchio attaccapanni, ovvero l’Harbor Bridge. Dopo tanti incontri ci resta ancora un’ultima persona da visitare, nonché una dei primissimi viaggiatori con cui abbiamo condiviso il nostro giro del mondo. In compagnia di Rebecca spendiamo la serata ricordando il tempo trascorso assieme in Zambia e raccontandoci spezzoni degli ultimi otto mesi di viaggio. Il nostro soggiorno nella terra dei canguri è ormai concluso e salutiamo Linda e Silvia che faranno rientro alla dura vita quotidiana. Mentre noi proseguiamo in direzione est per raggiungere il luogo geograficamente più lontano da casa, ma allo stesso tempo panoramicamente più simile alla Svizzera.

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A lot of bad luck and many encounters

We spent almost six months in Asia practicing our bargaining with prices getting lower and life cheaper. As soon as we enter Australia everything gets back to normal, things are expensive and there is no point in trying to bargain. After a night on the couch of the waiting area of Sydney airport, we catch our flight for Brisbane, very quickly we take our bags, transfer to the international terminal and wait for Linda and Silvia. They arrive with a big smile and we hug for long time. We pick up the rented car, which turns out to be a big 4WD, and drive to Byron Bay where, after two hours of searching, we find Mauri. Is the first time we see him since he left Switzerland three years ago. He takes us to his place and we have few beers chatting a lot, by the end of the evening it seems like we’ve all been together for a long time and no one has left home ever.

img_9624The next morning even Pietro arrives from our small Ticino, we have a walk around the town, go to the beach and have a proper good plate of pasta for dinner. We wake up early to see the sunrise from the top of the lighthouse hill that is the furthest eastern point of the country, we say goodbye to Pietro and Mauri and drive up the coast, with a quick stop at the hippy town of Nimbin, to Surfers Paradise. Here we stay for four days enjoying the friendly backpackers hostel, its swimming pool, the beach and some good barbecues. To make it more interesting we take a day trip to Tamborine Mountain, where we have a walk in the nature and hear many kookaburra singing. On New Year’s eve we join the hostel’s group having a barbecue then moving to a club right near the beach where we have a magnificent view of the midnight fireworks. We’ve all been good, so the first day of the year none of us spend it in hangover, whilst the next day we move further north to Harvey Bay. Our plan gets ruined when we find out that we’re not allowed to go on Frasier Island with the rented car and all the organized trips are already full. The only possibility we have is to go for a day boat trip, which we book straightaway. Even if it’s not very sunny and Silvia almost falls in the water when getting on the boat (the ramp wasn’t fixed well), we have a great time snorkelling, getting carried on an inflatable tube by a speed boat, kayaking on a freshwater creek of the island and having a walk to an amazing viewpoint. Back on the road we adventure a little bit inland and stop for a night in Emerald where, besides many dead kangaroos on the side of the road and many jumping kangaroos in the fields, we see a sapphires mine.

img_9749Once we arrive at Airlie Beach, we realize that all the boats sailing around the Withsundays Islands are fully booked, to add some bad luck to our being unprepared, when we ask about camping on one of the islands, they tell us that they’re already bringing people back because of the weather, indeed, it doesn’t stop raining for a minute for several days, having boats, busses and flights cancelled. To cheer us up we cook some good food and two cakes to bring to Jarno’s home, another Ticinese who has left home a long time ago, that invites us for dinner. We spend a very nice evening with him and his family, eating a lovely Australian’s roast cooked by Jessica. In Townsville I’m able to see my friend Larry, who helped me out seven years ago when I was living in Tolga and found myself in trouble. He’s so happy to see me and hosts us in his house so we spend a good amount of time together. From this town we take a boat to Magnetic Island, where we finally have good weather, allowing us to jump into the sea and take a walk where we spot four wild koalas, we are all so excited to see them, they are very cute animals and don’t stink at all, not like I’ve always heard.

img_0033Our final stop is Cairns, here we go out on the Great Barrier Reef. When we are transferring from one boat to another the staff literally throws my backpack in the water, luckily I didn’t have anything important inside. During the two days and one night trip Linda and Silvia do five introdives, I and Patrick do seven dives, one of which is a nightdive, whilst the other six we do them by ourselves, without a divemaster, which is really interesting and funny. Back on the mainland my two little sisters go for a big skydive jump and the next day we drive up to the Atherton Tablelands, where I used to work and live. The sun is shining, but the bad luck doesn’t leave us alone, at Gallo’s Dairyfarm I don’t find any of my bosses, the whole family went for a cruise, but, worst of all, on the way to Kuranda we bump in to a car that suddenly brakes on the overtaking line. Good thing we have a full insurance. Even our flight to Sydney turns out to be very frightening: when the plane is descending to land, a big blast of wind comes around, making the plane shake as if it’s falling, after a few attempts it goes back up and flies over the city for about twenty minutes before trying again, this time with success. Happy to finally arrive at the hostel we find the room absolutely dirty and even complaining nothing happens, so we end up sleeping in the unclean room. The next morning I, Linda and Silvia wake up early and catch the train to Kiama where we find our uncle Martin, cousins Zoey and Abbey waiting for us with a big smile.

img_0291We haven’t seen them for many years, everybody is very excited to see each other. With the three of them we spend a lovely day jumping on the waves of the sea, playing in the playground and having a picnic. Unfortunately times goes fast and we have to go back to the big city where we have booked a buffet dinner on Sydney Tower, we eat a lot observing the wonderful 360° view over the city, thanks to the rotating restaurant. On our last day together and down under, we take a walk to the Royal Gardens where we have a good view of the Opera House and the Harbour Bridge which we then cross to have a look at the two from the other side of the bay.

img_0327In the evening we see Rebecca, one of the first person we’ve met on our trip. We chat about travels and with few beers, a good dinner we say goodbye to her and also to my two sisters who tomorrow are leaving for Switzerland, while we are heading further away from home, in New Zealand. It seems like luck hasn’t been on our side for the whole Australian trip, but the most important thing went the right way: I spent a lot of time with my wonderful sisters!

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Sole, acqua e ticinesi

Per la seconda volta ci troviamo nell’emisfero sud ed inoltre mettiamo piede sul terzo continente del nostro viaggio. Per l’occasione altre due persone si sono aggiunte alla nostra combriccola, le tre sorelle si sono riunite per esplorare parte della costa orientale dell’Australia e per entrare nel nuovo anno con i migliori auspici. Per noi, rimetterci al volante dopo sette mesi potrebbe sembrare complesso, ma se si aggiunge la guida dalla parte sinistra della carreggiata tutto diventa più complicato. Una volta prese le misure dell’automobile impostiamo la nostra rotta in direzione di Bayron Bay dove dovremmo incontrare un nostro amico espatriato. Assieme ad una marea di altri turisti arriviamo a destinazione e dopo alcune incomprensioni numeriche, finalmente, incontriamo Mauri. Nei giorni seguenti, in compagnia dell’altro gambarognese Pietro, ci scambiamo racconti dei fatti accaduti durante gli ultimi tre anni e facciamo visita ad alcuni punti d’interesse della città. La seconda mattina la sveglia suona ancor prima che il cielo cominci a schiarirsi, per permetterci di raggiungere il faro da dove si gode di una vista a trecentosessanta gradi e si può vedere il sole sorgere all’orizzonte. Peccato che le nuvole smorzino la magia del momento, ma ne è comunque valso lo sforzo.

img_9605La fine dell’anno si avvicina ed è ora di spostarci a Surfers Paradise dove, tra una grigliata e una capatina in spiaggia, entriamo nel duemiladiciassette con largo anticipo rispetto a gran parte del pianeta. L’atmosfera conviviale all’interno dell’ostello e la vivibilità della città fa sì che i giorni scorrono velocemente ed è nuovamente ora di muoverci verso nord. Dopo alcuni giorni di tranquillo relax è ora di cominciare a visitare propriamente l’Australia. Durante il nostro tragitto ci fermiamo a Hervey Bay, da dove partiamo per visitare l’enorme isola di sabbia. Fraser Island conta centoventi chilometri di lunghezza, ma noi visitiamo solo una piccola parte nel remoto nord-ovest. Facendo snorkeling tra le mangrovie scorgiamo diverse razze, qualche granchietto ed addirittura un pesce leone. In seguito ci divertiamo un sacco a farci trainare a bordo di un gommone sobbalzando sulle onde create del motoscafo che ci trascina nel mare antistante la spiaggia. Pagaiamo lungo un una laguna d’acqua dolce per avere un’idea di quanto selvaggia e remota sia l’isola ed infine ci inerpichiamo sulla cima di una duna per godere del panorama mozzafiato. Anche se la nostra visita all’isola si limita ad una sola giornata restiamo comunque impressionati positivamente da questo enorme cumulo di sabbia.

img_9738Per spezzare il viaggio per Airlie Beach facciamo una deviazione nell’entroterra, fermandoci a Emerald. Il piccolo paese non è nulla di particolare, se non che è attorniato da un’infinità di giacimenti di pietre preziose. Noi ci addentriamo in una miniera di zaffiri in disuso, dove una simpatica signora ci illustra la dura vita dei minatori che ogni giorno si recavano nel sottosuolo alla ricerca di pietre preziose. Terminata la visita ci rimettiamo in strada per raggiungere il villaggio costiero. Ai lati della carreggiata vediamo molti canguri il cui attraversamento non è andato a buon fine, ma fortunatamente riusciamo a scorgere anche alcuni esemplari che mangiano beatamente nei prati a fianco della strada e ci fermiamo per le consuete foto di rito. Al nostro arrivo ad Airlie Beach veniamo accolti da una pioggia prorompente che non è proprio un segno di benvenuto. Per confermare la tendenza negativa scopriamo che tutti i posti sulle barche che fanno visita alle famose Whitsundays Island sono occupati per una settimana e più. A questo punto cerchiamo un’alternativa per poter visitare l’arcipelago, ma i nostri tentativi vengono resi vani dalle previsioni meteorologiche che non paiono migliorare nei giorni seguenti. Citando una frase dell’amico Jarno: “Probabilmente oggi Airlie Beach è isolata dal resto del mondo. Benvenuti nel nord Queensland” si riassume bene il concetto di piogge tropicali che rendono impossibili gli spostamenti, che siano via terra, via aerea o via marittima. Infatti nei giorni seguenti restiamo bloccati in ostello assieme ad altri backpackers che si sono visti annullare escursioni in barca, voli ed autobus. Per occupare la giornata gironzoliamo per il paesello, cuciniamo pasti che ci prendono un po’ di tempo per la preparazione e visto che per cena veniamo invitanti da un altro ticinese espatriato prepariamo una torta che verrà molto apprezzata dalla famiglia. Jessica ci delizia con uno squisito arrosto all’australiana mentre Jarno ci intrattiene con aneddoti sull’Australia e i suoi abitanti. Passiamo un ottima serata in compagnia della famiglia svizzero-australiana e grazie anche alla cessazione del diluvio il nostro morale si rialza.

img_9832L’indomani qualche raggio di sole fa capolino tra le nuvole e con un po’ di delusione per non aver potuto veleggiare attorno alle Whitsundays Island lasciamo Airlie Beach per proseguire in direzione di Townsville, dove speriamo che il clima sia un po’ più clemente con noi.

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