Immersi nella natura

Dopo un breve soggiorno a Panajachel ci dirigiamo verso il centro del Guatemala e per questo spostamento prevediamo una giornata intera. Alle otto del mattino saliamo a bordo del minivan che pian piano passa da diversi alberghi a recuperare tutti i viaggiatori e anche se perdiamo un po’ di tempo per quattro passeggeri che non si presentano all’appello ci rallegriamo per aver guadagnato una porzione di spazio che ci permette di viaggiare maggiormente comodi. Ci immettiamo sulla via che ci consente di scavalcare le montagne e dopo un paio d’ore giungiamo ad uno svincolo dove un gruppo di sostenitori del partito politico Codeca sta manifestando contro l’attuale privatizzazione delle centrali di produzione elettrica. Questo è uno dei molteplici blocchi stradali indetti a livello nazionale e per questo motivo non abbiamo altra alternativa che attendere la fine della protesta. Vari sostenitori della causa si alternano al microfono per scandire i propri slogan mentre la folla risponde con un timido “sì” e tutte le persone in attesa che la strada venga liberata restano a guardare senza scomporsi.

IMG_5385La gente chiacchiera, mangiucchia pietanze servite a bordo strada e qualcuno mormora che la strada verrà riaperta alle quattro o forse alle cinque del pomeriggio, altre voci dicono che all’una tutto sarà finito e il traffico potrà riprendere il suo normale corso. Dopo tre ore d’attesa, improvvisamente, le persone si mobilitano ed i motori degli autocarri ricominciano ad emettere rumorosamente fumo nero dagli scappamenti. Puntualmente allo scoccare delle tredici tutto termina ed i mezzi gommati riprendono caoticamente possesso della carreggiata. Il nostro viaggio continua imperterrito in direzione di Lanquin con una breve pausa per mettere qualcosa sotto ai denti, in seguito l’asfalto cede il posto allo sterrato ed il cielo inizia ad imbrunire, ma la nostra meta finale è ancora distante. Poco dopo le otto di sera l’autista accosta a lato del famoso fast food con la M gialla e questa è l’unica e ultima possibilità di cenare prima di arrivare a destinazione. Le due ore conclusive di strada sterrata sono estenuanti, non tanto per noi quanto per il conducente che è rimasto al volante per quindici ore. Dopo una doccia rinfrescante ci infiliamo sotto alle coperte e cadiamo in un sonno profondo. Al nostro risveglio ci rendiamo conto del magnifico posto in cui siamo capitati e decidiamo di trascorrere la giornata godendo della tranquillità del paesaggio che ci circonda. L’indomani montiamo sul retro di un pick-up in compagnia di una dozzina di viaggiatori per raggiungere la remota località di Semuc Champey e dopo tre quarti d’ora di sballottamenti rimettiamo finalmente i piedi per terra. La prima attività della giornata consiste nella visita delle grotte di K’Anba dove camminiamo nell’acqua che a tratti ci sommerge fino al collo ed a rendere ancor più avventurosa l’esplorazione è il fatto di rischiarare la nostra via solo con la fioca luce di una candela.

IMG_5573Scaliamo piccole cascate e sdruccioliamo su scivoli scavati dall’acqua nella roccia calcarea durante il corso dei secoli prima di ritornare a vedere la luce del sole. Prima di pranzo ci rilassiamo fluttuando su gommoni lungo il fiume, passando sotto a snelle cascate e attraverso docili rapide. Risalendo le scale che portano al mirador smaltiamo tutte le calorie acquisite durante il pasto ed il panorama che si può ammirare dall’alto vale ogni singola goccia di sudore versato. Le piscine naturali formatesi lungo il fiume sono uno spettacolo per gli occhi e una manciata di minuti più tardi sono un toccasana per il corpo accaldato dallo sforzo. Discendiamo le numerose pozze cristalline tuffandoci o scivolando nella seguente fino a raggiungere la più bassa ed uscire dall’acqua per far ritorno a Lanquin.

IMG_5682Ripercorriamo il percorso montagnoso a ritroso e sfiniti dalla giornata ci distendiamo sull’amaca posizionata di fronte alla nostra camera da letto. Iniziamo a conversare con i nostri vicini e scopriamo che questa coppia di simpatici belgi sta effettuando il giro del mondo per la durata di tredici mesi ed ha lasciato casa un anno fa, il punto cardinale che segue è est e scrive un blog delle loro avventure. Tutti fattori che ci sono molto familiari, solo al momento di scambiarci i dati del sito internet ci fanno notare che loro lo pubblicizzano tramite magliette mentre noi abbiamo optato per i biglietti da visita. Il giorno seguente lasciamo definitivamente le montagne per approdare nella pianure calorose e umide, sperando che durante il viaggio non ci siano intoppi e tutto proceda come da programma. Tutto scorre liscio tranne un fastidioso acquazzone che ci accoglie al nostro arrivo sull’isola di Flores. Optiamo per soggiornare all’ostello Los Amigos che ci è stato vivamente consigliato da altri viaggiatori e non appena varchiamo la porta veniamo catapultati in un patio ornato da una folta vegetazione e colmato con comode sistemazioni ed addobbi in stile indiano. Veniamo gentilmente condotti attraverso il labirinto di scale e corridoi che porta alla nostra stanza che si chiama niente po’ po’ dimeno che “il loft” e anche se il nome può evocare l’idea di una camera lussuosa si tratta di dormitorio posizionato in un sottotetto ed aperto su ambi i lati. Trattandosi dell’unica opzione valevole ci accontentiamo e si dimostra un’ottima scelta perché, oltre che essere la più economica, è attraversata da una brezza che rinfresca le notti tropicali. Non perdiamo tempo ed il mattino seguente alle quattro e trenta saliamo sul furgoncino che ci conduce al sito archeologico di Tikal. Dopo un’ora di viaggio sbarchiamo nel mezzo della foresta e ci incamminiamo nella ricca flora alla scoperta di templi e misteriose costruzioni semicoperte dalla natura. I turisti sono ancora pochi mentre scimmie ragno e scimmie urlatrici la fanno da padroni nella giungla, con versi udibili a centinaia di metri distanza. Scaliamo la struttura più alta del complesso ed il panorama mozzafiato accompagnato dai suoni della foresta rendono il paesaggio surreale e mistico.

IMG_5766Proseguiamo la visita raggiungendo la piazza centrale dove ci concediamo il tempo di visitare le varie costruzioni che si affacciano su di essa. Ancora una volta rimaniamo ammaliati dal mistero che avvolge le città Maya, la precisione e l’orientamento riferito agli astri di palazzi costruiti durante periodi in cui le tecnologie moderne non erano neppure lontanamente contemplate rimangono tutt’oggi un arcano. La fine delle spiegazioni della guida e la calura del mezzogiorno ci spingono a scegliere di rientrare a Flores per cercare un po’ di rinfresco e cibo da mettere sotto i denti. Programmiamo la nostra entrata in Belize e trascorriamo gli ultimi giorni nel paese esplorando la piccola isola adagiata sul lago Petén Itzá, approfittando dell’atmosfera distensiva dell’ostello dove ritroviamo numerosi viaggiatori incontrati lungo il nostro percorso in terra guatemalteca.

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Adventures in the river

Passing quickly to Panajacel we leave Lago Atitlán looking backwards few time, as it could be the last time we see volcanoes in our life. With eleven other tourists we hop on the small bus that will eventually take us to Lanquin. The driver seems to be very confused of which road to take and this doesn’t sound like a good thing to us, in fact after more or less one hour drive he stops and tells us we can get out and have a walk if we want, it might take long before we can continue. At this point we understand what is going on: there’s a national strike blocking all the roads of Guatemala. The protest is against the president Jimmy Morales and the government who decided to sell all the energy companies to private. Of course this signifies cut of jobs and raise of electricity price. While we are listening to the various men protesting and demonstrating is only 10am and a woman who comes up to us asking how we’re doing tells us that the road will probably be closed until 4-5pm, not bad considering that we only have another nine hours to get to our final destination. Luckily the woman was wrong and by 1pm the street is cleared. After a long way on a dirt road, sure we have arrived, the driver stops in front of Mc Donald telling us this is our only chance to have dinner. It’s 8pm and we still have two hours to go. The day seems to never end, when we finally arrive at El Retiro Lodge we are welcomed in the worth way by the manager who refuses to give us the included breakfast we have on our booking being very rude. At least the room is actually as nice as we were expecting, after a shower we fast fall asleep.

IMG_5428In the morning we wake up at the wonder of this magnificent place set right beside a clear and refreshing river, still mad and disappointed about the behaviour of the manager, we decide to let him win and stay here a bit longer organizing the shuttle bus for the next destination and the tour to Semuc Champey which we will do the next day. Together with a dozen of other travellers we jump on the pickup, holding on tight we ride the nine kilometres of bumpy road reaching the Cahabón river, we take off our clothes, with the swimming costumes, shoes and the lights of a candle each we enter the K’Anba cave. Following the guide we crawl, swim, jump and climb into one kilometre of it. We have a lot of fun and once out the fun is not over, we take a tube each and walk until a nice pool where we drink a beer floating under warm waterfalls, we then let us slowly drag down the stream. After lunch is time for the steep climb up to the view point, from here we enjoy the famous blue pools formed in years by the river excavating through limy rocks, before we benefit of them to have a swim: we jump into the first one, let the fish eat out the dead skin from our feet, then continue further down until the last one crawling or sliding.

IMG_5670Unfortunately time always goes fast when you’re having fun and soon is time to leave. One more crazy drive down the road and, exhausted, we take a rest on the hammock in front of our room meeting our neighbour, a Belgian couple who, like us, left home one year ago and is travelling the world for thirteen months going east, the only difference is that instead of having business cards of their blog, they have t-shirts. It’s an interesting encounter, the first time we meet people doing something so similar to us. We enjoy this paradisiacal place for the last time having a delicious buffet dinner and by 8am the next morning we are ready to move to Flores, fortunately this time we don’t find ourselves in the middle of protest or big traffic jams, everything goes well until, early in the evening, about five minutes away from the village, they tell us to move on to another minivan, where a too kind man gives us advises of what to do, how and when to organize activities and a lot more. At one point he stops and asks us if we want to go with him to the archaeological site the next morning, when we answer that we don’t know yet when we’re going and we first want to get to the hostel, he drops us all down in the middle of a storm not telling us where we are. Getting nicely wet we walk all together asking people directions and luckily finding straightaway Los Amigos Hostal. I and Patrick are the only one not having a reservation, when we ask for a room the kind receptionist tells us that the only space left is on the loft. At first I worry about the price as the name sounds to me very posh and luxurious, we soon realize that it’s a simple platform with six mattresses on the floor and just a roof to cover from the rain, the cheapest option they have. It turns out to be the best place to be, as there’s always a nice breeze passing through letting us sleep much better than anyone else we talk to in the morning, whom are complaining about the heat. Without any doubt we book the next three nights in this simple and comfortable accommodation. With our river tour and minivan mates we decide to go to visit the famous Tikal the next morning, so at 4:30am we are all ready at the reception, as usual in Guatemala we don’t leave until forty minutes later. In about one hour we get to the archaeological site, the group gets bigger as more people arrive and the thirty four of us start to walk following the helpful guide, a man who knows a lot about the place and Mayan culture.

IMG_5758We pleasurably listen to him learning a little bit more about this amazingly curious people. The constructions are massive, from the top of the biggest one all we can see is the forest and the top of some other awesome buildings. Being very early and still practically empty the place is magical, all we can hear are birds singing and howler monkeys screaming. Continuing our walk through the dense jungle we spot some howler and spider monkeys that happily answer to our stupid noise, when we get to the main square the tour is finished and the temperature is getting higher and higher, so we decide to take the first shuttle back. The next few days we spend them relaxing and discovering the streets of this small island on lake Petén Itzá, where we also swim together with local people. We say goodbye to the many people met and organize the journey to cross the border for Belize.

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Un anno in infradito

Il mattino il cielo si presenta coperto, ma fortunatamente non minaccia pioggia. Puntuali alle sei ci presentiamo di fronte alla porta di Quetzaltrekkers ed assieme al resto del gruppo consumiamo una ricca colazione prima di dirigerci verso la stazione degli autobus, dove ci attende un chicken bus per portarci all’inizio del sentiero. Il primo tratto, come ben sapevamo, è il più duro degli interi cinquanta chilometri e con l’influenza dell’altitudine siamo messi a dura prova per le prime due ore di cammino. Finalmente raggiungiamo il punto più alto dei tre giorni e d’ora in poi è tutta discesa, o quasi. Durante il percorso facciamo alcune pause per prendere una boccata d’aria o per sgranocchiare qualcosa, nel frattempo James ci racconta qualcosa a proposito dei progetti dell’associazione o della storia della nazione. Mentre iniziamo a scendere verso Santa Catarina la nebbia inizia ad avvolgerci senza lasciarci alcuna possibilità di vedere oltre il nostro naso.

IMG_5205La meteo resta sempre incerta e prima che inizi a cadere la pioggia ci arrestiamo per gustare un semplice pic-nic su un piccolo spiazzo nel mezzo della pineta. Proseguendo tra discese vertiginose e salite rompi fiato finalmente raggiungiamo la guesthouse distrutti dalle otto ore abbondanti di marcia. Ad attenderci una birra fresca per festeggiare il compleanno di Megan ed in seguito un momento di relax nella temazcal, ovvero la classica sauna Maya. Il mattino seguente il cielo pare sorriderci ed iniziamo la nostra camminata speranzosi di poter godere maggiormente del panorama. Passando da un villaggio all’altro incontriamo agricoltori che lavorano duramente la terra abbarbicata alle pendenze delle montagne e trasportatori di legname che coprono enormi distanze con carichi assurdi di legna da ardere.

IMG_5194Le abitazioni dei villaggi son modeste, gran parte delle persone è scarsamente istruita e vive sotto la soglia della povertà, tuttavia nessuno mai ci priva del suo saluto. Anche durante questo secondo giorno l’esercizio fisico svolge un ruolo importante e nuovamente raggiungiamo la casa di Don Pedro sfiniti. Un’altra buona notizia ad attenderci al traguardo, un ottimo frullato fresco prima di una doccia calda che in questi villaggi non è mai scontata. Dopo una squisita cena a base di pollo nostrano veniamo ulteriormente sorpresi da un fuoco perfetto per cuocere marshmellows come dessert. Non trascorre molto tempo al momento in cui andiamo a coricarci perché l’indomani ci spetta una levataccia per ammirare la nascita del sole. Alle quattro del mattino, scrutando il cielo, alcune stelle si affacciano timidamente lasciandoci qualche barlume di speranza per ammirare un’incantevole alba sul bacino di Atitlán. Procediamo sino al mirador, dove attendiamo che le luci del giorno dipingano la tela del lago a tinte romantiche.

IMG_5243Ci ristoriamo prima di compiere l’ultima ed estenuante discesa attraverso le coltivazioni di caffè sovrastanti San Juan La Laguna, dove finalmente concludiamo il trekking. Gustiamo un’ottima tazza di caffè organico nell’attesa di essere trasportati sul rimorchio di un pick-up fino a San Pedro per bagnarci nelle acque del lago Atitlán prima di pranzare tutti assieme per l’ultima volta. Quando la parte non necessaria del nostro bagaglio, che avevamo lasciato a Xela, ci raggiunge via strada salutiamo il resto del gruppo e ci mettiamo in cerca di un alloggio dove trascorrere una parentesi di riposo in riva al bacino. Il luogo è davvero suggestivo, abbracciato da montagne che racchiudono il lago senza lasciar via d’uscita alle sue acque e sovrastato da tre vulcani che vegliano imponenti il sereno corso della vita dei suoi abitanti.

IMG_5358Posticipiamo più volte la nostra partenza con il pretesto di sottoporci ad un massaggio o di dover completare il nostro blog con gli itinerari dei vari paesi che abbiamo visitato, ma purtroppo anche le scuse terminano ed allora sopraggiunge il momento di dover salutare la pacifica località. Sarà per la sua tranquillità o forse per la ricca scelta di punti di ristoro oppure per la sua stretta somiglianza alle sponde del lago Maggiore, ma questo è un luogo difficile da lasciarci alle spalle, come molti altri in cui abbiamo soggiornato duranti gli ultimi trecentosessantacinque giorni di viaggio attorno al globo.

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Xela to Lago Atitlán in three days

The alarm rings at 5:30am and surprisingly the sky is clear. Happy to start our trip with no rain we meet up with everybody at Quetzaltrekkers’ office, we have breakfast and walk through the city to reach he chicken bus who takes us to Xecam, where we start our hike. The first two hours are a steep uphill. I struggle a bit, but thanks to the patient of Eeva, our Finnish guide who replaced the sick guide we met the day before, slowly, with many brakes to regain breath or to let people and mules loaded with wood pass, I reach the highest point of the whole trek, Alaska, at three thousand fifty metres above sea level. Between one cloud and the other we can see the many cultivated fields, impressive how steep and high they go to. Descending a narrow track through thick vegetation and beans field we reach a road that we follow until we get to Santa Catarina, where we will spend the night on comfortable mattresses. After toasting with a beer for Megan’s birthday we have the rare chance to wash ourselves in a Temazcal, the typical Mayan sauna.

IMG_5218It’s a small cement house where we have to crawl to get in, inside there’s a coal fire, a bucket with hot water, one with cold water and an empty one to mix the two with a scoop, sitting on a wooden bench we take a nice and hot bucket shower in a warm environment. Done this we are so relaxed that it doesn’t take long to fall asleep after an abundant plate of pasta. Breakfast and another early start, the first hour is a nice flat track, then a short downhill and here comes one of the hardest stretch of them all, to make it less tiresome they have called it Record Hill, making out of half of the ascent a race. The fastest gets up in just over ten minutes, I don’t even really check my time as added to my normal difficulty I have two huge blisters that are really very painful. Once on top of the mountains we soon reach Ice-cream Village, called this way because of a lady that sells ice-creams, here I finally take my shoes off to continue barefoot on nice soft grass and with flip-flops where the ground is too rough. Every time we take a long break James, the American guide, tells us something about Guatemala’s present or history, letting us know a lot we didn’t know about and making the trip even more interesting. Of course he also tells us what Quetzaltrekkers does for the communities around these mountains, not only they help children and their families, in the past they have also brought water to some villages and fixed pipes after the earthquake.

IMG_5233Of the efficiency of their works we have a proof in the evening when Don Pedro, the man who hosts us for the night preparing a delicious strawberry milkshake and chicken for dinner, thanks us all for participating with the organization that helped him and many other people a lot giving them a better life. After a nice hot shower and marshmallows with chocolate biscuits around a campfire we go to sleep and wake up very early, at 3:30am. We have a small one hour walk and reach a spectacular mirador from where we can appreciate a fantastic sunrise over the lake Atitlán surrounded by many hills and three imposing volcanoes. We then descent the mountain hearing few interesting facts about the lake which is created by a crater and has no tributary or outflow river, it’s made out of rain water and flows out through underground channels. Once we reach the bottom we stop at La Voz coffee cooperative, in San Juan, the hike is over and it’s time to enjoy a tasty iced coffee. With a pick-up, an actual pick-up car properly fitted to carry standing people on the back, we move to San Pedro La Laguna, where we have a good lunch at El Fondadero restaurant. From the terrace we can directly jump in to the lake Atitlán which is nice and refreshing.

IMG_5284We wait for our bags to arrive, give all the borrowed gear back to the amazing Quetzaltrekkers’ guide, say goodbye to everyone and go to look for a comfortable room where to spend few nights. We find a nice place right on the lake, with delicious breakfasts included, private bathroom and even a television with many channels, after long time without one we are happy to be able to watch some movies, cartoons and, being in Spanish, it’s good for me to learn more words. The first day in this cute little village we spend it relaxing and thinking of the nice things we have seen in the past three days: all the villagers we have met were absolutely kind and happy to see us; the view hasn’t been the best due to the many clouds, but it didn’t rain and the temperature was really good; our group was very nice, we got along with everybody and met some very interesting people, learning about other countries’ politics and cultures. The next day we take a walk uphill meeting many villagers saying hello to us and two women who are happy to pose for us to take a photo.

IMG_5296Once we reach the lake again on the other side, we find out that the village isn’t really that small, there’s plenty to see and do that we hadn’t realized. We book a professional massage for the day after and we find the restaurant where we will go for a tasty dinner with the cheapest beer of all our trip: ten Quetzales for one litre, which correspond to one dollar forty. After the very relaxing massage we still haven’t had enough of San Pedro and decide to stay one more night and take a day to add something to our blog: the itineraries we followed in every single country. We thought about it already a long time ago, but never had time or good internet connection to do it, hopefully this will be interesting for somebody, for us it was a nice way to remember everywhere we have been and different experiences we’ve been through since when we have left home one year ago.

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Fresche alture guatemalteche

Dopo una lunga attesa nell’aeroporto di San José finalmente atterriamo su suolo guatemalteco e immediatamente saliamo a bordo di un taxi guidato da un affabile autista che ci porta direttamente all’uscio del nostro ostello di Antigua, dove alle nove di sera poggiamo i nostri zaini. Di primo acchito la gente ci sembra simpatica e disponibile, facendoci tornare la voglia di viaggiare. Il paesello situato a millecinquecento metri d’altitudine è incantevole, passeggiamo tranquillamente nelle vie acciottolate che si snodano tra gli edifici colorati, ammirando le montagne che circondano il villaggio.

IMG_5095Il borgo pullula di turisti e le infrastrutture per soddisfare qualsiasi esigenza non mancano. Camminando per le viuzze incappiamo nel museo del cioccolato e dato che il Guatemala è un popolare produttore di cacao ci fermiamo per verificare se hanno affinato pure l’arte d’elaborare la materia prima fino al raggiungimento dello squisito prodotto finale per cui noi svizzeri siamo famosi in tutto il mondo. Dopo aver appreso la procedura per ricavare la massa di cacao dalle fave non ci resta che degustare il prodotto finito e sviluppato in differenti varianti. Con la nostra discreta competenza in materia approviamo a pieni voti le doti sviluppate dai mastri cioccolatai guatemaltechi. L’altitudine ed il clima birichino ci costringono a riesumare dal nostro zaino scarpe e vestiti lunghi che non indossavamo ormai da molto tempo. Sfidando le sorti meteorologiche decidiamo di compiere la breve ascesa al vulcano Pacaya ed alle sei del mattino attendiamo di fronte alla porta dell’ostello il minivan che passa a prenderci per portarci all’inizio del sentiero. In compagnia di una dozzina di turisti ci facciamo guidare da Carina fino al cratere, mentre le nuvole coprono e scoprono in continuazione le cime dei vulcani limitrofi.

IMG_5123Dal sottosuolo fuoriesce ancor’oggi il calore originato dall’eruzione del gennaio duemilaquattordici e noi ne approfittiamo per riscaldare alcuni marshmallows prima di farli sciogliere completamente sotto al palato. Rientriamo ad Antigua e cerchiamo di comprendere se sia possibile muoversi attraverso il paese con i famigerati chicken bus e grazie all’aiuto di alcuni indigeni scopriamo che l’avventura è fattibile. L’indomani salutiamo la graziosa cittadina coloniale e ci dirigiamo alla stazione degli autobus dove saliamo a bordo di un vecchio scuolabus americano dipinto a colori vivaci. Oltre ai soliti venditori di cibarie ed ai predicatori di chissà quale religione, veniamo intrattenuti da un pagliaccio che racconta barzellette in cambio di qualche monetina.

IMG_5141Il percorso è movimentato, ma tutto sommato siamo comodi confronto ad altri viaggi effettuati in passato. Le nostre preoccupazioni iniziano ad aumentare quando intravvediamo alcune gocce sul parabrezza e sapendo che i nostri zaini collocati sul tetto non hanno nessuna protezione impermeabile temiamo il peggio per i nostri vestiti. Perdiamo ogni speranza quando la pioggerella si trasforma in nubifragio ed inoltre giungiamo nella località dove dobbiamo cambiare bus e siamo costretti ad esporci alla pioggia pure noi. In attesa che il diluvio cessi consumiamo un pasto veloce lasciando sgocciolare i sacchi. Appena chiediamo informazioni per raggiungere Xela un uomo fa accostare l’autobus che ci dovrebbe condurre a destinazione e quando saliamo ci rendiamo conto che tutti i sedili sono occupati, ma come d’usanza in questo paese si liberano due mezzi posti a sedere. A causa della guida sportiva del conducente trascorriamo due ore aggrappati ai sedili d’innanzi a noi per non essere scaraventati a desta e a manca ad ogni curva. Fortunatamente per questa tratta i nostri zaini vengono infilati all’interno dell’autobus e non ricevono un’ulteriore dose massiccia d’acqua, ma solo una limitata quantità di gocce che penetrano attraverso la guarnizione della porta posteriore logorata dagli anni di servizio. Porta posteriore che viene spesso sfruttata dal bigliettaio per raggiungere il tetto e dopo averlo attraversato per intero lo vediamo riapparire a lato del conducente, il tutto mentre siamo in movimento su strade sconnesse e raramente rettilinee. Quando crediamo d’essere arrivati veniamo fatti scendere e dirottati sull’ennesimo bus che finalmente ci conduce a Xela.

IMG_5145La presenza di turisti è nettamente inferiore e questo rende decisamente più autentica la città, riuscendo a percepire in misura maggiore la cultura guatemalteca che in queste zone è ancora tutt’oggi ricca di influenze Maya. Abbiamo scelto di recarci in questa località perché qui ha sede la compagnia Quetzaltrekkers, organizzazione gestita da volontari che propone varie camminate nella zona devolvendo tutti gli introiti in favore di scuole e progetti nei dintorni. In particolare siamo interessati al trekking che, sull’arco di tre giorni, ci permette di raggiungere il Lago Atitlán passando attraverso villaggi, coltivazioni, foreste e se la meteo ci sarà propizia avremo pure la possibilità di ammirare vari vulcani della zona. Dopo aver steso tutti i nostri indumenti raggiunti dall’acqua durante il viaggio ci rechiamo presso la sede di Quetzaltekkers per cercar di racimolare ulteriori informazioni a riguardo dell’escursione e convinti da una delle tante guide volontarie ci iscriviamo per la prossima partenza. Avendo un paio di giorni a nostra disposizione prima di intraprendere la discesa verso il lago perlustriamo la cittadina situata a duemilatrecento metri d’altitudine ed incoraggiati del clima poco caloroso, in aggiunta ad alcuni scrosci di pioggia, decidiamo di recarci presso i bagni termali Fuentes Geoginas dove conosciamo Brianne.

IMG_5160Trascorriamo un paio d’ore nelle calde piscine, circondate da vegetazione lussureggiante, disquisendo su vari argomenti con la giovane americana appena approdata nel paese per trascorrere sei settimane di volontariato in un villaggio situato in una vallata poco distante. In serata ci rechiamo con Brianne e Hugo, un giovane francese emigrato in Costa Rica che abbiamo conosciuto durante l’escursione al vulcano Pacaya e ritrovato casualmente in un bar a Xela, presso il Café El Quartito per consumare un paio di birre artigianali in compagnia. Il giorno seguente prepariamo il materiale necessario per affrontare il trekking e quando stiamo per dirigerci alla sede di Quetzaltrekkers, dove abbiamo un incontro con le guide ed il resto del gruppo che condividerà gioie e sofferenze per i tre giorni seguenti, si scatena un acquazzone che non avvia l’avventura sotto i migliori auspici. Con i piedi inumiditi raggiungiamo il resto della ciurma che si compone per la maggioranza di giovani ragazze anglofone con l’aggiunta di due viaggiatrici israeliane ed il gruppo sarà capitanato da una coppia di guide americane. Veniamo istruiti in dettaglio sul percorso e sulla struttura dell’associazione prima di ricevere parte del cibo comune da trasportare e tutto il materiale necessario di cui non siamo in possesso. Salutiamo il resto del gruppo e rientriamo al nostro alloggio per terminare l’organizzazione dello zaino da portarci fino al Lago Atitlán. Un po’ preoccupati a causa del clima incerto andiamo a coricarci di buon’ora per poter affrontare al meglio i seguenti giorni di lungo cammino.

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Friendly Guatemalans

Not only the first flight was anticipated, the second flight was delayed, so we end up staying at San José airport for seven hours, at the beginning thinking that our bags got lost, instead they were directly transferred, or better, they were once the lady has called us at the counter to assure the codes of them and put them into the system. When we arrive at the small plane that will take us to Guatemala there are still people coming out so we assist at the emptying and refilling of the toilet and luggage. Finally we leave. Once arrived we happily find our bags and, just after, a man who offers us a shared taxi to Antigua. We’ve heard some bad things about Guatemala City, apparently is one of the most dangerous place in the world, therefore we’re not planning to stop even if it’s late in the evening, as soon as two other people are interested in going straight to the small town around forty kilometres away, we leave and in less than one hour we arrive at the nice little guest house that we had booked earlier.

IMG_5092Our first impression of the country and his people is very positive, the taxi driver is very friendly, he tells us about his life and family, what there is to do around the area and asks us about Switzerland, our lifestyle and landscape. At the end he leaves us without pretending any tips, but with a shake of hands and a “mucho gusto de habiendo conocido”, it was a pleasure meeting you. It seems strange to see Mc Donald’s, Coca Cola, many American products and Wi-Fi everywhere, after almost a month without all of this in Cuba. Not only these products are widely spread, but we find the country very developed, we were expecting a lot of poverty and bad infrastructure, instead when we go for a hike the man who picks us up has everything noted on his Smartphone, knowing exactly where everybody who’s joining us is staying. After one hour drive through a couple of villages we arrive to our start point where many children are waiting for us to hire handmade sticks for the walk. Following the kind and informed guide we hike uphill, behind us men and women walk with horses on the leash asking whoever they see struggling if they want a “taxi”. By the time we reach the top of the mountain all of the approximately six horses carried someone for the happiness of the rural villagers.

IMG_5138From here we enjoy the view of four volcanoes: Agua, Acatenango and Pacaya and Fuego that are two of the three active volcanoes of the thirty seven there are in the whole country. Sometimes we can hear a noise on top of our heads, is the near Pacaya that spreads out smoke. We walk on the lava that flowed down in 2014 and we cook some marshmallows in a hole where hot steam comes out. Back to Antigua we walk around the lovely streets, women try to sell us handmade clothes and jewellery asking us where we come from and whishing us a good day, a man sells us some long peanuts, I buy a nice pullover bargaining a good price and we walk into a free chocolate museum where the staff explains and gives us samples of their handmade chocolate, interested to know about our famous and delicious Swiss chocolate. At the end of the day we walk through a local market full of fresh fruits until we reach the bus station where we try to understand how the famous chicken buses work, so the next day we hop on one leaving for Chimaltenango.

IMG_5103These are old American school buses redecorated, once there are three people per seat obviously made for the bums of small children and not for our big adult’s one, the driver starts the engine and a clown jumps on the bus telling jokes, this is something we hadn’t seen yet. He’s very funny and when he leaves we give him a tip. At high speed we cross few small villages and when we are almost there a heavy storm starts, of course our bags are on the roof and not covered. With soaking wet bags on our back that will also get us nicely wet, we walk in the town asking where to catch the next bus to Xela, everyone is very friendly and helps us until one stops the driver and tells us to get on. Luckily this time our backpacks are put inside, but we are less lucky with the seat, having to be the ones sitting on the “third” space, which means having one butt cheek on the seat and the other one hanging in the air, this makes the ride very challenging especially being the road very curvy for two long hours. One last change of bus and we arrive to Quetzaltenango, also called Xela. A taxi takes us to Casa Argentina where we know that the tour agency Quetzaltrekkers has its base, we take a room, have a walk around the second biggest city of Guatemala and have a jug of beer overlooking the main plaza and mountains on the background.

IMG_5154As soon as the sun goes down we feel very chilled, realizing that we are at two thousand three hundred metres above sea level, pretty amazing thinking that the highest village in Switzerland is just over two thousand one hundred metres high and basically only used as a ski place, here the population is around one hundred fifty three thousand and no one seems to bother about the altitude, well I do, as soon as I walk a bit uphill my breath is missing out. Later in the evening we go to meet some of the volunteers of the agency, a non-profit organisation who raises money to help children of the nearby villages giving them the opportunity to go to school and, in case of need, a place to sleep and eat. The explanation and organization of the trips they offer convince us straightaway so we book a three days hike to Lago Atitlán. We still have two days before leaving, therefore we move to a nicer hostel finding a spacious room at Casa Reinassance, where to hang to dry everything that got wet on the way here. We have a nice long sleep and when we enter Cafe Lounge to have breakfast we meet again Hugo, a French guy now living in Costa Rica that was with us at the Pacaya trekking. We join him at his table and chat until after midday giving us an appointment for the same evening. Early in the afternoon we take a minivan to Fuente Georginas, a natural hot water spring nearby.

IMG_5156It’s Sunday and the pools are full of local people, the only tourists are I, Patrick and Brianne, an American girl with whom we spend the afternoon talking about travels and cultures, inviting her to join us for a drink later. At seven O’clock, punctual like a Swiss watch, we go to pick up Hugo and Brianne at their hostel and go to have few beers at a nice bar. The next day we get our stuff ready and when it’s time to go for the pre-hike meeting a big storm starts, there’s not much we can do about it, so we walk to the place getting nicely wet and hoping that it’s not going to be like this for the next three days. The details of the trip are explained to us, the two American guides and the ten other hikers are introduced to us: six British, one Canadian, one Australian and two Israelis. A little bit of food is given to each one of us to carry and we borrow all the gear we need: a large backpack to put everything we don’t need to be taken directly to the lake, a nice thick sleeping bag, a sleeping matt, a rain coat, a pair of woollen socks and a jumper. We say goodbye to everybody and go to sleep early to be ready to meet everyone again in few hours.

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L’essere umano è capitalista

Lasciamo la camera gestita da l’ennesima donna affamata di denaro mentre si rifiuta di farci lo sconto per l’assenza d’acqua durante la prima sera, per spostarci in favore di una casa particular arredata con maggior gusto e addirittura ad un prezzo inferiore. Trascorriamo la giornata cercando di figurare un itinerario per i giorni che ci restano nel paese e dopo aver scelto di spingerci fino all’estremo est dell’isola andiamo alla stazione degli autobus per riservare due posti il giorno seguente. Con sconcerto veniamo a conoscenza che i bus per i giorni a seguire sono già tutti prenotati e veniamo invitati dall’impiegato di Viazul, con scarso entusiasmo cubano alla quale siamo ormai abituati, a metterci in lista d’attesa per domani l’altro e sperare che qualcuno abbia modificato i suoi piani. Il giorno seguente ripensiamo al nostro programma e decidiamo di rinunciare all’idea di andare fino a Baracoa, concentrandoci maggiormente sulla parte ovest dell’isola. Ci accordiamo per prendere un taxi condiviso fino a Playa Girón ed il giorno seguente, dopo aver assistito ad uno sterminio di granchi che attraversano incoscientemente a centinaia la carreggiata, ci troviamo di fronte alla casa di Julio, sperando che abbia una camera libera.

IMG_4506Purtroppo ci fa notare che sta ridipingendo l’abitazione e quindi non ospita turisti, ma ci dirige verso una coppia di suoi amici confidandoci che sono ottimi cuochi. L’indomani ci presentiamo al centro di immersioni dove scopriamo che l’attrezzatura risale all’incirca ai tempi della seconda guerra mondiale e la scelta della misura del materiale è un privilegio concesso solo ai primi arrivati, mentre i ritardatari devono accontentarsi di quel che avanza. Ci immergiamo in compagnia di Julio e circondati da un’infinità di bollicine che fuoriescono da ogni parte dell’equipaggiamento navighiamo all’interno di un giardino di coralli intatti, incappando di tanto in tanto in un relitto affondato durante l’attacco fallimentare effettuato da parte degli Stati Uniti il quindici aprile millenovecentosessantuno.

IMG_4540Trascorriamo qualche giorno in questo luogo poco frequentato dai turisti, alternando ottime pietanze di mare cucinate magistralmente da Yosnel ed immersioni in magnifici fondali, con l’aggiunta di attrezzatura di più recente fabbricazione procurataci da Julio che per qualche motivo ci ha preso in simpatia. Visitiamo pure la vicina Caleta Buena dove ci concediamo una giornata di puro relax, tra un bagno refrigerante nelle acque cristalline della baia e un mojito rinfrescante al bar della spiaggia. Condividiamo un altro taxi con una coppia di giovani tedeschi che trovandosi alle prime armi con i viaggi zaino in spalle ci strappano un sacco di informazioni dopo aver saputo che stiamo effettuando un giro attraverso i cinque continenti. Arrivati a Viñales ci buttiamo alla ricerca di un alloggio e veniamo dirottati alla casa particular di Mirabel, un’abitazione semplice, spoglia di qualsiasi lusso, ma gestita da una signora discreta ed a primo impatto simpatica. Durante la settimana trascorsa in questo paesello attorniato da monoliti di roccia calcarea e coltivazioni di tabacco ci riposiamo e perlustriamo i dintorni.

IMG_4971In compagnia di una coppia di giovani romagnoli raggiungiamo la punta ovest dell’isola per trascorrere una giornata sul litorale di Maria la Gorda e dopo aver appurato che la visibilità sotto la superficie dell’acqua è ottima decidiamo di immergerci un’ultima volta nel mare della costa cubana. Oltre che in questa spiaggia remota trascorriamo una giornata pure nel più frequentato Cayo Jutias, ma senza restarne estremamente stupiti a causa delle alghe depositatesi sul bagnasciuga che guastano l’immagine della candida spiaggia ornata da palme. Senza allontanarci troppo dal centro di Viñales ci rechiamo alla Cueva de Santo Tomás, percorrendo alcune centinaia di metri al suo interno alla scoperta di strane formazioni rocciose createsi nell’arco di milioni di anni. Come la maggior parte dei turisti che si recano in questa zona pure noi montiamo in sella ad cavallo che ci conduce attraverso la Valle del Silenzio.

IMG_5006Dapprima visitiamo un’azienda in cui, dopo aver essiccato le mastodontiche foglie di tabacco, si producono rigorosamente a mano i famosi sigari Montecristo, che tanto amava Ernesto Che Guevara. Rimontiamo in sella all’equino per dirigerci al Mirador con una pausa nel tragitto per una celere descrizione del processo di produzione del caffè e del rum tipici della zona. Avendo molto tempo da spendere nella regione restiamo volentieri a chiacchierare con Maribel e riusciamo ad estorcerle qualche informazione in più riguardo alla situazione del paese. Dopo tre settimane senza alcun contatto con il mondo esterno ci connettiamo finalmente ad internet, per scoprire che il nostro volo d’uscita da Cuba è stato anticipato di ben cinque ore. Ci rallegriamo per aver ricevuto l’informazione tramite posta elettronica e non direttamente al banco del check-in quando l’aereo sarebbe già decollato da ore, anche se ciò significa che il giorno della partenza dovremo affrontare una levataccia con la conseguente eterna attesa nell’aeroporto dello scalo. La rete informatica ci porta un’altra buona notizia, ovvero che dopo ben tre mesi e mezzo dall’incidente accadutoci in Australia l’assicurazione ci rimborserà l’intero importo da noi anticipato entro due settimane. Felici per le comunicazioni ricevute ed ansiosi di proseguire il viaggio verso la prossima destinazione centroamericana salutiamo Maribel, che al momento di porgerci il conto della camera non si dimostra differente dai suoi connazionali e rientriamo a l’Avana per consumare gli ultimi momenti sull’isola. Veniamo accolti da Dulce che ci intrattiene con racconti sul paese dal suo punto di vista decisamente anticomunista, condividendo la nostra opinione che l’essere umano è capitalista per natura, ed in seguito visitiamo il museo della rivoluzione che, con la forte propaganda in difesa delle ideologie Fideliste, ci illustra la storia vista dal lato opposto.

IMG_5025Concludiamo la giornata acquisendo un po’ di conoscenza sulla produzione del rum nei corridoi del museo dell’Havana Club e concedendoci una cena a lume di candela accompagnati dalle note del pianoforte all’interno del salone di Los Nardos. Ci svegliamo alle prime luci del giorno, salutiamo Dulce e usciamo in strada ad attendere il tassista con cui avevamo fatto appuntamento il giorno precedente. Dopo un quarto d’ora nessuno si presenta e approfittiamo dell’occasione, offertaci da un taxi di passaggio, di fare un ultima corsa a bordo di una automobile d’epoca per raggiungere l’aeroporto. Tentiamo di spendere gli spiccioli rimasti presso il duty free e anche qui la cassiera sbaglia la somma dell’importo totale, casualmente arrotondando verso l’alto.

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Trying to understand Cuba

In Trinidad we move to a better Casa Particular and spend two days trying to organize the following of our journey in the country. The plan is to go to Santiago, then to Baracoa, but once again the buses are all full. We consider an alternative route, but calculating quickly the distances, the time needed and the expenses, we figure that it may be better to stay on the western part of Cuba and take our time to discover more about this area. With a shared taxi we go to Playa Girón, on the way we assist at the massacre of hundreds of crabs which are trying to cross the road and we see how farmers lay their rice to dry directly on the road, using a whole lane for long distances.

IMG_4508Once there we ask about Julio, a dive instructor that also runs a Casa, unfortunately he can’t host us because he’s painting the house, but he recommends us Kenia y Yosnel, friends of him. Here we will have the best seafood and breakfasts of the whole Cuban trip. What we find very disappointing though, is that staying in these Casas Particulares doesn’t mean living with the people, they are always very distant and never want to open up to us or chat a little bit, it’s a shame because we would really love to hear something more about their recent history and all the changes they have been through with Fidel and the communism, the “Special Period” where they had no more helps from the outside due to the collapse of the USSR, the opening to the tourism in 1993 and the switch to Raul Castro as a president in 2008. I guess all we can learn remains on books or on the web. In the morning we walk down to the very old and bad equipped diving centre where they give us whatever gear they still have and, with an old somehow still running truck-bus, they take us to Punta Perdiz where we immerge twice through small reef caves and to the wreck of an American ship sunk back in 1961 when they attacked Cuba from the sea, failing their temptation.

IMG_4750We plunge for three days in a row with the luck of having some better equipment brought directly from Julio that, despite his neutral being, took a liking to us. There aren’t many fish at all, we only see few lionfish, not many aquarium fish, small nudibranchs and govios, which are tiny fish that live in corals or rock holes. However the corals are very colourful and intact, which make the environment around us very picturesque. We spend one more day in the Bay Of Pigs enjoying the wonderful water of Caleta Buena, then take advantage of the opportunity to go directly to Viñales sharing a taxi with two young Germans. We will spend more than a week here taking few excursions around the area. The Casa is nothing really special, but the woman who owns it seems to be nice and explains us a little bit how things work in Cuba: a normal job gives people enough money to eat, healthcare and education are free for everybody, whilst the only way they can afford more is to work for the tourism. With Maribel we have some nice chats and we know that what we pay will help her family a lot.

IMG_5016On the street of this very touristy village we meet Roy, a guy that has lived in Italy and knows very well Italian, we will arrange our tours through him, saving a little bit of money, as he organizes everything without paying taxes to the government. The first of May, very important day for Cubans which demonstrate on streets for socialism and in memory of El Che and Fidel, we share the taxi with an Italian couple and drive all the way to the western part of the country, Maria La Gorda. There’s not much at all down here, only one old resort, beautiful beaches and a wonderful sea. We snorkel a while, then decide to go scuba diving in what is known as one of the best spots in the Caribbean Sea. It is well worth it, the visibility is very good and being a place far away from everything, where not many people arrive, corals are plenty and amazingly intact. Among the many stickers that are on the door of the diving centre, we find one that comes from Gambarogno, it makes me feel close to home, I wonder if I know the person who brought it here. The next day, with the same couple we visit the Cueva De Santo Tomás, the second largest cave of Latin America. Of the forty six kilometres long pothole we are allowed to enter one kilometre following a guide.

IMG_4950I find really interesting that the whole way we walk without artificial light and climbing up and down the rocks without any support, only with the help of our hands. After this exercise we deserve a good dinner and enjoy some good gnocchi and tortellini. As Patrick doesn’t feel very well we take one day to update the blog deciding to connect to the world. Good thing we do, because we find out that our flight from Havana has been anticipated from 1pm to 7:55am. We also finally get to know how much we will be refunded for the car accident that we had almost four months ago in Australia. We will calculate exactly once we receive the money in my account, but we will probably come out even, which makes us really happy, I was worried that we wouldn’t get anything back from the insurance. Patrick is feeling a bit better so we take the bus that makes the roundtrip of Viñales valley stopping at few places with a nice view and at a hotel where with three Cuc we can take a swim in their swimming pool. The next day we take a shared truck-taxi to Cayo Jutías.

IMG_4987Everybody talks very good about it, it’s supposed to be one of the best islands of northern Cuba. It might be because of the wind and the clouds, but we don’t find it so spectacular, still worth the two hours there and back on a very bumpy and broken road. Our last day in the Pinar Del Rio region we spend it doing the most famous of all activities here: horseback riding. I remember being on a horse when I was a child, but never after that, so it’s like the first time and probably also the last one, I don’t find it much fun at all, my feet are a lot happier when they touch the ground. Fortunately the ride isn’t very long, with the tenths of other tourists we follow a track that first stops at a tobacco farm where a funny guy explains us how the leafs are treated and dried making a cigar right in front of us. Next stop is a coffee farm where they briefly tell us how the coffee beans are toasted then try to sell us some. Third and last stop is at a lake with an agreeable view of the mogotes (limestone mountains).

IMG_5010We leave Viñales very disappointed about the “pour” Maribel, which in effect takes advantage of us tourists just like anyone else, making us pay a very high price for the laundry she does for us and giving us the discount we agreed only for three nights out of eight. Back to the capital, our start point, we decide to try to go to a Casa Particular recommended by Lonely Planet, Dulce Hostal. It turns out to be the best place we’ve been to, Dulce Maria is the friendliest person of whole Cuba, the first one that doesn’t give or take any commissions to anyone, has a lower price for the room, doesn’t like the way we are treated like “banco che camina” (walking bank) by locals and doesn’t fully agree with socialism, understanding that humans are capitalists by nature. People always tell me I talk too much, well with this woman I don’t even have time to open my mouth… She tells us about what happen when the revolution started in 1956, what Fidel’s crazy plans were and how much he failed letting them almost starve. How she was made to be a teacher at only fourteen years old. How she found out from tourists about Yugoslavia been split up and many more interesting stories.

IMG_5058Apart from listening to Dulce for hours we have a walk around Habana Vieja and visit the informative Museo de la Revolutión and the Havana Club museum, which luckily this time is open. At 5am we wake up, have a coffee with Dulce and say goodbye to her. The prearranged taxi doesn’t arrive, so we find another one on the street, saving five Cuc which we will spend in the duty-free shop of the airport, even here the woman at the counter tries to make us pay fifty cents more. We really had enough of this and are happy to fly to San José, in Costa Rica, where we’ll have many hours to wait for the next flight to Guatemala City.

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Vecchie Chevrolet, cavalli e calessi

Dal finestrino della vecchia Lada, risalente agli anni di massimo splendore dell’Unione Sovietica, intravvediamo tutt’intorno a noi gli imponenti palazzoni che ci ricordano l’architettura comunista e dopo aver attraversato i quartieri popolari ci addentriamo nel centro città dove osserviamo le facciate degli edifici del periodo coloniale che pian piano si sgretolano in assenza della dovuta manutenzione. Arrivati nel sobborgo Vedado incontriamo i genitori di Lolli che finalmente possono riabbracciarla dopo più di dieci mesi dalla nostra partenza e con cui passeremo parte del nostro soggiorno a Cuba. Brindiamo con il cocktail nazionale, rigorosamente ornato da un rametto di menta fresca e ceniamo raccontandoci avvenimenti accaduti da una parte e dall’altra del mondo. L’indomani percorriamo le vie della capitale scrutando per le strade e tra le inferriate delle case la vita dei cubani che procede a ritmo caraibico.

IMG_4162Per integrarci al meglio negli usi e costumi locali ci mettiamo anche noi in colonna allo sportello bancario, per convertire i nostri Euro in moneta locale e dopo più di due ore di burocrazia tartarughesca usciamo dalla filiale con i tanto agoniati pesos tra le mani. Arrivati al parco centrale non ci lasciamo scappare l’occasione di percorrere le vie dell’Avana a bordo di una Chevrolet decapottabile anni cinquanta, color rosso fuoco e con gli interni in pelle bianca. Sfrecciamo coi capelli al vento sul Malecón, attraversiamo alcuni punti d’interesse della città e sostiamo in Plaza de la Revolución per fotografare il celebre ritratto di Ernesto Guevara affiancato dalla sua famosa citazione “Hasta la victoria siempre”.

IMG_4188Rientriamo nel centro e continuiamo a percorrere a piedi le viuzze di Havana Vieja, pullulanti di turisti che passeggiano tra venditori di sigari, negozietti che offrono tutti gli stessi souvenir e bar che cercano di attirare clienti con musica tradizionale. Il giorno seguente abbiamo appuntamento alle otto del mattino con l’autista che dovrebbe scorazzarci nei quattro angoli dell’isola e noi con puntualità svizzera attendiamo sull’uscio della casa particular con cinque minuti d’anticipo. Il telefono squilla, dopo pochi attimi il padrone di casa ci comunica che il nostro chauffeur arriverà solo verso le dieci perché ha dovuto cambiare l’automobile in favore di una più grande, più comoda per quattro persone. Senza prendercela troppo notiamo che qua tutto funziona con lentezza e l’organizzazione non è il punto forte di questo popolo. Ne approfittiamo per consumare la colazione in una stravagante abitazione gestita da un altrettanto stravagante personaggio che ha vissuto in Italia e che ci illustra alcuni particolari dell’attuale cambiamento di questo paese. Terminata la breve lezione di storia rientriamo alla nostra casa particular dove abbiamo modo di constatare che l’autista è arrivato con un’automobile dal porta bagli insufficientemente grande per le nostre valigie e proponendoci un prezzo spropositato rifiutiamo la sua offerta all’istante, decidendo di arrangiarci per conto nostro. Visto l’orario ormai tardivo optiamo per dirigerci a Varadero dove possiamo avere un primo assaggio del mare caraibico.

IMG_4240Trascorriamo una giornata nella famosa località costiera e lentamente iniziamo a riflettere sulle incongruenze di questo paese. Senza troppe idee sul proseguo del nostro itinerario ricadiamo sulla località di Cienfuegos ed al nostro arrivo capitiamo casualmente di fronte alla casa di Victor, dove riceviamo finalmente un’accoglienza che invita a visitare il paese con interesse. La città non ha molto da offrire, ma camminando sul viale principale scopriamo alcune stradine dove sono stazionate varie bancarelle che vendono le stesse cianfrusaglie ritrovate in altre città. Dopo una ricca colazione consumata sul tetto della casa di Victor raggiungiamo i giardini botanici dove passeggiamo all’ombra di enormi palme provenienti dai cinque continenti. Ci spostiamo sulla spiaggia di Rancho Luna per trascorrere il pomeriggio, ma a causa del cielo nuvoloso e del mare poco attraente non restiamo sicuramente stupefatti da questo luogo. Finalmente riusciamo a trovare quattro posti su un bus di Viazul e ci rechiamo nel pittoresco paesello di Trinidad, dove di primo acchito ci incanta con le sue strade acciottolate e le facciate dai colori pastello.

IMG_4351Fatichiamo a trovare una sistemazione visto il grande afflusso di turisti per il periodo pasquale, ma alla fine riusciamo nel nostro intento ed iniziamo ad esplorare il borgo ricco di ristoranti e piccoli bugigattoli dal sapore antico. Dalla torre del museo si gode di una splendida vista sui tetti in coppi, tra cui svettano i campanili delle chiese fatte erigere durante il periodo della colonizzazione spagnola ed il panorama spazia dai rilievi alla costa del Mar dei Caraibi. Il paesello è molto carino, ma fino ad ora non abbiamo ancora trovato la scintilla che accenda la nostra passione per questa terra e speriamo di trovarla effettuando un’escursione nelle colline circostanti. Tutto il nostro entusiasmo si smorza il mattino seguente, quando al nostro risveglio la pioggia cade copiosa fuori dalle nostre finestre. Ci rechiamo all’agenzia dove abbiamo prenotato e con stupore veniamo rimborsati fino all’ultimo centesimo che abbiamo pagato, dato che l’uscita è stata annullata a causa della meteo avversa. In cerca di un’alternativa dove trascorrere la giornata piovosa ripieghiamo sul museo di Che Guevara a Santa Clara e contrattando con un tassista riusciamo a strappare un prezzo decente anche se ancora una volta troviamo che sia troppo alto per un paese povero come Cuba. Durante il viaggio ci godiamo il paesaggio fatto di campi e frutteti, osserviamo i contadini lavorare aiutati solo da mezzi arrugginiti e primitivi ed attraversiamo i villaggi constatando come l’evoluzione di questo paese sia proceduta molto lentamente durante gli anni del comunismo.

IMG_4388I carretti trainati da cavalli sono ancora usati attualmente come mezzo di trasporto e le campagne sono tutt’oggi tappezzate di propaganda rivoluzionaria come se fosse l’unica soluzione per la crescita del paese. Giungiamo a destinazione e dopo aver scattato alcune fotografie al monumento eretto in memoria del guerrigliero scopriamo che il museo oggi è chiuso proprio a causa della pioggia. Delusi e frustrati per aver trascorso quasi due ore all’interno dell’abitacolo di un’automobile per ritrovarci di fronte ad una porta sbarrata ci trasferiamo in centro paese per consumare un pasto prima del rientro. Sulla via del ritorno dibattiamo sul fatto di come sia possibile che, in un paese così apparentemente povero, ai turisti vengano applicate delle tariffe così elevate e cerchiamo di comprendere nelle tasche di chi vadano a finire i nostri quattrini. Sicuramente lo stato tassa pesantemente chi esercita un’attività privata, ma comunque tutte le persone che hanno a che fare con gli stranieri si arricchiscono parecchio, rispetto ai propri connazionali che vivono nelle campagne e ancora credono nel socialismo, diventando rapidamente capitalisti avidi di denaro. Vista la relativamente recente apertura di Cuba al mondo esterno supponiamo che il divario tra queste due fazioni crescerà enormemente creando una classe di benestanti ed una di indigenti. Queste restano unicamente nostre supposizioni in quanto nessun cubano incontrato finora si è mai sbilanciato sul tema, restando tutti sempre molto distaccati nei nostri confronti. Solo il futuro condizionato dalle sorti politiche ed il crescente uso di internet, che ancora oggi si limita solo a poche città ed a prezzi accessibili unicamente ai forestieri, potranno decidere l’avvenire di questa popolazione che sta entrando solo ora a contatto con il resto del pianeta.

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Cuba with my parents

At the airport of Havana we expect to see my mum and my dad waiting for us, but they are not there, so I look for our names and find a big black man holding a piece of paper saying “Loly y Patrick”. The man introduces himself to us and calls the taxi. Once in the city I spot my dad on the side of the road, instant later my mum comes out of a building. I’m so happy to hug them after almost one year. They take us in the Casa Particular that they have booked from home, which turns out to be the worst one of the whole trip, but very typical and interesting, with a funny lady named Marisa that prepares breakfast and cleans the house. We leave our bags in the room and go to have our first cocktail together. Somehow we manage to find the most expensive places of the whole country for both dinner and drinks afterwards.

IMG_4217In the morning we go to the bank to change some money, my mum has done this procedure before, but I don’t believe her when she says that she had to wait on a queue for more than one hour, so we send the two men for a drink and we queue up behind “el ultimo”. After one hour we are not even inside, but still out under the sweating hot sun, finally we enter and find out that there another fifteen to twenty people already sitting on the chairs waiting. For every person that goes at the counter it takes at least ten minutes. Mum tells me to give her the money and wait outside with dad and Patrick, somehow she manages to get up and reach the counter where a man counts the money and writes down every single piece he receives and gives out, waits for approval by the chief and finally let her go. We’ve been lucky, it took only two hours, we’ve heard of people waiting until more than three hours. It doesn’t take long to feel that we are in a communist country completely controlled by the government, where even the internet access doesn’t exist, there are only three spots in the whole of Cuba where there’s connection and with one and a half Cuc and a scratching card you can sit around the plaza with other tourists for one hour of Wi-Fi.

IMG_4483Procedure that we will eventually do to upload our photos and this article. Life for locals is very cheap and paid in Moneda National (Cup), while everything for tourist is much more expensive and paid with Pesos Convertibles (Cuc). Nobody ever does anything for free, there’s always a high commission to pay, between twenty to fifty percent on a price that is already high itself for such a pour country, where we hear that the average monthly pay is twenty five Cuc. But we are here to discover the place so, despite all this, we decide to take a tour around the city with an old timer cabriolet passing through Plaza de la Revolution where the recently passed away very much loved Fidel Castro used to make his speeches, then we have a walk in the pretty old city arriving to the Havana Club rum museum just after closing time.

IMG_4184The next morning we are ready at 8am, a Cuban lady that now lives in Ticino has organized for us a taxi with a guide-driver to take us around the main attractive spots of the country. The phone of the Casa rings, the driver will arrive only at 10am because he has to change vehicle. It doesn’t surprise us, we take advantage to go for breakfast. When he arrives the car isn’t big enough for the four of us and the baggage, the price per day that he tells us is higher than what was arranged, plus the driver that is supposed to be also a guide doesn’t even introduce himself, we don’t hear him saying a word. We all agree that this isn’t what we want, we will find another way to get around. We consider various options and discuss about them, until we decide to take a taxi to Varadero and think about what to do later on from there. We arrive early in the afternoon and find a nice Casa Particular where to spend two nights. We put our swimming costume on and jump into the wavy water of the Gulf Of Mexico. I, dad and Patrick have a lot of fun jumping in and over the big waves, while mum relaxes with a book and a mojito.

IMG_4251There are plenty of restaurants around, all offering the same meal that we will find anywhere else: chicken, pork or fish with a bit of salad and rice. The next day we take the recommended hop on-hop off bus. We will laugh about it for the whole trip as it is the worst ever sightseeing bus, all we see is every single resort of the peninsula and nothing else. We find relief on few mojitos and another jump in the sea. The only bus to Cienfuegos is already full, so we take a taxi, having to wait about an hour at the police station for “inspection”, we will never fully understand these checking by the police, what we do notice is that they only stop cars that have tourist in, which manly means money matters. As soon as we get out of the car in Cienfuegos, Victor approaches us offering two rooms at his Casa, we accept and have the second best meal and breakfast at his rooftop restaurant. The city doesn’t have much to offer except some nice buildings to look at, so the next day, thanks to the advice of a young man working at the Casa, we take a trip to the botanical gardens then to Rancho Luna, the closest beach. Finally for the first time we manage to take a Viazul Bus and, in one and a half hour, we arrive to Trinidad. The town is small and very colourful, is probably the most touristic place of Cuba and also the one with the most choice of restaurants. While I and mum chat, Patrick and dad go in search of an accommodation with two available rooms. We go to the best museum of the town, where the only interesting part is a terrace on top of a tower where we can admire the view of whole Trinidad.

IMG_4353We line up for some information at the only tour operator and organize a trip to a nearby park for the next day. When we wake up it’s raining and it continues even after breakfast, we get to the tour office and they honestly tell everybody that the weather isn’t going to change so they are willing to give the money back to whoever wants to cancel the excursion. We get our money back and think of what else we can do, outside the office a man offers us a taxi to Santa Clara, where we can visit the Che Guevara museum which is inside, so doesn’t matter the rain. We bargain the price and leave with a nice old Chevrolet, luckily with windows. We arrive in front of the big statue and mausoleum of the famous revolutionary, take few picture and when we try to go in the museum a man stops us and tells us that it’s closed due to the rain which brings too much humidity. What? Really? Nobody really understands this, it makes no sense, but it is so and the only thing that remains for us to do is have a walk in the city, have some lunch and drive another two hours back to Trinidad taking it as a funny joke to tell people. At least along the way we see some interesting villages, the way people still use horses as a main transport for people and goods and many propaganda posters.

IMG_4290One last good dinner together with my parents, although they give us fish fritters without any fish, then in the morning we wait for the taxi that takes them back to Havana where they have a flight in the evening. We have spent some very nice time together and had a lot of funny situation to laugh about.

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