Ya man

Dopo esser passati, fortunatamente per l’ultima volta, attraverso i controlli aeroportuali statunitensi atterriamo nella capitale giamaicana. Ci affidiamo ai mezzi pubblici per recarci al nostro alloggio e quando scendiamo dall’autobus nel centro città veniamo travolti dalla caoticità come non ci capitava da tempo. La luce del sole ha lasciato spazio all’oscurità e le grida dei tassisti che promuovono la loro destinazione si mischiano al suono dei clacson, qua e la qualche carretto che vende frutta o scarpe e noi nel mezzo con lo zaino sulle spalle che cerchiamo di capire quale direzione prendere.

IMG_3949Una signora intravvista precedentemente nel viaggio dall’aeroporto, vedendoci spaesati, ci chiede quale sia la nostra destinazione e gentilmente ci indica il bus da prendere. Arriviamo in un’altra stazione degli autobus ed andiamo in cerca di un taxi che ci conduca finalmente al nostro alloggio. Nonostante il colore della nostra pelle sia differente da quello di tutti gli altri notiamo che non attiriamo tutte le attenzioni su di noi e mentre camminiamo verso l’altro lato della piazza il nostro olfatto ci conferma più volte che ci troviamo nell’isola di Bob Marley. Contrattiamo il prezzo con l’autista che parla solo giamaicano, una lingua ben distante dall’inglese, e finalmente arriviamo a destinazione. Non ci resta che contattare la signora che gestisce l’appartamento e possiamo poggiare gli zaini definitivamente. Grazie al portinaio della residenza incontriamo la gentilissima signora che ci mostra l’abitazione, ci scorrazza al supermercato ed al ristorante che reputa il migliore per il classico piatto nazionale: il chicken jerk. Il giorno seguente ritorniamo all’aeroporto per recuperare l’amica Fabi che a causa del volo da Milano ritardato di qualche ora ha perso la coincidenza dovendo trascorrere una notte a Miami. Tutti e tre rientriamo in centro con i mezzi pubblici che ora non sono più un ostacolo per noi e passiamo il pomeriggio chiacchierando del tempo trascorso agli estremi del mondo. Prima di lasciare Kingston facciamo tappa al museo di Bob Marley, dove scopriamo qualche dettaglio in più riguardo la sua vita e la sua corta, ma intensa carriera da musicista.

IMG_3963Nel pomeriggio decidiamo di sperimentare i mezzi di trasporto locali e stipati all’interno di un minivan raggiungiamo la tranquilla località di Port Antonio. Veniamo accolti da Patrick e Bobo che ci fanno conoscere la cultura rasta, il cibo locale e grazie a loro scopriamo pure alcune gemme nascoste della regione. In compagnia di Bobo raggiungiamo le colline circostanti dove incontriamo diversi contadini che lavorano duramente per strappare alcuni appezzamenti di terreno alla foresta e trasformarli in coltivazioni che permettono loro di sopravvivere. I ritmi lavorativi dell’isola non son di certo scanditi dalle lancette dell’orologio, ma dal sole e le stagioni e nessuno si logora per raggiungere un obbiettivo prefissato, ma basta semplicemente arrivare a fine giornata. I giamaicani adottano uno stile di vita molto semplice, senza troppe pretese e basato fortemente sui rapporti umani. Il giorno dopo la camminata lo dedichiamo interamente al relax sulla spiaggia di Winnifred, una piccola baia frequentata da qualche turista ed alcuni giamaicani che vi si recano per cercar tranquillità e riposo.

IMG_3999Sempre a bordo dei mezzi di trasporto pubblici ci dirigiamo verso ovest, nel cuore della zona turistica del paese. Ad Ocho Rios, a causa dell’assenza di navi da crociera, l’atmosfera è molto pacata e dopo mezza giornata siamo già assuefatti da questo finto villaggio creato per turisti di giornata. L’indomani ci rechiamo a Nine Miles, un piccolo paesello nelle montagne dove nacque il più famoso cantante reggae del mondo e dove oggi sorge il suo mausoleo. Purtroppo rimaniamo fortemente delusi da questa visita perché tutto è incentrato sulla vendita di cianfrusaglie, bevande alcoliche e marijuana, a discapito della vita del cantautore e del Rastafarianesimo a cui lui era devoto. Abbandoniamo questa zona della Giamaica che non rispecchia la vera essenza di questa popolazione e dopo sette ore di viaggio e cinque cambi di taxi condivisi giungiamo all’altro capo dell’isola. Malauguratamente veniamo accolti dalla pioggia, ma la buona sorte fa sì che cessi in tempo per concederci un incantevole tramonto.

IMG_4126Treasure Beach in questo periodo dell’anno non è molto movimentata, vi sono alcuni bar sulla spiaggia dove la gente del luogo si ritrova per scambiare qualche parola davanti ad una birra o per passare il pomeriggio giocando a domino. Un barcaiolo ci avvicina proponendoci un’escursione in barca lungo la costa fino a Black River e noi accettiamo accordandoci per il giorno seguente. Dopo colazione saliamo a bordo dell’imbarcazione ed in compagnia di altri tre turisti belgi navighiamo nelle acque lungo la costa, fino a quando non ci arrestiamo per ammirare un gruppetto di delfini che nuotano e giocano attorno a noi. Proseguiamo passando accanto al Pelican Bar ed a un resort ormai chiuso perché sta lentamente sprofondando nel mare, fino a quando imbocchiamo il Black River dove intravvediamo quasi subito un coccodrillo nascosto tra le mangrovie. Proseguiamo cercando di scovare alligatori ed uccelli celati nelle vegetazione mentre la guida ci descrive le particolarità della zona. Al nostro ritorno sostiamo al bar su palafitte in mezzo al mare che prende il nome dal pennuto con l’enorme becco per sorseggiare una Red Stripe e rinfrescarci nelle basse acque che circondano la struttura.

IMG_4115Il giorno seguente lo trascorriamo facendo poco più di nulla, tra mare, spiaggia ed il bar dove veniamo sfidati a domino. Ci spostiamo a Negril consapevoli che il nostro soggiorno in Giamaica sta per concludersi ed anche se non abbiamo visitato molti luoghi, abbiamo fatto molti incontri lasciandoci stupire dall’attaccamento e l’orgoglio per il proprio paese che ci hanno dimostrato gli abitanti di quest’isola. Salutiamo Fabi che ritorna a Kingston per imbarcarsi sul volo di rientro verso casa, mentre noi ci dirigiamo a Montego Bay dove ci aspetta l’aereo che ci porterà sull’isola più estesa dei caraibi per fare nuovi incontri e nuove conoscenze.

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Welcome to paradise

During our stopover in Fort Lauderdale we find out that Fabi’s flight was delayed, so she will arrive only the next day. The booking she had done at a hostel has been cancelled too, so we have a new address of an apartment in New Kingston. Once entered in Jamaica we wait for the bus that takes us downtown. At the bus station in Parade we are very confused of which bus to take next, a king lady tells us to take one bus to Half Way Tree and at the Clocktower Plaza ask for a taxi, here between a “ya man” and another we understand where to go and find a man of which we only understand the price, luckily at the entrance gate of the apartment the guard knows Edie, the woman we are looking for. She welcomes us with a smile and a comprehensive English, she shows us the apartment and takes us for a drive around the area, she even stops for us to take home some jerk chicken for dinner. In the morning we go on the main road waiting for a bus, a car stops and takes us downtown for the same price as the bus, this is a route taxi and from now on is what we will mainly use as a transport. At Parade we observe the people around, who sells fruit, who’s having a walk with the children, who just sits around, who comes around with trolleys loaded with speakers and plays his music loud, who sells cold drinks and who like us is waiting for the bus to come.

IMG_3951Finally, with one day delay, here comes Fabi. We buy some fruits, go back to the flat and decide to walk to the Bob Marley Museum, after a long walk and a taxi taken at the last moment we arrive and unfortunately it’s closed, we find solace with a nice cold Red Stripe. We return to the museum in the morning and have a rousing tour around the house where The Legend has been spending plenty of time and recorded many albums. I learn a lot more about his short life. We take our bags and stop to eat what is one of the best dishes we have here in Jamaica: Jerk pork. The taxi takes us to the minivan that goes to Port Antonio, a two hours long journey squashed in four people on a three seat per lane space, this sounds more like a real local way of travelling. It’s nice to be back to a country where every single movement is an adventure, it can be tiring, but it’s a lot of fun. In Port Antonio we ask people where to go for Garden House, until a lady tells us to follow her, she’s going that direction. From the bottom of the stairs we see two rastamen smiling and telling us to go up.

IMG_4020For two days we are very spoiled by Patrick and Bobo, they cook us some delicious Rastafari Food and treat us very well. We take a walk to the mountains meeting many interesting people like a man who’s building a Rastafari Village, we stop at a fresh water pond for a swim and the next day we relax at Winnifred Beach, where many local people welcome us to paradise, Jamaican are very proud of their land and wish we all could appreciate this everyday. This area, Portland, is very hilly with a lot of vegetation, it’s very nice and less visited than other places, we would have liked to stay longer, but we want to have a taste of the different areas of the island. At the bus stop we have to wait for the minivan to fill up, so we fix our bags and sit on a bench where we have a lot of fun talking to a man and listening to him singing his own songs. Arrived in Ocho Rios the vibe changes, they don’t wait more than two seconds to start hassling. We avoid all the taxi drivers and walk in the village asking where we can find Reggae Hostel, a man tells us to follow him and as soon as he sees a woman with a uniform he tells me to keep on going straight and disappear. The lady even scares us when she asks us where was that man taking us. She tells us the way, which is the same one the man was showing us, and tells us not to speak to the people. The same thing happens again in the evening, this time we don’t listen to the uniformed person and follow the local guy who takes us to the background of the market, where Jamaicans live.

IMG_4023Here we have some very good food at a good price and we see people singing at a karaoke, while other gamble. Very interesting. Sadly this small town is usually full of tourist coming from the cruise ships, which now aren’t here, this is why the tourist’s police keeps everybody away, I guess they need to show that Jamaica is a safe country, which to me this way makes me feel more in danger, there’s no need to keep the real local people away. While we’re here we decide to go to Nine Miles, where Bob Marley was born and lived until thirteen years old when he moved to Trench Town. We are so disappointed about this visit. Bob Marley was a person that shared and wanted to help everybody, people everywhere tell us that we are one people and are happy to help. In this very special place for him and everybody that loves him the only thing they do is taking people around trying to sell stuff like a specially made brand of sauces of “Bob’s mum special recipe”, saying stupid jokes about smoking weed that are not funny at all, make you buy more special drinks and where Bob’s and his mum’s mausoleum are they are building a chapel where people can get married. At the end of this sad commercialising tour the guide even asks us for a tip. Fabi is the first one running away from the place and catching the taxi as soon as possible. We leave Ochi and with six different minivans and taxies, getting even played around by one, seven hours on the road, we arrive to the very quiet Treasure Beach.

IMG_4129Except a sport centre where in the evening they put very loud music, as they Always do everywhere, and few restaurants that close at nine in the evening, the only thing they offer us is to go for a boat ride. We accept and stay out half a day where we see dolphins swimming and playing just beside the boat, crocodiles relaxing along the Black River, we stop to try some river crabs and back in the sea we go to the Pelican Bar. A wooden bar built few hundreds metres off the coast on a reef by a fugitive to escape from the police, this brought more and more curious people to check what the construction was and now is famous and brings many tourist especially from Negril, which is our next stop. Once again with many different taxis we arrive in this touristy town, that’s actually cut in two, on side is a four miles long stretch of sandy beach called Seven Miles filled with resorts, whilst where we are staying, the West End, is the rocky side, with big cliffs falling into the sea.

IMG_4142It’s low season, so there’s not much around, but we find a very nice little stand to eat some different tasty food and a nice bar from where to reach the water by stairs. Here we have to say goodbye to Fabi, the next day she takes the first of a series of taxies to reach Kingston where she has her flight the next morning. We take the day off to update the blog and prepare for the next Caribbean island.

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La storia a colori

Mentre consumiamo una classica colazione messicana, a base di nachos piccanti e fagioli, stabiliamo dove passare i prossimi giorni e grazie alle gentili indicazioni di Fatima, gerente dell’ostello Truta Mundos di Mérida, pianifichiamo il nostro itinerario. Riempiamo lo zainetto con lo stretto necessario e ci dirigiamo alla stazione degli autobus. Arrivati a Celestún troviamo un paesello pressoché deserto, tranne la spiaggia dove incontriamo i barcaioli che riposano sotto ad un tetto di paglia. Ci approccia Carlos che ci illustra l’escursione all’interno della Biosfera di Rìa Celestún e ci accordiamo per partire il mattino seguente. Quando il sole tramonta la gente esce di casa e si raduna in piazza per chiacchierare o per fare una partita a calcio nel vicino campetto. L’indomani ci facciamo trovare puntuali sulla spiaggia, mentre con la classica calma messicana i pescatori convertiti a guida turistica arrivano e partiamo con una modesta mezzora di ritardo sulla tabella di marcia. Nonostante dieci mesi di viaggio in paesi dove la posizione delle lancette sul quadrante dell’orologio viene presa alla leggera noi non riusciremo mai a scrollarci di dosso la puntualità svizzera. Durante la navigazione lungo la costa vediamo diversi pellicani, alcuni aironi intenti a scrutare le acque in cerca di pesci e molte altre specie di uccelli. Risaliamo il fiume e dopo qualche minuto si comincia ad intravvedere una linea rosa all’orizzonte. Avvicinandoci cominciano a delinearsi le sagome affusolate di migliaia di fenicotteri che sostano nelle basse acque circondate da mangrovie.

IMG_3697I volatili si nutrono principalmente di molluschi e crostacei ed è proprio grazie a dei piccoli gamberetti rosa che ottengono il pigmento che conferisce loro il caratteristico colore. Li ammiriamo per un po’ poi ci trasferiamo in una vicina laguna per rinfrescarci prima di far rientro sulla terra ferma. Lasciamo la piccola località marittima e ci dirigiamo nella caratteristica città di Campeche. Il centro di quest’ultima si distingue per le facciate color pastello degli edifici che sono attorniati dalle mura erette nel diciassettesimo secolo come protezione dagli assalti dei pirati. Al nostro arrivo veniamo accolti da un simpatico filmato della storia campechana, proiettato direttamente sulla parete di uno dei principali stabili che si affacciano sulla piazza.

IMG_3755Trascorriamo qualche giorno in questo tranquillo luogo di villeggiatura tra musei, mercato e piatti tipici della regione. Rientriamo a Mérida passando per il sito archeologico di Uxmal. Arriviamo verso mezzogiorno ed il caldo torrido ha scacciato quasi tutti i visitatori. Grazie all’assenza della folla che si presentava attorno alle rovine di Chichén Itzá, sommata alla totale mancanza di venditori di souvenir, abbiamo maggiormente la sensazione di essere proiettati in un mondo antico e ricco di mistero. Girovaghiamo tra le rovine mentre le enormi facce del dio Chaac, scolpite sulle pareti delle imponenti costruzioni, ci osservano da ogni angolazione. Di tanto in tanto sostiamo all’ombra della vegetazione per sfuggire ai raggi solari e per idratare il nostro corpo, prima di proseguire il nostro cammino. Ammiriamo più volte e da diversi punti di vista la Piramide del Adivino, quello che a noi pare come il monumento più interessante dell’intero sito e che preferiamo pure a quelli della prima città Maya visitata.

IMG_3874A Mérida facciamo ancora una capatina al mercato per gustare le prelibatezze yucateche, camminiamo lungo il Paseo Montejo e concludiamo la giornata a ritmo della musica dal vivo proposta alla cantina La Negrita. Lasciamo lo stato dello Yucatan per far rientro nel Quintana Roo e più precisamente a Puerto Morelos. Il piccolo villaggio di pescatori recentemente convertito a zona di villeggiatura è una buona meta per trascorrere gli ultimi giorni in terra messicana. La nostra scelta ricade su questo luogo perché consigliatoci vivamente da Esteban, cileno dalla vita ricca d’esperienze conosciuto sul treno per Varanasi, e per la vicinanza all’aeroporto di Cancun, dove ci imbarchiamo di primo mattino per il volo che ci porterà ad esplorare la nostra prima isola caraibica.

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Pink and many other colours

We leave our big bags at the hostel in Mérida and take a bus to Celestún, first we stop at the market to have a cevice de camarones, raw shrimps with onions in lemon sauce, very tasty.

IMG_3660Once arrived we look for a hotel and ask about boat trips to the Reserva de la Biosfera Ría Celestún, along the beach we find Carlos who shows us the route that we will travel and tells us to come back in the morning around nine O’clock to join a group when the sea is nice and calm. We have a swim in the sea and, while drinking a beer, looking at the sunset we finally see some tourists, they all hide in the posh hotel, they come out to take a selfie with the nice background and rush back in, as if it is dangerous to walk around. In the very small village we have a huge delicious burrito and go to sleep. After breakfast we go back to Carlo’s stand where all the boatmen are waiting for passengers.

IMG_3678As soon as there are enough of us we leave following the coast where many pelicans are plunging in search of fish, then we forward in the river until we reach the expected point. In front of us hundreds and thousands of flamingos are feeding, flying and clucking. As we already know they are pink, but among all of them here and there we see few white and grey ones, the guide explains us that it’s the original colour of their plumage and they become pink because of what they eat, which is shrimps and residues they find in the reddish water made that colour by the tannin released by mangroves. We admire these big birds for a while then, on the way back, we stop to have a swim in a clear fresh water swamp just next to the brown river, it doesn’t get mixed thanks to the Ojo de Agua, a point where fresh water comes out from the ground creating small waves similar to an eye.

IMG_3736We move to Campeche, a beautiful small colonial city. The old part is enclosed into walls as tall as eight metres that were erected back in the seventeen centuries by the few remaining villagers after the umpteenth time they had been attacked by pirates, this finally put an end to the devastation of the city and they started building what now looks so beautiful to our eyes: long parallel streets of colourful houses. Even after three days we still find new restaurants or shops hidden behind these magnificent buildings. We are very lucky to be here during weekend, when on the main square they project the story of Campeche directly on one of the main structures. Watching this animated film makes us searching for more details. We find out that the huge asteroid that killed all the dinosaurs sixty six millions years ago is buried just off this coast and that the decorated skull that we keep on seeing in many different versions of souvenirs is for Mexicans the symbol for their dearly departed friends and relatives, whom are celebrated on the Day of the Dead, Halloween in England. Instead of being sad for their loss, they keep their memories alive with colourful skulls representing them.

IMG_3774We roam around the city admiring the architecture and enjoying culinary specialties, then we go to Uxmal, one of the most important Mayan cities of that time. We are really delighted by this site, it has no vendors at all, which makes it look wild and remote, there aren’t many people visiting at the same time and most of all every single monument is very well decorated. We spend almost three hours walking around appreciating the big monstrous faces, the ornamental pyramids and many different details sculptured. We return to Mérida where we enjoy once again the delicious food of the market, we walk the famous Paseo Montejo, which apart from some antique houses is nothing so special and we watch people dancing salsa with live music while sipping at few glasses of margarita.

IMG_3911Back on the coast we stop for few days in Puerto Morelos, a small village just south of Cancun. It’s a nice quiet place to relax and have a swim in the sea. We drink our last few Jamaica, tasty cold hibiscus flower tea, eat our last quesadillas and enchiladas and we are ready for the next country: Jamaica, where maybe we will find the Mexico tea.

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