Un viaggio nel tempo

La Nuova Zelanda è ricca di particolari fenomeni naturali e tra questi vi sono i Glowworms, ovvero dei vermi luminescenti. Ci rechiamo a Waitomo per vedere di persona questi piccoli esseri che tutti descrivono come fenomenali. Se ne possono trovare un po’ in tutta la nazione, ma questo luogo è famoso per la loro concentrazione all’interno delle innumerevoli caverne. Scegliamo una delle numerose compagnie che accompagna i visitatori all’interno delle grotte e muniti di ciambella galleggiante ci addentriamo nella Ruakuri Cave. L’acqua che scorre nel sottosuolo è decisamente fredda, ma grazie alla tuta evitiamo l’ipotermia e cominciamo a fluttuare sul fiume sotterraneo. Con l’ausilio della torcia frontale ammiriamo stalattiti e stalagmiti tutt’intorno a noi, comodamente seduti nella nostra ciambella galleggiante. Le larve emettono luce per attrarre gli insetti e, grazie ad un filo simile ad una ragnatela, catturano le prede che gli permettono di crescere e passare allo stadio successivo. Una volta diventate pupe impiegano circa due settimane per trasformarsi in adulto, che sfortunatamente è sprovvisto di bocca e gli restano solo due giorni per accoppiarsi, deporre le uova e morire. Mentre la guida descrive la loro evoluzione ci invita a spegnere l’unica fonte luminosa nella caverna e magicamente si accende una via lattea, fatta interamente di vermi, sopra di noi. È uno spettacolo surreale, un cielo stellato durante l’ennesimo giorno di pioggia in Nuova Zelanda. Continuiamo a farci trasportare dalla corrente e le costellazioni si susseguono sopra alle nostre teste, fino a quando non si comincia a intravvedere la luce in fondo al tunnel. Riemergiamo dalle viscere della terra ed andiamo nuovamente ad accamparci nel mezzo della natura lungo la strada per Rotorua. L’indomani proseguiamo fino a giungere nell’area dove tutto fuma e ribolle.

img_1731Tutta la zona adiacente la città è cosparsa di geyser e fumarole, si perde il conto dei parchi dov’è possibile vedere i fenomeni geotermici esprimersi ed è pure difficile sceglierne uno da visitare. Dopo due notti di campeggio sulle sponde del lago Rerewhakaaitu, in attesa che la pioggia ci conceda una tregua, ci trasferiamo all’holiday park di Waikite Valley, dove abbiamo libero accesso alle piscine termali. Nonostante le previsioni meteorologiche diano pioggia per altri due giorni il cielo si dirada e lascia spazio ad un sole splendente. Prendiamo la palla al balzo e ci precipitiamo al complesso geotermale Te Puia. L’attrazione principale del parco è senza ombra di dubbio il geyser Pohutu, in grado di eruttare fino a venti volte al giorno sputando acqua bollente e vapore fino a trenta metri d’altezza. Si fa attendere quasi un’ora e mezza, ma alla fine lo vediamo esprimersi alla sua massima potenza, lasciandoci a bocca aperta. Ritorniamo al campeggio giusto in tempo per metterci a mollo una mezzoretta nelle calde acque prima di infilarci nel sacco a pelo.

img_1778Il mattino seguente ce la prendiamo con comodo e, tra una piscina a trentotto gradi, una a quaranta ed una ricca colazione troviamo pure il tempo per visitare la sorgente delle terme, ovvero un enorme calderone dove sgorgano cinquanta litri d’acqua al secondo, alla temperatura di novantotto gradi centigradi. Continuiamo il nostro tragitto verso nord e deviamo sulla costa ovest per incontrare Michaela e Regan, due kiwi conosciuti cinque mesi fa in Myanmar. Veniamo ospitati per una grigliata presso casa dei loro amici Louise e Christian nel paesello marittimo di Raglan. Passiamo una bella serata in compagnia e decidiamo di trattenerci qualche giorno in più in questo piccolo villaggio dall’atmosfera molto rilassante. Ormai stiamo per giungere alla fine del soggiorno nel sedicesimo paese del nostro giro del mondo, il che significa primo che geograficamente parlando siamo il giro di boa del nostro viaggio e secondo che lasciamo definitivamente l’emisfero sud del pianeta. Arriviamo nell’avvenente ostello Haka Lodge di Auckland, riconsegniamo la piccola automobile che ci ha scorrazzato per più di quattromila chilometri su e giù per le due isole e passiamo una notte in un vero letto dopo più di un mese trascorso quasi interamente in tenda. Tenda che, assieme al resto dell’attrezzatura da campeggio, tentiamo di rivendere ai nuovi arrivati, purtroppo senza successo.

img_1810Gironzoliamo per la città in attesa di recarci all’aeroporto dove ci imbarcheremo sul volo che ci porterà alle isole Hawaii dove, grazie alla linea del cambio data, atterreremo nel pomeriggio di ieri.

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Southern hemisphere’s last week

Our journey in the north island is a big loop, from Matamata we drive to Waitomo to see the famous Glowworms. With Black Water Rafting we enter Ruakuri Cave wearing a wetsuit, boots, cave helmet, light and a cave raft, which is a black tube. Everything through this labyrinth is completely dark, except our lights, that we turn on to know where to put our feet or where to jump from the fall, the only other light is the one created from these interesting and unique worms. The luminescent greenish-blue light is produced from the organs of the larva of the fungus gnat which lives suspended on a rock and feeds itself of the insects that get stuck on its sticky threads hanging below it. It remains in this stage for six to nine months, when it becomes an adult it doesn’t have a mouth and has only up to three days to emerge, mate and lay the eggs. A very strange insect, but makes a wonderful atmosphere, looking like a sky full of stars. Unfortunately we’re not allowed to take any photos in the cave, so this will remain only in our memories. After this tiring adventure we sleep in a very nice freedom campground and when we arrive to Rotorua we look for another one, but all we find it’s a council’s campground where we also have a free barbeque. We make the most of it preparing hamburgers, potatoes, vegetables, toasts and crumpets. The only moment that is not raining we take advantage to go and visit Te Puia, another geothermal park.

img_1695Here we have the opportunity to see the rare Kiwi bird, New Zealand’s national animal, it’s a nocturnal animal so the place where it’s kept is so dark that we hardly see it, all we can spot is something with a long beak moving. The particularity of this park though, is its geyser, more precisely the Pohutu Geyser, the biggest one of the southern hemisphere, shooting water and steam as high as thirty metres. We wait for one and half hour to see this great eruption and when it starts we are absolutely amazed. It’s impressive to see what nature can do, how much pressure and energy it takes to do such a thing. Happy to have seen my first geyser we go back to the holiday park, where we’ve moved to that morning, and have a very relaxing soak into the natural thermal spa water of Waikite Valley. The stream where the water comes from it’s a boiling lake where every second fifty litres of ninety eight degrees Celsius water rich of Magnesium and Calcium flow down the river, a magnificent natural wonder.

img_1767From Rotorua we drive to Raglan where we are invited for a barbeque dinner at Louise’s and Christian’s house, friends of Michaela and Regan which we’ve met in Myanmar about five months ago and kept contact. With them we spend a lovely evening and eat very well. While we’re here, in this nice maritime village, we decide to stay until it’s time to go to Auckland and drop off our car. Finally we have three days in a row of nice weather so we can pack up our bags, after one month of having clothes and stuff hanging around the car, we can get everything dry, included the whole tent which we put nicely back in its bag, same with the mattress and the blanket, hoping we will be able to resell them once in the backpackers of the city. For the first time here in New Zealand we stay in a hostel, it’s very nice and well equipped: plenty of pans, dishes and cutlery in the kitchen, but, most of all, the best dorms I have ever seen, with nice stable bunk beds, light and socket for each bed and also a curtain so you can have your own privacy.

img_1789Here we are, spending the last one and a half day in the country’s biggest city, there are around one million people living here, one fourth of the whole population. From Haka Lodge we walk around the centre, to the harbour, which is now hosting three huge ferries, to the bottom of the sky tower, we eat some good Indian food and twice we have Turkish food, that seems to be what goes more. Sadly we don’t find anyone interested in our camping gear and we end up leaving everything in the luggage room of the Backpackers. In the evening we take a taxi to the airport and leave the southern hemisphere for good.

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Un viaggio inaspettato

Nell’isola sud ci capitava di guidare per ore e sulla nostra via incontravamo solo alcuni villaggi che in un battibaleno erano già alle nostre spalle. Quando sbarchiamo nel centro di Wellington i palazzi e la concentrazione urbana ci trasmettono una sensazione di claustrofobia, tanto da farci decidere di procedere il più presto possibile verso nord. Ci intratteniamo giusto il tempo di visitare il laboratorio Weta Cave, il luogo dove sono state create scenografie e costumi per molte opere cinematografiche, incluse le trilogie de “Il Signore degli Anelli” e “Lo Hobbit”. La riproduzione dei personaggi in dimensioni reali e curati nei minimi dettagli ci catapulta nel fantastico mondo di Tolkien.

img_1179Salutiamo Gandalf, Gollum e tutto il resto della compagnia per dirigerci alle pendici del monte Fato, dove si snoda il trekking di un giorno solo più famoso della Nuova Zelanda: il Tongariro Alpine Crossing. Arriviamo al Tongariro Base Camp e le temperature rasenti gli zero gradi centigradi previsti per la notte ci costringono, dopo venti notti, a rinunciare ai comfort di tenda e sacco a pelo in favore di una più accogliente camera provvista di un vero letto ed in particolare di un riscaldamento. Alle prime luci del sole consumiamo il pasto più importante della giornata prima di farci trasportare al principio del sentiero. Assieme ad un centinaio di altre persone ci incamminiamo verso la base dei vulcani e dopo la prima oretta di cammino il sentiero comincia a salire verso la bocca dei crateri. Il sole è oscurato dalla fitta nebbia che non si scolla dalla montagna, mentre il vento soffia gelido e incostante sui nostri visi. Passo dopo passo ci inerpichiamo sulla roccia lavica raggiungendo il cratere sud, dove la foschia ci concede visioni mistiche dell’ambiente lunare che ci circonda. Proseguiamo infreddoliti verso il punto più alto della traversata e quando giungiamo a bordo del cratere rosso le nuvole si diradano lasciandoci a bocca aperta per lo scenario extraterreste che ci attornia.

img_1316Da un lato le sfumature color porpora dello sfogo del vulcano, poco più in basso i laghetti illuminati dal sole esprimono colori che spaziano dal turchese al verde smeraldo e tutto intorno le fumarole completano il paesaggio. Ci soffermiamo a contemplare il panorama riscaldati dai raggi solari dall’alto e dal terreno intiepidito dalle forze geotermiche dal basso. Consumiamo un meritato pranzo al sacco prima che il cielo si chiuda nuovamente ed il vento ricominci a spirare. Passato il lago blu inizia la lenta discesa verso la vecchia capanna Ketetahi, ormai in disuso, dove ci fermiamo per riprendere le forze per affrontare le ultime due ore di marcia. Completiamo i diciannove chilometri abbondanti di sentiero verso metà pomeriggio e felici per essere stati graziati dalla meteo nel tratto più panoramico del percorso montiamo sul pulmino che ci riconduce alla nostra stanza riscaldata . Dopo una doccia bollente ci premiamo con una cioccolata calda e un meritato riposo. L’indomani ci trasferiamo a Taupo e sfruttiamo la giornata soleggiata per gironzolare tra i carri di Extravaganza; una manifestazione itinerante che si situa nel mezzo tra un circo ed un mercatino e, come dice il nome, molto stravagante. Visitiamo pure l’adiacente mercato cittadino per acquistare frutta e verdura locale prima di salire su una barca a vela e comodamente ammirare le incavature Maori che si trovano su alcune rocce a bordo lago.

img_1396Il giorno seguente visitiamo le cascate di Huka prima di immergere le nostre stanche ossa nelle calde acque di thermal park e oziare qualche ora. Sulla via per Matamata ci fermiamo per visitare la zona geotermale di Orakei Korako, conosciuta per essere la più intatta e meglio mantenuta di tutto il paese. Ogni giorno venti milioni di litri d’acqua fumante si riversano nel lago Ohakuri creando ampi terrazzamenti di silicio con pittoresche sfumature di colori che variano dal verde all’arancione. Passeggiamo tra geyser e piscine di fango ribollente prima di attraversare nuovamente il lago e continuare il nostro viaggio. Dopo aver oltrepassato il Bosco Atro ed aver varcato le Montagne Nebbiose attraversiamo la Terra di Mezzo per giungere finalmente nella Contea. Hobbiton è uno dei luoghi che più ci tenevamo a visitare in questo paese in capo al mondo e dopo ben otto mesi e mezzo di viaggio finalmente ci siamo. Il sito è molto più grande di quello che ci aspettavamo, è un vero e proprio villaggio incastonato nelle colline. Peter Jackson è stato decisamente meticoloso nella costruzione di ogni singola caverna Hobbit. Tutti i particolari sono magistralmente curati tanto che ci sentiamo parte del magico mondo di Tolkien e ci aspettiamo che da un momento all’altro spunti da dietro l’angolo un piccolo essere dai piedi enormi e pelosi oppure che dal sentiero sopraggiunga un carro guidato da un anziano signore, dal vestito grigio e con il cappello a punta. Ci fermiamo di fronte a numerose porte dalla forma circolare e di vario colore, nel frattempo la guida ci illustra alcuni aneddoti riguardo la costruzione del set cinematografico e la pignoleria del regista.

img_1574Infine giungiamo a quella più famosa, la porta verde in cima alla collina, ovvero casa Baggins. Dalla cima del colle si domina su tutta Hobbiton, sulla destra si scorge il mulino e si ode la musica provenire dal Green Dragon Inn, al centro si riconosce il Campo della Festa accanto a casa di Sam, mentre sulla sinistra si possono distinguere, tra uno steccato di legno e dei panni stesi, l’abitazione del panettiere e quella dal casaro. Concludiamo il giro del villaggio bevendo una mezza pinta al Green Dragon Inn. Il cielo comincia ad imbrunirsi e le lanterne iniziano ad illuminare i sentieri, mentre le finestrelle rotonde e luminose, assieme ai comignoli fumanti, fanno sembrare che le caverne siano realmente abitate. Ammiriamo gli interni della locanda in attesa che le porte del salone vengano spalancate. Ancora qualche minuto e finalmente il banchetto è servito. Tre enormi tavolate cariche di ogni ben di Dio, come solo gli Hobbit sono capaci a proporre, attendono i fortunati ospiti. Tutti prendono posto e si comincia a trangugiare un enorme quantità di eccellente cibo, ci ingozziamo come se dovessimo prepararci per un viaggio fino alla montagna solitaria. Fortunatamente il nostro cammino si limita semplicemente ad un giro della contea, a lume di candela, per ammirare il villaggio illuminato da luce soffusa.

img_1687A malincuore lasciamo questo mondo fantastico per far ritorno alla realtà. Con completo appagamento per la splendida esperienza rientriamo presso il nostro alloggio e sulla nostra strada incappiamo nel trasloco nientemeno che di una casa intera, pareti su un rimorchio e tetto sull’altro.

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The Middle Earth

With around three hours of ferry we arrive to Wellington, the capital of New Zealand. We don’t spend much time in the city, the only two visits are at the airport, where I’m hoping to see the giant Gollum above my head, but he’s not there, they took him away for renovation, we do see Gandalf flying above us on an eagle though. The second visit is to Weta Caves and there he is, sitting on a rock, with a fresh caught fish in his hand, looking at me as he sees I have his preciouss, it’s Gollum in his original version.

img_1223We also see many other characters and souvenirs, including two enormous Trolls. Weta is the movie workshop that collaborated with Peter Jackson to make the two trilogy of The Lord Of The Rings and The Hobbit. Our venture across The Middle Earth continues and, as we walk the Tongariro Alpine Crossing, we see where The Ring was moulded, the Mount Doom, or rather Mount Ngauruhoe. Actually the mount itself is covered by clouds, what we do see is its vent, where the lava used to come out from, so called The Red Crater. In the same spot where we can see the amazing crater, we also have the view of the Blue Lake and the three Emerald Lakes with their spectacular turquoise colour, one of them is especially see through. The walk takes us the whole day, from 6:45am till 4pm, every single effort is worth it, it seems like we’re in another world, at some point all we can see is fog and people walking like Martians. No wonder this is known like the best one day hike of the country.

img_1309The two nights we spend near Tongariro National Park we find ourselves having to interrupt our twenty nights camping in the tent, the temperature here sinks well below 0°C, so for the first time we opt for a holiday park’s cabin, which is basically just a small heated room with a bed, not even linens or a cupboard, but what we need now is the heater. Back on sea level, on Taupo’s lake we find our first freedom camping, a simple campground along the beautiful clear Waikato river, that is free of charge. Since it’s a wonderful sunny day (now I can see Mount Doom), we decide to go on a sailing boat that will take us to the famous Maori Rock Carvings, some very nice drawings etched in the seventies. Before we sail we have a look around the Saturday’s market, we buy some vegetables, eggs, honey and we have lunch. On the field next to it we are very lucky to be able to see The Extravaganza, which is here only this weekend, it’s a kind of market-circus presented by a big group of hippy styled people where everyone has his own very well decorated caravan and sells original items or offers activities or games. Very interesting.

img_1360The next day we have a walk to the Huka Fall and on the way back we stop at a natural and free hot spring, the very hot water goes in to the Waikato river, so in the river it’s nice and fresh, the closer we get to the spring, the hotter it gets, until we can’t go any further because it’s just too much. In the morning we leave the Great Lake Taupo and drive to Orakey Korako, a geothermal park , apparently the best kept and most natural of the whole country. Every day twenty million litres of hot water flow over silica terraces, making this place very picturesque and unpredictable, unfortunately we don’t see any geyser erupting, but we do see some boiling pools, where clay gets heated up by the ground and melts boiling continuously making astonishing bubbles. After seeing this out of the world place, we continue towards the place I was expecting to see since we’ve arrived in New Zealand. Near to Matamata, a small village in the middle of nowhere, we arrive, together with hundreds of other big or less big fans, to the one thousand two hundred and fifty acre Alexanders’ farm. At Shire’s Rest we take a look around the shop then wait impatient to hop on one of the many green buses drawn with a big rounded door and “Hobbiton Movie Set” written on. Here we are, at 6:15pm we get on the bus and after what seems to be an eternal journey on an extremely long road, from far, we can see something that looks like a Hobbit hole, then one more, and another one, and four, five, six,… There are actually thirty nine Hobbit holes in Hobbiton, each one of them different, with its own details. There is the fisherman’s hole, the poor guy’s hole, the baker’s hole, the cheese maker’s hole,…And, on top of the hill, is Bag End, the biggest and nicest of all.

From Baggins’ house we can see the whole Shire, just like Gandalf and Bilbo did when they were smoking the pipe. We learn a lot about how different scene were filmed and created. The area is really big and everything is built with perfection, curious is to know that for The Lord Of The Rings everything here was made out of untreated timber, ply and polystyrene, all non permanent materials and it took them less than six months. For The Hobbit everything was rebuilt, but this time with real and permanent material, which took two years. Now even the fruit and vegetables that are around are real. It’s absolutely amazing! I feel like I’m in the movie. After two hours of wondering around and taking notes of everything the guide is telling us we arrive to The Green Dragon Inn, here we have a taste of the Southfarthing beer and, as soon as the restaurant’s door opens, approximately fifty people, included us, get in and take place in one of the three big and full of amazing food tables, we shortly listen to what’s on the table, then dig in to everything we can as if we are all starving Hobbits.

img_1653Everything is delicious and so much that we can’t finish all. As I’m still trying to finish up the chicken that is on the table, a huge board full of cakes, sauces and caramelized fruits comes out. We are all so full that we struggle to stand up again. Good luck we still have a small walk to do. Every couple grabs a lantern and we walk across Hobbiton in the dark, stopping at The Party Field, under the Party Tree, trying to dance and sing like Hobbits and learning more about the filming of my favourite movie. At 11pm everything is over and I have to say goodbye to The Shire. I will always remember this evening as one of the best of my life!

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Al confine tra foresta e mare

Quando giungiamo a Motueka la pioggia cade copiosa ed entriamo nell’i-SITE sperando che qualcuno possa aiutarci ad organizzare una visita all’Abel Tasman National Park. Appeso ad una parete notiamo un foglio recante la previsione meteorologica della settima: oggi pioggia, i prossimi tre giorni un sole splendente e poi nuovamente pioggia. Con l’aiuto dell’impiegata dell’ufficio turistico riusciamo incredibilmente a trovare ancora un posto tenda in due campeggi lungo il frequentatissimo Great Walk di Abel Tasman, così da poter compiere l’intera camminata sull’arco dei tre giorni soleggiati. Mentre ci saziamo con un ricco hamburger casereccio stiliamo una lista di tutto quello che ci necessita per sfamarci durante la scarpinata, optando per cibo nutriente, poco ingombrante e veloce da cucinare. Una volta redatto il menu passiamo al supermercato per acquistare tutto l’essenziale ed in seguito ci fiondiamo all’holiday park per preparare tutto l’indispensabile per il trekking. Valutiamo attentamente quello che può esserci utile e scartiamo ciò che è superfluo, dopodiché spartiamo equamente il carico da inserire nei due zaini e quando finalmente cessa la pioggia possiamo montare la tenda e gustarci una buona cena a base di carne grigliata. Come da copione, il mattino seguente, le nuvole si sono diradate e possiamo dirigerci con tutto il nostro armamentario all’entrata del parco. La giornata si prospetta lunga, ci aspettano circa sette ore di cammino con cibo, acqua, tenda, vestiti, sacchi a pelo, fornellino, pentole e stoviglie, il tutto sulle spalle. Il sentiero si snoda tra baie incantante e fitta foresta, passando su spiagge dorate e attraversando ruscelli d’acqua dolce. L’ombra delle piante alterna frescura al calore del sole cocente rendendo la passeggiata molto gradevole e di tanto in tanto la vegetazione concede scorci dell’incantevole litorale bagnato dall’acqua turchese.

img_1013Prima che il sole tramonti raggiungiamo il Bark Bay Camp ed approfittiamo per fare un tuffo nel mare prima di piazzare il nostro accampamento. Il campeggio è situato tra gli alberi e si affaccia direttamente sulla baia a ferro di cavallo dall’omonimo nome. Durante la preparazione della cena, all’interno del piccolo capanno dedito a cucina, scambiamo alcune chiacchiere con gli altri ospiti. Facciamo conoscenza con una coppia che si rivela pure lei svizzera e residente nel canton Svitto, ma con una casa di vacanza a pochi metri da dove viviamo noi, ovvero nel nucleo di Vogorno. Questo a dimostrazione che il mondo è davvero piccolo. L’indomani siamo costretti a destarci di buon’ora dato che ci spetta l’attraversamento della baia di Awaroa, che necessita tassativamente la bassa marea ed oggi è alle nove e venti del mattino. Fatto il pieno di energie con la colazione e smontata la tenda, con lo zaino sulle spalle, attendiamo che il sole spunti all’orizzonte per poi riprendere il sentiero.

img_1033Un’altra lunga giornata ci conduce su e giù per le colline della costa attraverso paesaggi da cartolina. L’unico neo della passeggiata è purtroppo l’attraversamento dell’enorme campeggio di Totaranui dove facciamo un brusco rientro nella civiltà. Automobili, camper e tende smisurate da un lato e una frequentatissima spiaggia a cui mancano solo ombrelloni e lettini dall’altro. Consumiamo il nostro pranzo su un appezzo di prato e proseguiamo cercando di re-immergerci nella pace offerta dalla natura. Attraversiamo ancora un paio di spiagge e finalmente scorgiamo il campeggio di Mutton Cove, dove trascorreremo la notte. Dopo quasi nove ore di cammino poggiamo stremati gli zaini a terra e concediamo sollievo ai nostri piedi affaticati nelle fresche acque del mare. Consumiamo il nostro pasto alle ultime luci del sole e crolliamo nei sacchi a pelo poco dopo. La mattina seguente attendiamo che i raggi solari riscaldino l’interno della tenda prima di trascinare i nostri stanchi corpi fuori dalla stessa per consumare la colazione. In tutta calma racimoliamo la nostra attrezzatura, rimettiamo gli scarponi ai piedi e percorriamo il tratto di sentiero che ci riporta a Totaranui. Una volta arrivati indossiamo definitivamente le infradito e sgranocchiando le ultime briciole di cibo che ci restano attendiamo la barca, che in poco meno di un’ora ci ricondurrà al punto di partenza. Da bordo del motoscafo ripercorriamo gli oltre cinquanta chilometri che abbiamo faticosamente camminato durante gli scorsi giorni e mentre cerchiamo di individuare il tracciato del sentiero e di riconoscere le spiagge sulla costa un gruppo di delfini sfrutta le onde provocate dalla piccola imbarcazione per esibirsi in tuffi e acrobazie per la gioia di tutti i presenti.

img_1146Ci concediamo un giorno di riposo per programmare il nostro futuro a corto termine e dopo aver trascorso la prima notte senza patire freddo da quando siamo arrivati in Nuova Zelanda decidiamo di trasferirci sull’isola nord. Sulla via per Picton facciamo una tappa a Blenheim, nella famosa regione vitivinicola di Marlborough, per una degustazione di vini locali accompagnati da diverse varietà di formaggi neozelandesi. Giunti al porto imbarchiamo la nostra automobile sul traghetto, ci mettiamo comodamente seduti sulle poltrone dell’area passeggeri del battello e attraversando i Marlborough Sounds lasciamo lentamente alle nostre spalle l’isola sud.

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A Great Walk

We try to run away from the bad weather once again, but when we get to Motueka it’s still raining. At the i-SITE we check when will we have few days of sun and find out that’s going to be on the next day, so we quickly ask for some advices about Abel Tasman Coastal Track Great Walk, knowing that all of the nine New Zealand’s Great Walks need accommodation pre-booking. At first they tell us that all the campgrounds are fully booked, then, once again with plenty of luck, they find two spots in two different camping sites along the track, which we book right away. We are going to have two very hard walking days, with the option of another long walk the third one. We spend the rest of the day getting ready and organized with food and equipment at Old Mac Donald’s Farm in Marahau. When we wake up in the morning the sun is shining so we start our day full of energy. The first twelve kilometres are an easy track and I walk without any problems across the forest following the coast that sometimes shows itself among the trees.

img_1080The view is absolutely wonderful, with amazing colours of the sand, the water and the rocks. We have a break on the beach of Stillwell Bay and stop for lunch at Cleopatra’s Pool, on a river, then continue till Bark Bay, where we spend our first night in a very well serviced campground. By the end of the day my feet start hurting and I’m very very tired. Under the shelter we cook our dinner and meet a Swiss couple who has a house in Vogorno, the next village after where we live. We wake up well before sunrise and get ready for departure, we have to reach Awaroa Bay before the high tide, or we will not be able to cross the bay. We wait to see the magnificent sun coming up behind the far away mountains of New Zealand’s north island and start walking. My feet are killing me, it seems like I have needles in my fingers, finally I decide to continue with the flip-flops, which turns out to be a brilliant idea, they might have not be made for walking, but at least my feet are breathing. We arrive to Awaroa and cross the bay without problems, we will then see people crossing it much later than we did.

img_1068The next part of the track has a lot of up hills and down hills, with some effort and stopping twice to talk to Kiwis (how New Zealanders are called) we arrive to Totaranui, which sadly makes us feel like we’re back to civilization: there are plenty of people, cars, campervans and for a while after our lunch stop the track follows a road, what a shame! Back into the wild forest we continue walking for two more hours then, exhausted, we jump again into the cold Tasman Sea, we prepare dinner and go to sleep very early. The plan to do another four to five hours walk has changed and in the morning we have a long sleep. When we decide to leave Mutton Cove we are stopped by a French couple with whom we talk about travels for a long time. In the civilized Totaranui we have lunch and wait for the Water Taxi. After ten minutes of boat ride the skipper slows down and a big group of at least twenty dolphins follows us, we are sitting at the end of the boat so they are right next to us jumping in and out of the bubbles made by the motor. Another amazing wildlife experience!

img_1105We park on a trailer and we get pulled around the village, still on the boat, by a tractor. At the holiday park we take a nice hot shower, wash our clothes, go to have a good wood oven baked pizza and have the first warm night in the tent, I didn’t wake up once because of the cold, but it’s going to be the only one. After one day of relaxing and sorting out our near future, we drive east and stop near Blenheim, famous for good Sauvignon Blanc, at one of the many wineries. At Nautilus we take a wine tasting and a cheese platter to go with it. Now we’ve done almost everything we wanted to and are ready to leave for the north island. From Picton we take the ferry through the Marlborough Sounds, which aren’t as amazing as the Milford’s ones, but still worth watching. Hoping to find warmer weather we say goodbye to the south island.

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Incontri marini

Dopo il terremoto del ventidue febbraio duemilaundici la città di Christchurch ha cambiato completamente faccia. Percorrendo le vie del centro notiamo svariati edifici nuovi ed un’infinità di posteggi sterrati che hanno preso il posto degli stabili crollati o abbattuti a causa dei danni arrecati dal sisma. La attraversiamo senza fermarci e continuiamo il nostro tragitto fino al villaggio di Akaroa. Banks Peninsula è stata formata da due eruzioni vulcaniche avvenute otto milioni di anni fa, circa settemila anni orsono una parte delle colline circostanti il cratere sono collassate, formando una lunga baia all’interno della penisola. Il piccolo borgo, dalla forte impronta francese lasciata dai coloni, si situa sulle rive dall’insenatura ed è principalmente meta turistica di kiwi (così vengono soprannominati i neozelandesi) e viaggiatori da tutto il mondo.

img_0643Il sabato mattina si svolge il mercato locale e noi, reputandoci fortunati ad essere capitati qui proprio quel giorno, ci dirigiamo verso la piazza. Quando giungiamo sul posto constatiamo che si limita ad una manciata di bancarelle che visioniamo in meno di due minuti. Qualche passo più avanti incappiamo nell’ufficio turistico ed entriamo per chiedere alcune informazioni. In quattro e quattr’otto organizziamo un’intensa giornata d’osservazione di animali marini, che comincia immediatamente con un’uscita in barca per nuotare con i delfini di Hector. Ovvero i più piccoli al mondo, raggiungono appena il metro e venti di lunghezza. Navighiamo qualche miglio all’interno della baia e dopo pochi minuti scorgiamo alcune pinne affiorare dall’acqua, la barca si arresta e attendiamo che i mammiferi familiarizzino con l’imbarcazione, prima di tuffarci nelle gelide acque. Nonostante la tuta sia spessa percepiamo immediatamente i quattordici gradi centigradi del mare, ma eccitati per l’imminente incontro resistiamo all’istinto di risalire a bordo del natante. Paiono prendersi gioco di noi, appaiono per un istante alla nostra sinistra e giusto il tempo di girarci sono già alle nostre spalle. Talvolta vediamo passare sott’acqua la loro sagoma a qualche spanna da uno di noi e poi svaniscono. Ci girano intorno per una ventina di minuti poi si dileguano.

img_0665Saliamo a bordo dell’imbarcazione per continuare la loro ricerca. Una volta ritrovati, con la stessa procedura rientriamo in acqua, ma gli esperti nuotatori svaniscono immediatamente. Facciamo un ultimo tentativo e proprio in quest’occasione, oltre che sguazzare attorno a noi, si esprimono in alcuni salti dove spingono il loro corpo affusolato interamente fuori dall’acqua, quasi volessero salutarci prima del nostro rientro sulla terra ferma. Sulla via del ritorno ci godiamo una bella cioccolata calda ed una volta sbarcati anche una doccia bollente, prima di consumare un pasto scaldati dai raggi solari e coccolati da una brezza marina. Ricaricate le energie siamo pronti per il secondo incontro della giornata ed a bordo di un furgoncino risaliamo la strada panoramica che ci permette di avere una veduta generale della baia. Proseguiamo il nostro tragitto per raggiungere la piccola Flea Bay dove un folto gruppo di pinguini blu ha deciso di risiedere. Al crepuscolo, completamente mimetizzati e nascosti nei capanni di osservazione, attendiamo che i piccoli bipedi facciano rientro alle loro tane dopo una giornata di pesca. Scorgiamo i buffi animaletti, alti circa mezzo metro, risalire faticosamente gli scogli per poi asciugarsi e salutarsi l’un l’altro prima di recarsi ognuno nel proprio nascondiglio.

img_0717Fortuitamente individuiamo pure un esemplare di pinguino occhi gialli, che normalmente vive più a sud. Dopo questa lunga giornata di avvistamenti marini andiamo felicemente a coricarci. Il giorno seguente mettiamo gli scarponi ai piedi e risaliamo la collina che sovrasta Akaroa, per ammirare il lavoro svolto dalla natura in questo piccolo angolo di paradiso. Lasciamo la penisola, attraversiamo nuovamente Christchurch e ci spingiamo a nord fino a Kaikoura, località nota per i capodogli che risiedono stabilmente nelle acque antistanti il paese. Ancora una volta ci affidiamo all’ufficio turistico (i-SITE) per racimolare informazioni riguardanti le escursioni e scopriamo che dopo il terremoto dell’ultimo quattordici novembre la costa si è sollevata di ben un metro e mezzo rispetto alla sua normale ubicazione. Questo avvenimento implica il fatto che il porto dove normalmente le barche attraccano è diventato un metro e mezzo meno profondo e resta solo una barca abilitata ad uscire in mare. Di conseguenza, per i successivi giorni, le tre uscite giornaliere del vascello sono completamente prenotate e noi non possiamo far altro che metterci in lista d’attesa e sperare che qualcuno non si presenti. Un altro fatto significativo conseguente il terremoto è che la scogliera circostante la penisola è completamente emersa e percorribile a piedi anche durante l’alta marea. Ne approfittiamo per fare una camminata alla ricerca della colonia di leoni marini che dimora nei dintorni. Intravvediamo quasi subito i primi esemplari che si crogiolano al sole e passo dopo passo ne scorgiamo sempre più.

img_0832Avvistiamo circa un centinaio di leoni marini, alcuni sono ad una manciata di metri da noi che sonnecchiano riscaldati dai raggi del sole e non fanno molto caso alla presenza di una coppia di umani che passeggia tra di loro. Coroniamo il giro della penisola gustandoci il famoso crayfish di Kaikoura, ovvero un gigantesco gambero che pare venga pescato in queste acque dai tempi precedenti l’arrivo degli europei. L’indomani ci svegliamo ancor prima che sorga il sole e ci dirigiamo all’ufficio della compagnia Whale Watching. Ci presentiamo al check-in e nel frattempo che attendiamo l’annuncio dei fortunati che prenderanno il posto di chi ha dovuto abdicare ci godiamo una splendida alba. Rientriamo e quasi senza speranze per la presenza di numerose persone che come noi si sono accodate nella lista d’attesa udiamo il nostro nome chiamato al microfono. Saliamo sulla moderna e veloce barca ed in pochi minuti comincia la ricerca del cetaceo con l’ausilio di un arcaico sonar, apparentemente fatto in casa. Dopo alcuni tentativi, finalmente il capitano annuncia di aver percepito una balena cantare e subito ci dirigiamo nella direzione indicata dal primitivo aggeggio. Alcuni minuti più tardi il gigantesco mammifero emerge in superficie per respirare, lo ammiriamo per un po’ prima che innalzi la coda per precipitarsi nelle profondità del canyon marino.

img_0959Ritornati in paese scopriamo che la strada in direzione nord, che in meno di due ore ci condurrebbe a Blenheim, è stata chiusa a tempo indeterminato a causa dei danni arrecati dalla scossa tellurica. Ci dicono che in certe zone la terra si è alzata di addirittura quattro metri e l’unica alternativa per raggiungere il nord dell’isola è ritornare nuovamente sulla costa ovest e poi risalire verso Nelson ed in otto ore raggiungeremmo la nostra destinazione. Ciò significa l’ennesimo stravolgimento di programma. Guidiamo per qualche ora fino a quando troviamo un piccolo accampamento dove montiamo la nostra tenda e attendiamo che la notte ci porti consiglio.

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Spectacular wildlife

Having left behind the rain and talked to some people at the camp ground we improvise our trip, driving through Christchurch we arrive to Banks Peninsula, we don’t know much about it, apparently is a nice place. We soon find out it’s true, even if it’s cloudy, from the top of a hill, we can admire a wonderful view of the enormous bay formed by a crater about eight millions years ago. To be able to have a hot shower and recharge our camera we go to a holiday park in Akaroa, the main village of the peninsula.

img_0688In the morning we go to the very informative i-SITE to find out what we can do around the area. In less than twenty minutes we have the full day organized with two amazing wild animal watching activities. Half an hour later we are at the pier with our swimming costumes on and the waterproof camera case ready for departure. After a briefing we put on a thick wetsuit, boots and we hop on the small boat that takes us further out in the bay where, once we spot some mammals swimming around, we jump into the freezing 14°C water hoping that the rare Hector Dolphin will join us for a swim. The venture is harder than it seems and only at the third attempt we are actually able to have them around us. Unfortunately the water isn’t as clear as we hoped and we can’t see them under it, but we do see them jumping out and do stunts just like I’ve seen on documentaries.

img_0682We enjoy every single moment until it’s time to go back to shore. Few hours later we leave the village by minivan and transfer to Flea Bay, on the way we stop several times to have a look at the view and learn about the nature surrounding us. Once arrived we get to see the Pohatu Organisation house, where a couple, around thirty years ago, started a rehabilitation program for the White-flippered Blue Penguin. Thanks to them there are now more than one thousand specimens in the area. Here I have the chance to pet a sheep for the first time, they are so soft and cuddly, I wish I could have one back home. After some explanations we snoop into some man-made nests, where the animals are sleeping and waiting for the feathers to regrow, they change their whole plumage once a year. When the sun is setting we can see them coming up from the sea to socialize. While we are searching we even spot a rare Yellow-eyed Penguin. When it gets dark is time to go and have a good sleep before starting a new busy day: we have a five hour walk around the hills and back to Akaroa.

img_0755We take advantage of the high-speed free internet of the library and are back to the camping site by 11pm, just in time to watch the last two sets of Federer winning the Australian Open. We leave the beautiful Banks Peninsula behind and, crossing the city of Christchurch, this time we see a little bit of the damage made by the two earthquakes that they had in the last six years, most of all we see the emptiness of the city centre that is being rebuilt. Heading north we have to detour inland driving through a small broken and full of worksites road, once we arrive in Kaikoura we find out that the whole coastal road has been damaged from the latest earthquake, the one happen on 14th November 2016, the ground here has been raised up to one and a half metre and more north even four metres. It’s unbelievable! So here is where the epicentre was, no wonder the road is closed and inland is all broken. Of course this means less tourism for the village and the whole area but it allows us to have a walk around the peninsula entirely along the coast where we are able to observe about one hundred sea lions in their own habitat, they seem to be curious about us and sometimes scared. We spend a whole afternoon looking at them.

img_0882The day after, with lots of luck, we are of the few chosen ones of the waiting list to go on the Whale Watching boat. We leave before 7am and navigate out to the open ocean, above the marine canyon we wait for the sperm whale to make his appearance. The fourth biggest whale of them all needs to come to the surface every forty to sixty minutes to get some air and make his metabolism work, whereas when he swims down to the depth of two thousand metres, it completely shuts down. While we are listening to the different details of the animal, here he comes, the huge cetacean is showing himself to us, for five long minutes we all stare at him breathing through his blowhole until he raises his big tail and swim back down to the darkness of the ocean. It has been a very special excursion, even if we couldn’t see him completely and still have no idea of how big he would have been. Back in town we buy some local cheese in a small shop run by a Swiss guy and we have our last night in this charming place.

img_0902Our plan to go up north to Blenheim has been ruined by the earthquake, so the only option from here is to go a little bit back south, which we now can do on the coast seeing some of the road damages, then inland again. The way to our next destination is pretty long, so we stop half way, near to Spring Junction, in a DOC campground.

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Bizze del tempo

Il paesaggio che scorgiamo dall’oblò dell’aeroplano ci porta alla mente l’ambiente alpino che siamo abituati a vedere dalla finestra di casa, ma allo stesso momento l’annuncio del capitano ci ricorda che stiamo per atterrare a Queenstown. Uscendo dall’aeroporto constatiamo che la temperatura dell’aria è gradevole, montiamo in macchina e ci dirigiamo al centro commerciale per acquistare una tenda e tutto quel che serve per rendere confortevole il nostro soggiorno in Nuova Zelanda. Quando arriviamo a Twelve Mile Camping Ground constatiamo che si limita ad un terreno dove poter piazzare la propria tenda, alcuni tavoli e due servizi igienici. Nulla più. Ci informiamo tramite gli altri campeggiatori e con delusione scopriamo che la maggior parte degli accampamenti di proprietà del DOC (Department Of Conservation) sono basilari e privi di cucina, doccia e qualsiasi altro confort. A questo punto non ci resta che ritornare in paese e cenare al ristorante. Facciamo rientro al campeggio e andiamo a coricarci nei nostri sacchi a pelo. Durante il sonno veniamo nuovamente colti impreparati dall’estate neozelandese che, con temperatura vicine allo zero, ci fa passare la notte battendo i denti. Perseveranti nella nostra decisione di voler evitare alberghi e ostelli, il giorno seguente facciamo ritorno al centro commerciale per comprare coperte, fornellino a gas e tutto quello che serve per sopravvivere al quarantacinquesimo parallelo sud.

img_0536Una volta risolto il problema della sistemazione non ci resta che pensare al divertimento e alla perlustrazione delle meraviglie che la natura circostante offre. Facciamo due escursioni in barca, la prima a folle velocità all’interno di un canyon, sfiorando le pareti rocciose e compiendo giri a trecentosessanta gradi a bordo di un potente motoscafo, con l’adrenalina che scalda i nostri corpi infreddoliti dalle temperature artiche. Mentre per la seconda uscita saliamo a bordo di un tranquillo battello per percorrere Milford Sound ed ammirarlo in tutto il suo splendore. Durante l’esplorazione del fiordo il sole che arde in cielo esalta i colori verdeggianti di questo luogo, dove piove duecento giorni l’anno, rendendo il viaggio poesia per gli occhi. I faraglioni di roccia che ci circondano, alti fino a milleduecento metri, si gettano a capofitto nelle fredde acque del Mar di Tasman, dando occasione ai fiumi di sfoggiare la loro potenza con enormi cascate. Non per nulla la gente del posto definisce questo luogo l’ottava meraviglia del mondo.

img_0491Quest’unica giornata soleggiata sembra quasi un premio da parte di madre natura per averle resistito dopo esser stati messi alla prova con freddo, pioggia e vento. Nonostante ci sia ancora molto da vedere, lasciamo Queesnstown per dirigerci verso nord in cerca di un clima più consono all’estate. Quando arriviamo a Franz Josef le nostre teste sono ancora sovrastate da nuvole e la nostra pelle viene ancora bagnata da una leggera pioggia, tanto da indurci a pianificare una ripartenza immediata l’indomani. Questa volta rinunciamo al campeggio basilare e ci piazziamo in un Holiday Park, ovvero un campeggio attrezzato di cucina, docce, corrente elettrica e internet. Il giorno seguente, al nostro risveglio, veniamo colti da alcuni raggi di sole che penetrano attraverso la nostra tenda. Balziamo fuori dai nostri sacchi a pelo e ci prepariamo in fretta e furia per andare a vedere il fronte del ghiacciaio che si situa alle pendici delle montagne retrostanti il paese. Tempo di vestirci, consumare la colazione e comunicare il nostro prolungamento di soggiorno che il cielo si è già oscurato e la pioggia ha ricominciato a cadere. Ormai sulla strada, continuiamo fino a giungere al posteggio da dove comincia il sentiero e nel frattempo il cielo ha già cambiato umore. Ci arrischiamo incamminandoci verso l’enorme massa ghiacciata e ancora una volta veniamo ripagati per la nostra perseveranza.

img_0564Vista la fortuna avuta nel poter ammirare il ghiacciaio Franz Josef illuminato dai raggi del sole tentiamo la sorte anche con il vicino Fox Glacier, tutto sommato con una buona riuscita. Rientriamo al nostro alloggio e nell’arco della giornata sole e pioggia si alternano almeno una mezza dozzina di volte. Saturi di umidità e freddo decidiamo di oltrepassare le alpi per lasciare la costa ovest in favore del più arido lato orientale dell’isola. Appena varcato Arthur’s Pass la nebbia comincia a diradarsi ed alla prima area di sosta accostiamo per consumare un pasto all’aria fresca. Sul proseguo del tracciato scorgiamo un gruppo di enormi massi multiforme affiorare dal terreno e visto il clima soleggiato ci fermiamo per dare uno sguardo più approfondito. Camminiamo attorno ai monoliti di roccia calcare e scattiamo alcune fotografie alle particolari sagome forgiate da acqua e vento.

img_0620Sull’onda del buon umore decidiamo di accamparci nei paraggi per trascorrere la notte piuttosto che proseguire per la città di Christchurch e consultando l’opuscolo dei campeggi troviamo un’ottima sistemazione basilare non molto distante. Raggiungiamo il piccolo accampamento, è immerso in una pineta ed attraversato da un ruscello di acqua fresca. Posizioniamo la nostra tenda sul praticello e ci soffermiamo ad ascoltare i suoni della foresta.

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