T come Turbanti, Treni e Tigri

L’esperienza al Golden Temple di Amritsar è tutta da assaporare. La vista del tempio, sia di notte che di giorno, è splendida. Rimaniamo stupefatti dall’incredibile meccanismo di funzionamento di questo luogo dove tutto è basato sul volontariato, approfittiamo pure noi della mensa dove ogni giorno vengono distribuiti all’incirca sessantamila pasti gratuitamente e tutto con un’organizzazione meticolosa. In una ventina di minuti viene distribuito il cibo ad un migliaio di persone, consumata la pietanza, pulito il pavimento e tutto è già pronto per il prossimo gruppo che già attende munito di piatto, cucchiaio e scodella. Ci tratteniamo a bordo del lago sacro attorno al tempio per osservare la popolazione Sikh che si bagna nelle acque sante senza mai abbandonare turbante e coltello. La fila per accedere all’interno del tempio è pressoché interminabile sia di giorno che di notte, ragion per cui ci accontentiamo della luccicante vista dall’esterno.

img_6444Durante questo viaggio abbiamo avuto differenti esperienze a diverse frontiere, ma credo che quello che accade tutte le sere al confine tra India e Pakistan non si ripete in nessun’altro luogo al mondo. Da entrambi i lati vi sono gradinate stile stadio che si riempiono di persone in attesa dello spettacolo. La musica ad alto volume induce un folto gruppo di giovani a scendere sulla strada nel mezzo delle scalinate per ballare, mentre il flusso di spettatori non sembra cessare. Dopo una lunga attesa inizia l’esibizione delle guardie indiane che, contrapposte a quelle pakistane dall’altra parte dei cancelli, facendo gesti non troppo benevoli gridano parole a noi incomprensibili, ma che incitano i sostenitori locali a replicare con “Viva l’India!”. I toni si fanno sempre meno amichevoli e per finire vengono sbattuti i cancelli ed ammainate le bandiere. Questo piccolo siparietto dovrebbe rappresentare i non troppo amorevoli rapporti tra le due nazioni nei passati anni ed attira ogni giorno una folla di patrioti e turisti incuriositi per assistere alla bizzarra rappresentazione. In molti ci hanno confidato di preferire i treni rispetto agli autobus in questo paese, ma la numerose prenotazioni effettuate lungo la nostra tratta ci hanno costretto per una volta ad optare per un bus notturno con destinazione Jaipur. L’esperienza non si rivela delle più felici, passiamo l’intera notte ballonzolati qua e la nella nostra cabina con il risultato di diverse ore di sonno di deficit. Giungiamo a conclusione che anche la quarta classe delle ferrovie indiane sia migliore degli autobus ed inoltre il prezzo è molto più vantaggioso. Jaipur è la capitale del Rajasthan, ragion per cui si tratta di un’altra grande città, caotica, rumorosa ed affollata. Soggiorniamo presso l’Hathori Palace dove, tra un chai e l’altro allo splendido ristorante sul tetto, ci organizzano tutto quello che ci necessita per partecipare ad un safari presso il Ranthambhore National Park. Visto che le lunghe procedure organizzative indiane ci concedono un giorno libero ne approfittiamo per visitare l’imponente Amber Fort, l’antico osservatorio astrologico che è ancor oggi utilizzato e le viuzze della città rosa.

img_6503Ovviamente, avendo organizzato gli spostamenti con l’autista di un tuk tuk non poteva mancare la visita al negozio di stoffe dell’amico (dove riceverà una ricompensa se acquisteremo qualcosa) dove ci viene mostrata un’infinità di fodere per piumini, per cuscini, pantaloni e molto altro. Alla fine cediamo e compriamo un copriletto per una cifra irrisoria, ma probabilmente maggiorata rispetto al normale costo di mercato. Alle undici di sera riceviamo conferma della prenotazione del treno per Sawai Madhopur e con un paio di chiamate ci assicurano pure una stanza nei pressi del Ranthambhore National park, ma ancora nessuna conferma per un posto su una jeep per il safari. Alle sei di mattina del giorno seguente, ancora parzialmente addormentati, ci rechiamo alla stazione ferroviaria per salire a bordo del nostro treno. Arriviamo alla fermata di Sawai Madhopur e come da programma troviamo l’autista che ci conduce al resort. Prendiamo possesso della nostra stanza in questa tranquilla oasi e grazie al ragazzo della reception riserviamo, finalmente, le due uscite nel parco. Ci gustiamo il pranzo sulla terrazza della nostra camera e verso le due e mezza del pomeriggio, con una buona dose di fortuna nelle nostre tasche, saliamo sul canteer che ci condurrà alla ricerca delle tigri bengalesi. Mentre varchiamo l’entrata, dirigendoci nella zona numero quattro, la guida ci rivela alcuni dati riguardanti la riserva che stiamo visitando e dopo pochi minuti facciamo i primi incontri con la fauna locale. A darci il benvenuto ci sono diverse scimmie langur e piccoli gruppi di cervi maculati che ci osservano senza troppo stupore. Continuiamo ad addentrarci nel parco e, sobbalzando sui nostri sedili a causa della strade sterrate e disconnesse, gli avvistamenti di pappagalli, pavoni, cervi, scimmie e qualche coccodrillo si susseguono. Dopo neppure un’oretta che girovaghiamo a casaccio per la foresta scrutiamo tra l’erba una coda tigrata che si agita per scacciare le mosche. Di tanto in tanto intravvediamo una zampa muoversi e dopo diversi minuti il maestoso felino alza il capo e si mostra in tutto il suo splendore.

img_6676Ci osserva senza preoccuparsi troppo della nostra presenza e con fare sonnecchiante continua ad esaminare l’ambiente circostante. Restiamo svariato tempo in attesa di una sua mossa, ma neppure quando un grosso cervo lo nota e bramisce, per avvertire i suoi simili del pericolo, si scompone più di tanto. Per concludere ci allontaniamo lasciando che la tigre continui a godersi la sua siesta all’ombra degli arbusti. Rientrati al resort scambiamo le nostre esperienze di giornata con gli altri ospiti della struttura e poco dopo cena andiamo a coricarci per essere freschi per il safari del giorno seguente. L’indomani, speranzosi di fare un altro incontro straordinario, alle sei e trenta del mattino siamo pronti per un altro giro. Oggi ci spetta il settore numero cinque e anche qui facciamo subito degli incontri con gli animali più comuni della zona. Continuiamo a girare, ma purtroppo non facciamo nessun avvistamento eccezionale. Comunque soddisfatti del nostro incontro durante il primo giorno facciamo rientro a Jaipur, dove abbiamo qualche ora per rilassarci al ristorante Chillout prima di dirigerci all’estremo ovest, all’interno del deserto di Thar, nella città di Jaisalmer. Visto che la durata del viaggio si aggira attorno alle dodici ore ci concediamo il lusso di viaggiare a bordo della carrozza di terza classe.

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Eye of the tiger

Our first journey in India was by bus, which was quite good, but fortunately, among the many Indians, there was an Israeli girl who knew in which direction to continue from where we were dropped off, in the dark, in the middle of a road. Everything is possible here, you just have to improvise and have a bit of imagination, good thing that everyone is always willing to help. Now, from Rishikesh, we easily take an Autorikshaw to the train station and, avoiding to step on people sleeping on the floor, we reach our platform and wait for the train. The only space available is in the sleeper class, which is the fourth class (there are five, or maybe more), that means we are the only tourists and, as usual, people come to ask us where we come from, how long we are staying in their country for, what are our plans and suggest us where to go, they don’t talk much about themselves, they are very interested about us. On our cot we feel pretty comfortable, once again we were expecting much worst, twelve hours go fast and we sleep most of the time.

img_6317In the hostel of Amritsar we meet tourists who tell us what’s best to do in the city, since we only have one and a half day here, every suggestion is good. After a delicious chole bhatura, chickpeas in a spicy sauce with one of their many good breads, we take a shower and walk to the area where we know they’ll ask us if we want to go to the border; we take the shared Autorickshaw, go through a body inspection and wait on what back home would be a stadium staircase. People dance, sing, work, soldiers control and whistle, at one point everything is quiet and the show starts! Pakis against Indians, shouting loud with the soldiers doing their walks and stunts. The ceremony represent the story of their not so good relationship. Back in the city we have a look at the Golden Temple lightened up at night, the next morning we visit it with much more time observing the interesting sikh people always carrying their knife. A strange symbol for wonderfully kind and calm people, who are able to maintain the whole area around the temple with booths where to leave the shoes, baskets where to lend a scarf to cover the head, filtered water, a huge canteen where to have food,… everything for free, based only on volunteering, people who are willing to help (I try to help somehow but there are too many volunteers already) prepare approximately sixty thousand meals per day, everything is very good organized. We amass with everyone else, grab our plate, our spoon, our bowl for the water and we wait in front of a door, as soon as it opens we all get inside the huge room, sit on the floor and men come around pouring food and water to all of us, there are twenty rows of fifty people. Fifteen minutes later everybody is out, they clean the floor and here comes the next group of thousand. Impressive! Being in this place was an amazing experience.

img_6456The same evening we catch a night bus to Jaipur. I’ve always wanted to take a night bus, now I know that it’s not so much fun, especially on roads like these. Very tired we relax the whole afternoon on the rooftop of Hathori Palace Hostel. We wake up early and bargain with the first Autorickshaw driver for a good price to take us to the Amber Fort and back to the Pink City, the fort is on a hill and hosts a palace beautifully painted on the inside, in the city we have a walk around the different interesting buildings and visit Jantar Mantar, an ancient astrology observatory still in use today. With the “brother” (everybody is brother of everybody here in Asia) of the receptionist we organize a trip to Ranthambhore National Park, it took about nine hours for him to confirm us the train tickets and the hotel reservation, but this is Indian time, always “shanty shanty” (slowly slowly). Still when we arrive at Vatika Resort the next morning he hasn’t booked the safari yet, which someone organize for us at the hotel. They told us that spotting a tiger, even if in the park there are about sixty exemplars, is very difficult… We must be very lucky then. We drive around crossing hills and forts and, after seeing few deer, there it is, lying down comfortably in the shadow of trees. We wait a while admiring it until he lifts his head up and looks at us. I’m so happy, it’s an amazing animal! Still excited we have a good dinner and go to sleep early in the comfortable bed of the posh resort.

img_6585The morning safari isn’t as lucky as the first one, no tiger on the way, but is still fun to have a bumpy ride around the park. Back to the hostel in Jaipur we pick up our big bags and our next train ticket. This time is going to be a twelve hours night train to Jaisalmer, but on the third class A/C, we will see if it’s much better than the sleeper class.

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Namasté

L’India è un mondo completamente differente dal resto dell’Asia. A partire dal cibo, esistono un’infinità di pietanze squisite dai nomi incomprensibili, ma dal sapore sublime. Per ammorbidire il forte gusto speziato è sufficiente accompagnare il pasto con un lassi e diventa puro piacere per il palato. Poi esistono concetti a noi meno comprensibili, come il loro ordine perfettamente organizzato in quello che a noi appare come un completo caos. Oppure il costante suono di clacson senza che nessuno sia infuriato, ma semplicemente chiunque ci tiene a segnalare la propria presenza sulla carreggiata. Anche buona parte dei viaggiatori che scelgono questo paese per trascorrere una parte della loro vita sono differenti da quelli incontrati finora, da quelli che giungono in India per trovare se stessi tramite la meditazione e lo yoga a quelli che soggiornano qui per mesi senza far nulla sfruttando i prezzi assurdamente stracciati. Durante questi primi giorni apprendiamo velocemente a vivere al ritmo indiano, ovvero lentamente e senza fretta. Sappiamo che quando si parla di attendere un quarto d’ora la lancetta dei minuti compie quasi un giro completo del quadrante prima che qualcosa accada. Osserviamo la vita dei cittadini della capitale girovagando per le viuzze di Old Delhi, sostando di tanto in tanto ad una qualche bancarella, consigliata da Karan, per degustare il cibo che viene preparato da generazioni seguendo la stessa ricetta e quotidianamente frequentata dagli avventori che, come da tradizione, consumano il pranzo per strada.

img_6099Le condizioni igieniche sono sicuramente discutibili, ma la freschezza del cibo è decisamente impeccabile, ognuno è specializzato in un unico piatto, prepara quello che viene consumato in giornata e nulla viene riscaldato o congelato. Visitiamo Jama Masjid, la moschea più grande dell’India, dalla cui torre si gode di una splendida vista fin dove l’inquinamento cittadino lo permette. Proseguiamo recandoci presso l’enorme Red Fort, costruito durante il sedicesimo secolo dall’imperatore Mughal ed in seguito trasformato dall’esercito britannico in caserma durante la colonizzazione del paese. Avendo riscosso la nostra dose di caoticità urbana procediamo verso un clima più fresco e distensivo, alle pendici delle montagne himalayane, dove il fiume Gange nasce. Rishikesh è una località dalla forte impronta spirituale, dove molti occidentali, come i loro predecessori Beatles, giungono in questo luogo per meditare o per svolgere sessioni di yoga in uno dei numerosi ashram.

img_6185Grazie alla simpatia di Ayush, Naveen e tutto il resto dello staff dell’ostello Bonfire passiamo alcuni giorni in questo posto dall’ambiente estremamente familiare e conviviale, scambiando esperienze di viaggio con gli altri dimoranti più o meno fissi. Inoltre assistiamo alla celebrazione del Dussehra festival dove vengono bruciate le figure di tre demoni, visitiamo il paesello e la sua spiaggia, assistiamo alla cerimonia che tutte le sere si svolge sulle rive del Gange, saliamo di mattino presto in cima al monte Kunjapuri per ammirare l’alba, in seguito discendiamo per un paio d’ore fino a raggiungere le limpide acque delle piscine naturali ai piedi delle cascate Neer Gaddu per rinfrescarci. Dopo alcuni giorni di pace e serenità decidiamo che è giunta l’ora di testare l’efficienza delle ferrovie indiane. Treno delle ventuno e venticinque per Amritsar, anche se con mezz’ora di ritardo, il convoglio parte con noi a bordo.

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Discovering India

Here we are, in the country that I feared the most and, probably because I was expecting the worst, I am so amazed by it.

img_6113Yes, it is crowded, it is dirty, people hassle all the time hoping you’ll buy something from them, it is a big chaos, but it’s also wonderfully coloured and full of smiley people who, despite the loud noise and the “Dhakka Mukki” (pushing around), are very calm, never get stressed and have plenty of time for everything and everyone. In the Paharaganj area of Delhi we stay in Backpacker Panda, a very friendly hostel where we meet many interesting people. With Karan, a young Indian grown in the city, we spend an afternoon walking around Old Delhi where, passing through very crowded bazaars and seeing the real life of the capital’s population, he makes us try delicious street food and explains us how to our eyes India could be seen as a big mess, but in reality is very good organized, even the most hidden and smallest food stand has been in the same spot for generations and no one would dare try to steal it from him. The food walk is the best thing I could do for a great start of our journey around a small part of this wonderful enormous country! Before leaving the city we visit the Red Fort, an impressive big structure built for King Shah Jahan, the same person that built the Taj Mahal, and Jama Masjid, India’s largest mosque, where the three of us find our new devotion.

img_6116After being almost rapt twice from the many children begging around us, Martin is not very sure anymore that he wants to become Muslim, so we take him to Rishikesh, the holy village where the great Ganges river starts from. We attend at a ceremony that happens once a year: children dance around three giant puppets that represent three demons, after shooting them with arrows they burn them and put the ashes into the Ganges; this should keep the bad demons away for one year. In this place where people mainly come to do some yoga and meditate, we see the ashram where the Beatles came back many times to purify themselves, we take part on a ceremony that’s celebrated every evening and we too make our wish and gently put on the water the leaf’s plate full of flowers and burning pieces, following it with the sight until we can see it, hoping it wouldn’t find too many obstacles. One morning we wake up early to go on top of the highest mountain of the area and, from the temple where Lord Shiva’s bust is buried, we watch the sun rising behind the pre Himalayan range. After a small breakfast we walk to a refreshing clear waterfall. This whole area is amazing, very spiritual and surrounded by nature, the riverbanks offer some relaxing sandy beaches where I take advantage of the cold and clean water to have a swim.

img_6190We could stay here for much longer, exploring and trekking, but after four days it’s time to leave for our next destination.

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Quattro capitali in due giorni

Abbiamo deciso che prima di lasciare il Myanmar vogliamo ancora visitare due luoghi sacri ed ecco che appena arrivati a Yangon, poco dopo l’alba, quando il caldo non è ancora torrido e le auto non hanno ancora intasato le strade, ci dirigiamo all’enorme Swedagon Paya. Con i suoi cento metri d’altezza svetta all’interno della città, attirando orde di credenti che giungono sin qui da ogni parte del paese per pregare o per farsi un selfie con la pagoda. Passeggiando per le vie del centro incappiamo in un cartellone che pubblicizza l’uscita del nuovo film “Deepwater Horizon”, così decidiamo di sfuggire alla calura pomeridiana rifugiandoci all’interno della sala cinematografica al modico prezzo di due dollari a testa. L’indomani, per raggiungere il secondo luogo di culto, la strada è leggermente più lunga e più movimentata. Dapprima ci spetta un’ora di taxi per raggiungere la stazione degli autobus, poi quattro ore a bordo di un bus ed infine tre quarti d’ora sulla panchina nel retro di un camion, assieme ad una quarantina di persone, su per la collina. Raggiunta la cima non ci resta che camminare fino alla famosa Golden Rock, ma più ci avviciniamo, più la nebbia si fa fitta e quando arriviamo in prossimità del sasso dorato la visibilità si è ormai ridotta ad una decina di metri.

img_6008Scattiamo qualche foto e decidiamo di ritornare alla base della montagna dove trascorreremo la notte. Per rendere la discesa ancora più spassosa, circa a metà percorso, un violento temporale si scatena sopra di noi ed ormai non possiamo che dar ragione alla signora che alla partenza voleva venderci delle mantelline nonostante splendesse il sole. Ceniamo in compagnia di due germanici conosciuti in giornata e passiamo la notte nel peggiore albergo del paese. Il giorno seguente, dopo aver compiuto il viaggio a ritroso, sfuggiamo alle alte temperature in modo adrenalinico buttandoci a folli velocità giù per gli scivoli del Waterboom, il parco acquatico della capitale. È ormai giunta l’ora d’abbandonare questo paese ed un rapido aereo ci porta per l’ultima volta a Bangkok, dove ci concediamo un cocktail sulla cima di uno dei grattacieli più alti della metropoli.

img_6064Al mattino presto ci dirigiamo all’aeroporto e con sorpresa scopriamo che al check-in non ci lasciano imbarcare senza un biglietto aereo d’uscita dall’India o dal Nepal. In fretta e furia acquistiamo un volo che a fine novembre ci porterà da Kathmandu a Kuala Lumpur, cosicché possiamo salire a bordo del velivolo pure noi. Dopo una breve sosta a Colombo arriviamo nella capitale indiana. Nei mesi passati abbiamo cercato di prepararci, sia mentalmente sia fisicamente, all’impatto con questo paese, ma il primo approccio ci lascia di stucco. L’aeroporto è molto moderno, la linea metropolitana che dall’aeroporto porta in centro è sorprendentemente poco affollata e ben mantenuta, ma quando cambiamo metro per raggiungere il nostro ostello la massa di gente diventa decisamente più sostanziale, però riusciamo comunque nel nostro intento. Forse sarà la nostra precedente permanenza in Asia, ma il primo impatto con Delhi, i suoi venditori ambulanti, i rickshaw, le mucche, la sporcizia, gli odori e l’incostante rumore di clacson non è stato così drastico come credevamo.

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Adrenaline end

In the late afternoon we leave Nyaung Shwe, on Inle Lake, and get on the nicest bus I have ever been on with big comfy seats, a blanket and even a cushion. After twelve hours, at around 4:30am, we arrive in Yangon’s bus station and by taxi we get to our backpackers, we drop our bag and walk to the famous Shwedagon Pagoda, a huge place where we are almost the only tourists. The Stupa is immense, all covered with gold and, on the top of it, a total of about six hundred kilograms of real gold. People come from all over Myanmar and the rest of Asia to be able to pray here once in their lifetime.

img_5975We walk through a nice park and arrive just in time to have our room ready. After a shower we have something to eat and go to the cinema to watch the brand new movie “Deepwater Horizon” in original language and for only 2 US$ each. Before the film starts we all have to stand up and pay respect to Myanmar’s National Anthem. The next morning we take a bus to Kinpun and, once there, take the well known crazy truck to go on top of Mt. Kyaiktiyo to see the Golden Rock Pagoda, which we see only quickly before it gets all foggy. On the way back to town we have another crazy rollercoaster drive, this time with added storm that gets me soaking wet, the situation is very funny, though cold. In the worst hotel we’ve slept on our whole trip, we have dinner with Oskar and Matthias, two German guys met earlier on the bus, one of them working in Zurich. Back in Yangon, which despite what people told us, I find a nice city, we have the most dangerous taxi ride ever, the driver runs between cars like if he was followed by the police, breaking only at the last minute and horning the whole time; somehow we get to Waterboom safely. In the first water park of the country we have a lot of fun, sliding into the swimming pools with mats, rubber rafts or letting ourselves go down a free fall for few metres before a loop.

img_6025In few days we do two very western activities and refuel ourselves of adrenaline before leaving this land where men and women all dress Longyi (their skirt) and use a strange yellow powder as a make-up; where equal gender exists since a very long time and, as everywhere else in Southeast Asia, every beauty product contains whitening, as they want to look more like us white people. We return for our fourth and last time to Bangkok and go on top of the Bayan Tree hotel building to have a very expensive 20 US$ cocktail at the Moon Bar to be able to enjoy the view of the city from a very high point of view.

img_6055Back to the surface we have our presumably last Thai curry. In the morning, when we check-in with Sri Lankan airline, they tell us we need to have a confirmed flight leaving India or Nepal, so all in a rush we book a flight from Kathmandu to Kuala Lumpur, nobody asks for it after, never mind, we were anyway happy to be back on a plane with this nice company and quickly stop in Colombo before we arrive to New Delhi. Not sure if getting a taxi or not, we decide to adventure right away in this chaotic city by metro, which turns out to be not as hard as we thought, however very very crowded.

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Tra pagode e villaggi

Ovunque si volga lo sguardo si incontra un tempio, una pagoda o uno stupa. Questa è Bagan; un’enorme piana che ospita più di tremila monumenti sacri. La maggior parte risale al periodo tra l’undicesimo e il tredicesimo secolo, ma se ne trovano alcuni di più recente manifattura. Con grande sorpresa scopriamo che i danni provocati dal terremoto dello scorso ventiquattro agosto sono piuttosto limitati e le zone pericolose sono state perfettamente circoscritte e segnalate. Alcuni templi, prevalentemente i più alti, sono stati precauzionalmente muniti di stampelle o incerottati per prevenire un’ulteriore caduta di frammenti in attesa di una riparazione. A bordo di una silenziosissima e non troppo veloce e-bike percorriamo in lungo e in largo l’area disseminata di pagode, soffermandoci ad ammirare gli interni delle più belle e cercando d’individuare la miglior posizione per poter ammirare alba e tramonto.

img_5424Quando il caldo si fa insopportabile ci rifugiamo in albergo, giovando dell’aria condizionata, per trascorrere un paio d’ore in attesa di catturare gli ultimi raggi di luce sulla piana. Il gioco di colori creato da sole e nuvole risalta la magnificenza dei monumenti che caratterizzano questo luogo unico al mondo, rendendo ogni attimo magico e indimenticabile. Il giorno seguente, quando la notte è ancora nera e la città si sta per svegliare, montiamo in sella alle nostre e-bike per raggiungere il luogo prescelto per il sorgere del sole. Poco dopo le cinque del mattino siamo sulla cima dello stupa, siamo i primi ad arrivare, ma dall’alto scorgiamo le file di luci che volgono nella nostra direzione e pian piano le persone si posizionano accanto a noi, in attesa che un altro giorno abbia inizio. Lentamente il cielo annuvolato comincia a mostrare qualche pallida sfumatura di colore rosaceo e le sagome degli stupa all’orizzonte delineano il confine tra terra e aria. L’apice dello spettacolo viene offerto dall’enorme palla di fuoco che fa timidamente capolino oltre la nebbia, risaltando lo splendore dei templi di Bagan.

img_5529 La visione d’insieme è sicuramente più interessante che la visita dei singoli monumenti, ragion per cui girovaghiamo a casaccio per le strade ammirando il paesaggio da diverse angolature fino a che il calore diurno ce lo consente. Ammiriamo un’ultima calata del sole prima di abbandonare questo luogo sacro per raggiungere la ben più fresca località di Kalaw. Giungiamo nel pomeriggio e subito incontriamo Johnny, esperta guida e gerente di Excellent Trekking, che ci propone l’affascinante itinerario attraverso villaggi e coltivazioni, per terminare il percorso sul lago Inle. Ci pare molto interessante e assieme ad altre quattro persone acconsentiamo senza esitare. In seguito, passeggiando per le vie del centro, ci imbattiamo nelle donne provenienti dai villaggi nei dintorni che ogni cinque giorni si riuniscono qui per vendere i prodotti della loro terra.

img_5630Incappiando casualmente nel nuovissimo ristorante Red House, aperto meno di un mese fa da uno chef italiano, non possiamo che fermarci per gustare un ottimo piatto di bucatini al pesto io e delle tagliatelle alla carbonara Lolli. Vista l’ottima qualità del cibo, ci concediamo il dessert a cui abbiamo dovuto forzatamente rinunciare qualche giorno fa. L’indomani, in compagnia di Johnny, ci incamminiamo di buon ritmo nella parte alta del paese, nel quartiere delle case coloniali trasformate in residenze per turisti benestanti. Lentamente abbandoniamo la città e ci addentriamo dapprima in una fresca pineta, proseguiamo poi attraverso risaie di colore verde brillante e successivamente ci inoltriamo nella foresta pluviale per raggiungere la sommità della montagna, dove assaporiamo un pasto nepalese mentre contempliamo il paesaggio circostante. Nel pomeriggio scendiamo a valle e, tra una coltivazione di zenzero, una piantagione di peperoncini e un campo di granturco, ci soffermiamo in qualche villaggio per osservare il lento scorrere della vita degli abitanti. Dopo una lunga giornata di cammino arriviamo a destinazione e mentre i bambini ci accolgono con dei timidi sorrisi il capofamiglia ci fa accomodare nella sua modesta dimora. Consumiamo la cena scambiando quattro chiacchiere con i nostri compagni di escursione e, siccome l’utilizzo della corrente elettrica prodotta da pannelli solari viene centellinato, andiamo a coricarci presto. Dopo colazione riprendiamo a marciare su e giù per le colline, guardandoci attorno rimaniamo incantati dai colori delle coltivazioni, del cielo e delle nuvole che paiono dipingere la tela di un pittore.

img_5775Notiamo spesso che a lavorare i campi sono le donne, mentre gli uomini prediligono lavori più sedentari quali la fabbricazione di cesti di bambù. Ai lati del nostro percorso scorgiamo un’infinità di colture che spaziano dalle patate alle zucche, dai peperoncini allo zenzero, dal granturco al riso, dal tè al coriandolo, dai cavolfiori ai pomodori e molte altre. Di tanto in tanto attraversiamo un gruppo di case di agricoltori, di allevatori di bestiame, di fabbricanti di cesti o di abiti tradizionali. Pernottiamo presso l’abitazione di una famiglia di umili contadini, dopo due giorni possiamo permetterci il lusso di fare una doccia (a secchi) e di concederci una birra nel bar del paese. Dopo esserci saziati con le pietanze locali, la stanchezza accumulata ci indirizza verso i nostri modesti giacigli per trascorrere la notte. L’ultimo giorno ci aspetta una dolce discesa verso il lago Inle, il paesaggio va continuamente cambiando e il calore aumenta man mano che ci avviciniamo alla nostra meta. Raggiungiamo la barca che ci porterà alla nostra destinazione finale, è giunta l’ora di levare gli scarponi e consumare il pranzo con la soddisfazione di aver percorso i sessantatre chilometri di sentieri e strade sterrate che congiungono Kalaw a Inle Lake. Montiamo sulle piroga e ci godiamo lo scenario che ci circonda.

img_5846Ammiriamo i giardini galleggianti dove le verdure vengono raccolte direttamente a bordo di una barca, rimaniamo esterrefatti dalle doti equilibristiche dei pescatori e contraccambiamo il saluto dei passeggeri delle imbarcazioni che navigano in senso inverso. Durante le giornate seguenti riposiamo, facciamo una breve pedalata fino alla vicina cantina vitivinicola, che vanta un panorama eccezionale, per degustare una serie di vini locali sorprendentemente di buona qualità ed infine per pianificare i nostri ultimi giorni in Myanmar.

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Trekking through Myanmar

Our first impression of Myanmar isn’t really as good as we’ve expect it. Mandalay is very spread out, hot and hasn’t got much to offer to tourists if not for the Royal Palace, which is more impressive for the size of its surrounding garden and wall than not the palace itself; and the very famous hill with long roofed stairs, few confusing temples to pass through and, once on top, a beautiful 360° view of the city and its suburbs.

img_5127We even struggle finding somewhere to eat, the only positive thing is that we happen to be in a hotel owned by a Chinese during the Chinese’s full moon, so we are offered cakes and drinks. Despite this, Martin doesn’t want to take any selfie, he doesn’t like the city neither. To escape from the heat, we hire a taxi for a full day to take us to some ancient cities. In Sagaing, a big hill with hundred of Pagodas, we visit two well renewed temples; in Inwa we have a tour on a horse carrier through ruins and a timber Monastery; finally we stop in Amarapura to visit the well known U-Bein, a long wooden bridge that allows to link one side of the village with the other. We leave this big city and by shared taxi we go to Pyin Oo Lwin, we spend the afternoon wondering around the Botanic Royal Gardens where local villagers are surprised to see white people and want to take pictures with us, as if we were rare species. The different flower beds are very coloured and pretty and the climate is fresh and pleasant.

img_5209The next day we take a slow train to Hsipaw, crossing villages, different plantations and a long, tall bridge. We meet a Swiss couple with whom we will spend my birthday cycling to a waterfall, bathing in a river with children from the village and having a nice dinner in a riverside’s restaurant, no cake for candles to blow, but that’s fine, they would have been too many. The four of us then go with Kam, a young experienced guide, for two days trekking. We start walking up hill between many corn fields until we arrive in a Palaung tribe village where we stop for a brake and have a tea, further up, in a spot with an amazing view, we have a tasting tea leaf salad, a speciality of Myanmar. For lunch we eat rice with different vegetables: potatoes, mustard leaves, bamboo shoots, salad, lady fingers, eggplants and much more, the next three meals, dinner, breakfast and lunch are going to be similar, but always wonderfully good and in large portions. The afternoon we spend it walking in tea plantations owned by Shan tribe villages, where we see how they boil, cut and store the tea leaves for two years until they get sour before they sell it and where we also spend our night in a very comfortable home stay, we chat the whole evening about travelling and how things are different here from our home country while the light keeps on going and coming back and the house owners keep on restarting the television trying to watch a movie, at one point they give up. Early in the morning we wake up with pigeons landing on the metal roof making a lot of noise. After a filling breakfast we start hiking towards Kam’s village where his mother is waiting for us for lunch. Another hour walk and we jump on a tuk-tuk that takes us to a spectacular waterfall then back to our guest houses, we take a shower and say goodbye to Jasmine and Martin, who are continuing their world trip the other way around.

img_5408The night bus to Bagan isn’t really comfortable: seats are very small for our big bums, lights keep on turning on and off, local movies are shown with loud bad working speakers, people keep on spitting disgusting red saliva produced by the chewing of a mixture of leaves out of the window, we’ve seen this also in Sri Lanka, apparently it makes them feel high, as if they had cocaine. Despite all this the twelve hours drive go quite fast and we even manage to sleep a bit. We arrive at the hotel before 8 am and they let us check in straightaway, so we take advantage to have a rest and later in the day walk around New Bagan to organize ourselves for the next few days. In this large area there are more than three thousand Pagodas, Temples and Monasteries, few are interesting to visit, but better is to have a look at them all from a high point of view, the best way would have been by hot-air balloon, which we would have loved to, but this service is available only between October and March, so we climb up the highest buildings we can find, spotting the best ones from where we can enjoy sunrise and sunset. We wonder around this amazing place with the popular e-bike (electric motorbike) for two days.

img_5443On the way to Kalaw we see many tanks full of soldiers on the road, conflicts in this country aren’t really over yet, on our trekking we’ve learned from Kam that on the mountains in the north, armies are built from villagers of different ethnics that are fighting against the government to have their own independence. In kalaw we have the opportunity to attend the local market, which is on every fifth day, and the next day we start our hike with two girls travelling together, an English and an American, a Dutch couple and our guide Johnny. On the first day we walk through a jungle up to an amazing view point where we have a delicious Nepali lunch, then through tea plantations, orange trees, ginger and rice paddies we arrive to a Palaung tribe village where we spend the night in a home stay owned by a funny laughing lady. In the morning we walk another seven hours crossing many Pa’O tribe villages seeing beautiful patches of carrots, cabbages, potatoes, chillies and eggplants fields until we arrive at our next home stay, this time we are very lucky and even have a bucket shower, a “real” toilet and a bar where to drink a few beers before having a good sleep. The friendly owner waves at us telling us to come back again and we continue our hike downhill to arrive to our final destination, Inle Lake.

img_5873 After lunch we take a small boat that takes us through the famous channels of the floating gardens, where they grow tomatoes, pumpkins and flowers, all of them looked after and finally picked from boats; then across the lake we see the everyday work of villagers, some of them fishing balanced on one leg on their boats, some dazing fishes with sticks, some collecting mud and seaweed for their gardens and some others bringing people from one village to another with boats filled with up to twenty two passengers, even though our guide just have told us that from next month the maximum of tourists per boat will be five, I guess rules are different for locals. Around this lake there’s a very enjoyable and relaxed atmosphere. Although the area is now very touristy, people still live the way they always did and don’t get disturbed by the many tourists taking picture of them. We spend our days relaxing and, after more than four months, we have a wine degustation, which was surprisingly very good, the Red Mountain Winery is situated on hills with a spectacular view over the lake, we really enjoy our time here.

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