Mingalabar

La prima impressione del Myanmar non ci ha lasciati stupefatti come credevamo, ma con il passare dei giorni scopriamo angoli nascosti di questo paese che cominciano ad entusiasmarci. La città di Mandalay non ha un vero e proprio centro, non ha una piazza che funga da cuore pulsante, non ha un’anima, tutto è sparso lungo le strade parallele e perpendicolari che formano un’enorme scacchiera dal sapore anonimo. Girando per le strade si fatica ad incontrare un ristorante degno di nome, le persone al di fuori delle strutture turistiche non parlano una parola d’inglese e il caldo afoso rende qualsiasi movimento molto più difficoltoso del normale. Lo spettacolo peggiore lo offrono tutte quelle persone che fanno largo uso di un mix di foglie e tabacco, che venendo masticati danno un leggero effetto di alterazione, paragonabile alle foglie di coca. Questo abuso ha alcuni effetti collaterali, come la salivazione sovrabbondante e la conseguente necessità di eliminare il liquido in eccesso sputando un fluido di color rosso porpora a terra e la colorazione bordeaux tendente al marrone dei denti che rende il loro sorriso particolarmente ripugnante. La sensazione appena mettiamo piede all’interno dell’albergo cambia completamente, lo staff estremamente cordiale ci accoglie calorosamente e tutto l’ambiente diventa molto più occidentale. Esploriamo i dintorni della città che sono tappezzati da strutture religiose, visitiamo le poche rovine di Inwa a bordo di una carrozza trainata da cavalli e passeggiamo sul famoso ponte U-Bein, completamente costruito in legno e utilizzato dagli abitanti di Amarapura per passare da una sponda all’altra del lago.

img_5109 Rientrando in città attraversiamo la baraccopoli popolata dagli abitanti delle campagne circostanti che, durante la stagione delle piogge, si vedono costretti ad abbandonare le loro proprietà sfrattati dall’acqua che invade i loro terreni. Nonostante lo stato di povertà a cui sono sottoposte queste famiglie vediamo bambini di ritorno da scuola, mentre i genitori cercano di guadagnare qualche spicciolo imbandendo piccole bancarelle o eseguendo riparazioni a bordo strada in officine improvvisate per poter sopravvivere fino alla ritirata delle acque. Ci trasferiamo nelle montagne del nord, dove l’aria si fa più fresca e meno pesante, con lo scopo di vivere la realtà di questi popoli che ancora vedono l’uomo bianco come qualcosa di estraneo al loro mondo. Sulla via ci fermiamo a Pyin Oo Lwin per ammirare i maestosi giardini curati in ogni minimo dettaglio e sorprendentemente frequentati da turisti locali. Affrontiamo la parte finale del tragitto per Hsipaw a bordo del treno che arranca lungo i binari, attraverso paesaggi sonnolenti e scene di vita locale che scorre pigra davanti ai nostri occhi.

img_5232Durante questo lento tragitto facciamo amicizia con Martin e Jasmine, giovane coppia d’oltralpe che sta circumnavigando il pianeta in senso inverso al nostro. Il giorno seguente, a cavallo di un ferro arrugginito, attraversiamo risaie, distese di granturco, cimiteri e pure una discarica a cielo aperto per giungere ad un’idilliaca cascata immersa nel verde. Sulla via del ritorno cerchiamo un po’ di rinfresco mettendoci a mollo nelle fresche acque del fiume che scorre accanto al paese di Hsipaw. Per festeggiare i sei lustri di vita di Lolli ceniamo in compagnia dei nostri nuovi amici, sulla terrazza di un ristorante a bordo fiume, mentre la luna sorge dietro alle colline. L’unico difetto in questo ambiente romantico è la mancanza di dessert sul menu, di conseguenza niente candeline da spegnere. L’indomani il team svizzero, guidato dal giovane Kam, si avventura nei villaggi Shan e Palaung che popolano le colline attorno a Hsipaw. Marciamo lungo immensi pascoli dove mandrie di mucche brucano indisturbate al nostro passaggio e mentre percorriamo strade sterrate in pessime condizioni che attraversano coltivazioni di mais prima e sentieri che serpeggiano tra piantagioni di tè poi, ci scambiamo consigli per il proseguito dei nostri viaggi. Di tanto in tanto ci arrestiamo per sorseggiare un tè e disquisire sulle differenze tra il nostro paese e il resto del globo oppure delle discrepanze all’interno della nostra patria. Ci sono alcuni istanti in cui le parole cessano di circolare per aria e rimaniamo tutti incantati ad ammirare il panorama mozzafiato, poi il silenzio si interrompe e la discussione riprende il suo corso.

img_5351Quando ci soffermiamo nei villaggi per consumare il pranzo o per soggiornare, Kam ci illustra sapientemente le abitudini della popolazione indigena, mentre ci conduce tra le case le persone si affacciano alle finestre ed i bambini varcano timidamente l’uscio delle loro capanne per venire a salutarci. Noi contraccambiamo il saluto e strappiamo loro qualche fotografia di volti sorridenti ed allo stesso tempo incuriositi dal nostro passaggio. Un’esperienza che ci ha fatto faticare parecchio, ma è valsa ogni singola goccia di sudore e ci porteremo questo ricordo nel cuore per tutta la vita. Dopo due giorni girovagando tra le montagne dello Shan State ritorniamo al caldo asfissiante per ammirare la miriade di templi di Bagan.

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Montagne laotiane

Dato che Vientiane si trova a pochi passi dalla Tailandia ne approfittiamo per varcare la frontiera, giusto il tempo di gustare un ottimo curry e poi facciamo rientro nei confini laotiani. A dir la verità svolgiamo quest’operazione principalmente per poter usufruire di ulteriori quindici giorni di permanenza senza dover pagare alcun visto. Questo è uno dei pochi privilegi concessi ai possessori di passaporto rossocrociato e decidiamo di avvalercene. D’altro canto la capitale non ha molto da offrire, se non una manciata di templi ed un mercato sul lungofiume. Sfruttiamo l’internazionalità della città per concedere al nostro palato il piacere di assaporare una vera pizza cotta in un forno a legna e per iniziare ad abituare le nostre papille gustative ai sapori della cucina indiana. Lasciamo Vientiane per dirigerci verso nord ed in compagnia di Dolores, un’arzilla sessantasettenne spagnola che sta girando per il mondo da parecchio tempo senza sapere una parola d’inglese, raggiungiamo Vang Vieng. Il paesaggio è mozzafiato, le montagne ricoperte da una folta vegetazione fanno da cornice al nostro dolce pagaiare sul fiume che serpeggia sul fondovalle.

img_4509Questo luogo è famoso per il famigerato tubing, che consiste nel farsi trasportare dalla corrente su enormi camere d’aria e poi, di tanto in tanto, fermarsi presso i bar lungo le rive a sorseggiare beerlao e cocktail a base di whiskey locale. Anche noi, come i molti giovani che vengono fino a qui per divertirsi, passiamo un pomeriggio a galleggiare e bere un qualche bicchiere in compagnia. Smaltita la giornata di “gioventù” ci inoltriamo sempre più nelle montagne laotiane per giungere a Phonsavan dove si erigono delle enormi giare dal passato sconosciuto e misterioso. Pensavamo di approdare in una città anonima e priva di turisti, mentre poco dopo il nostro arrivo presso Kong Kon guesthouse incontriamo altri viaggiatori che come noi sono arrivati fino a qui per visitare quest’area. La nostra intenzione era quella di abbandonare questo posto subito dopo la visita alle giare, ma vista l’ottima compagnia e la piacevole atmosfera decidiamo di trascorrere qui il nostro centesimo giorno di viaggio, visitando un remoto villaggio e rilassandoci chiacchierando immersi nelle calde acque termali.

img_4687Ora ci dirigiamo veramente dove solo pochi turisti osano, nell’estremo est in un’area fortemente bombardata dagli Stati Uniti durante la guerra del Vietnam, visitiamo le grotte di Vieng Xai dove per ben nove anni la popolazione ha dovuto rifugiarsi dalle bombe sganciate dagli americani ogni giorno. Questa regione ha il triste primato di essere la più bombardata pro capite di tutta il pianeta con quasi due tonnellate di bombe per persona. Purtroppo gli effetti di questo triste passato si ripercuotono ancora oggi con un enorme quantitativo di ordigni inesplosi sparsi ovunque. Nonostante questo sia risaputo in tutto il mondo, guardando qualsiasi notiziario si comprende che non ha portato a nessun insegnamento o meglio che questi infelici ricordi vengono sopraffatti dagli interessi miliardari del commercio di armi. Abbandoniamo questo luogo colmo di storia per percorrere altri chilometri di strada montana parzialmente dissestata che serpeggia su e giù per la montagna e viene percorsa a folle velocità dal nostro autista incurante dei precipizi a bordo carreggiata. Non riusciremo mai a capire come mai i conducenti dei minivan corrano a velocità supersoniche mentre il resto della popolazione, che viaggia a bordo di una motoretta, non superi mai i trenta chilometri orari. Dopo quasi otto ore di montagne russe mettiamo piede sani e salvi a Nong Khiaw e rimaniamo ammaliati dall’ambiente circostante, un piccolo villaggio sovrastato a nord da un’enorme roccia calcarea e delimitato a sud dal fiume Nam Ou.

img_4916Risaliamo il corso d’acqua per raggiungere il remoto villaggio di Muang Ngoy, un piccolo borgo concentrato attorno a trecento metri di strada sterrata i cui padroni sono galline, anatre e maiali mentre una manciata di bungalow affacciati sul fiume accolgono i turisti che si spingono fino a questo luogo dove la vita viene ancora scandita dal ritmo della natura. Al nostro ritorno a Nong Khiew casualmente incontriamo Alex, un simpatico americano con cui avevamo condiviso il passaggio della frontiera dalla Cambogia al Laos quasi un mese fa ed abbiamo incontrato nuovamente durante il tubing a Vang Vieng. Ormai il nostro soggiorno in Laos sta per terminare e trascorriamo questi ultimi giorni nella tranquilla Luang Prabang rifocillando i nostri stomaci di cibo occidentale, riposando le nostre stanche ossa e ricaricando le nostre batterie per poter cominciare con il massimo delle energie la nostra avventura in Myanmar.

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Fun and history

In the capital, Vientiane, we see a very lively city, not because of tourists, who aren’t many, local people are wondering around the long market, which they set up every evening, closing the road and displaying all their clothes, shoes, pans, selfie sticks, speakers and much more. Just next to the night market, with a beautiful sunset on the Mekong river as a background, hundreds of people are doing aerobic following the different instructors with accompanied music. This atmosphere and a good wood oven pizza makes our stay very pleasant, though the main reason of our visit is to cross the border to Thailand, since our visa expires soon; so we take a local bus to the border, eat a red curry and re-enter in Laos meeting Dolores, a very brave elderly Spanish woman who is travelling by herself around Southeast Asia without knowing a word of English. We take advantage to go and visit the Buddha Park, which is nearby, a small area with many different strange statues.

img_4427The day after we travel to Vang Vieng, another beautiful place surrounded by limestone mountains, with Dolores we take a day trip kayaking, entering a tight cave, ziplining and having a lot of fun watching Koreans jumping in and out of the Blue Lagoon, now brown because of the heavy rains, all of them with a lifejacket on, as they can’t swim and are afraid of the water. This village used to be famous for young Australians and British who would do tubing (floating with a rubber ring) down the Nam Song river full of bars on the side where to stop and get drunk, but the added drugs to the cocktails brought the party too far and few people died of heart attack, drowning or hitting their head hard; so the government put a stop to this and now there are just a couple of bars still open selling only alcohol. Since then the place is known by Koreans that come here to have fun and fly back home. Of course we go for tubing too and I manage to get very drunk! Lao Lao, their homemade whisky, is to blame… But we have a lot of fun! We move to the east of the country and stop in Phonsavan, where we visit two of the many Planes of Jars sites with Marlena and Hubert, a German couple and Andre, from New Zealand. The real purpose of these giant jars isn’t yet known, there are many different opinions, who says that they are graves, who that they were Lao Lao containers, despite the mystery, they are very fascinating. The companionship is so nice and interesting, the Guest House is so comfortable and friendly, that we decide to stay one more day and go together to a natural hot spring and to visit a Hmong Village, we spend one full very local day, driving, eating, swimming like Lao people do and visiting the ethnic village partially built with bombshells. Laos is the country with the most bombs dropped pro capita in the world, especially this area was heavily bombed by the US Army between 1964 and 1973 during the secret war. To know more about it, I and Patrick go all the way to Viengxai, where more than twenty thousand people lived in caves hiding and protecting themselves from airstrikes for nine long years.

img_4793The saddest and worst thing is that about 30% of the bombs didn’t explode, so still in our days people die and get injured by UXO (unexploded ordnance). A couple of associations are working to clear them, even Barack Obama was here a few days ago as the first US President to be in Laos and pledged money to help them, on my side I bought a 15 $ T-Shirt to support them. After almost eight hours on a rollercoaster minivan, the road is so bumpy that only the “loop the loop” is missing, we arrive in Nong Khiaw, a magnificent quiet village. We would like to do a few days trekking, but being the rainy season it could end up in a watery walk, we are not willing to stress out to clean and dry everything, considering that we haven’t stopped a minute in the last few weeks, we always had something to visit or somewhere to go. Instead we take a one day boat trip up the Nam Ou river to Muang Ngoy, stopping in a more backward village and learning a lot about their culture; they live very simply, eating what they grow and building houses out of what they can find, but since two or three years they have electricity, so even out of the most basic houses there is a satellite dish, which doesn’t really look right, yet is nice to see that they continue their simple life and don’t rush to achieve our lifestyle. The landscape across the river is amazing, with mountains, a dense jungle, rice paddies and oranges plantations. We wish we had more time to spend in this region, the place and the people are so nice, but time is running fast and we have to reach our last stop in this wonderful country, Luang Prabang, where we go to Tat Kuang Si, a waterfall followed by many more smaller waterfalls; for once the river isn’t completely brown, so we can enjoy a nice swim in cold water and we laugh a lot trying to get upstream then letting ourselves carry by the current.

img_4982I and Martin also have a nice long walk, following the Nam khan river that after a while flows into the Mekong, the town is very beautiful, with many nice buildings and a lot of green. After a few good western meals and very cheap sandwiches we are ready for our next destination: Myanmar.

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