Sorrisi, saluti e disonestà

Il momento di oziare è terminato, ritorniamo a vivere le bellezze di questo paese e cominciamo da Pakse e i sui dintorni. Assistiamo diligentemente, come degli scolaretti modello, ad una lezione impartitaci da un belga espatriato che affitta motociclette (durata più di un ora e con una dozzina di alunni presenti) su tutto quello che si può vedere e quello che è meglio evitare nella regione del Bolavan Plateau. Noleggiamo una due ruote motorizzata, saltiamo in sella e cominciamo a macinare chilometri. Durante la stagione delle piogge la vegetazione è particolarmente rigogliosa e noi ci arrestiamo di tanto in tanto per ammirare le cascate che in questo periodo hanno la portata d’acqua al loro apice. I ricordi corrono alle ben più note Cascate Vittoria, ma nonostante qui siano decisamente meno impressionanti ci godiamo la vista di questi salti immersi in una natura verdeggiante.

IMG_4093 Ci accomodiamo nel sonnecchiante villaggio di Tad Lo, un luogo dove il crescente turismo non ha ancora cancellato l’autenticità dei sorrisi dei bambini che salutano al nostro passaggio. Circolando per le strade si incontrano solo alcuni trattori, diverse motorette (il mezzo che generalmente in Asia viene sfruttato per svolgere qualsiasi tipo di trasporto, dal legname agli enormi sacchi di riso, dal pollame vivo alla famiglia intera), gruppi di mucche che invadono la carreggiata, maiali che attraversano la via e galline che beccano in mezzo alla strada. La meteo ci assiste per tutto il tragitto e dopo aver fatto un’interessante visita ad una piantagione di caffè (decisamente molto prolifica e di ottima qualità in questa zona) facciamo rientro a Pakse poco prima che un temporale si scateni sopra le nostre teste. Il giorno seguente, dato che chiunque lo accenni ne parla in bene, decidiamo di visitare il sito di Champasak, un tempio risalente all’impero di Angkor. Il luogo è decisamente suggestivo, posizionato alle pendici di una collina che sovrasta la cittadella a bordo del fiume Mekong, dove si gode di una spettacolare vista della distesa di coltivazioni a perdita d’occhio.

IMG_4215Sulla via verso la capitale effettuiamo una fermata nel piccolo borgo di Thakhek, affacciato sulla Tailandia e base per un altro giro nei villaggi fuori dalle rotte più gettonate dai turisti. Dato che la lunghezza di questo loop si aggira attorno ai quattrocentocinquanta chilometri optiamo per il noleggio di uno scooter a testa, per goderci maggiormente la libertà e la comodità del viaggio in sella ad una moto. Il primo giorno percorriamo molta strada e a causa di alcuni piccoli inconvenienti occorsi ai nostri mezzi, ma molto professionalmente sistemati da alcune persone del luogo che ci hanno assistiti lungo la via senza voler nulla in cambio, giungiamo alla grotta di Konglor dopo l’ora di chiusura. Visto il gran numero di alloggi presenti, decidiamo di pernottare in questo paesello circondato da risaie e racchiuso da una cinta di spettacolari formazioni calcaree, per effettuare la visita il giorno seguente di primo mattino.

IMG_4248La struttura in cui soggiorniamo è praticamente nuova, molto pulita e ovviamente il prezzo è una sciocchezza per noi, mentre la famiglia che la gestisce è molto simpatica e accogliente. L’indomani percorriamo a bordo di una piccola imbarcazione i sette chilometri della grotta scavata dal fiume, sostando per ammirare le stalattiti e le stalagmiti formatosi nell’arco dei secoli. Riprendiamo la strada e continuiamo il nostro tragitto circondati da enormi faraglioni di roccia calcarea che rendono il paesaggio incantevole, mentre bambini e adulti, al nostro passaggio, scuotono la mano e strillano “hello!”. Arriviamo nel villaggio di Tha Lang dove ci fermiamo per trascorrere la notte. Purtroppo controllando i nostri averi, ci accorgiamo che parte dei nostri contanti mancano all’appello, contiamo e ricontiamo, ma i calcoli non quadrano. Giungiamo a conclusione che la sorridente famigliola, carina e gentile, che vive in un villaggio lontano dal turismo di massa, ha approfittato della nostra assenza per accedere tranquillamente alla camera (con la chiave di riserva) e frugare nei nostri zaini per prelevare una parte dei nostri soldi. Il fatto ci fa sicuramente arrabbiare, ma anche a voler tornare sul luogo del misfatto non porterebbe a nulla. Anche in questa occasione abbiamo aggiunto degli insegnamenti al nostro bagaglio di conoscenze, purtroppo in questo caso non senza subir danno. Decidiamo di continuare per la nostra strada e concludere il giro visitando le grotte, quelle la cui via d’accesso è percorribile, ad est di Thakhek. Giunti in città informiamo tutte le agenzie che noleggiano motociclette della nostra disavventura, così da poter mettere in guardia tutti i futuri clienti sul pericolo che si corre a soggiornare in quel luogo. Dopo tutto l’asfalto passato sotto alle nostre ruote, prima di procedere per Vientiane, ci concediamo una bella doccia, un letto comodo e un pasto a base di curry tailandese ammirando le luci della Tailandia dall’altra sponda del fiume.

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Easy rider

We leave the island of Don Det to continue our trip following the mighty river. We stop in Pakse, a small town from where we hire a motorbike and drive around the Bolaven Plateau, renowned for coffee plantations and waterfalls. On the first day we notice that, besides coffee, there are many sweet corn and manioc plantations, the corn is sold on the street, where under roofs of small wooden houses women and young girls cook them on fire; whilst the manioc is grown for feeding animals; it must also be pumpkin season as they are piled everywhere. After seeing three different waterfalls and snoop around the gardens of a resort, we arrive in Tad Lo Village, where we find a comfortable bungalow overlooking a rice field. The next day we walk to see two waterfalls, then drive with the motorbike to another one. The third day, on the way back to Pakse, we stop by a coffee farmer who explains us the different types, way of picking and drying of the coffee beans.

img_4105Thinking we are going south, we almost arrive at the far west border with Thailand, so we decide to extend our stay to be able, by taking the right road, to go to Champasak and visit what is reckoned to be the top sight of southern Laos, Vat Phou, an ancient temple dated once again in the Angkor period, very similar, even if not as well renovated, to what we’ve seen in Cambodia. Still is worth the visit for the beautiful view on top of it and the surrounding village, where we have a soup at a lady’s restaurant, who doesn’t know a word of English. With a local bus we travel upstream the Mekong to Thakhek. This time we decide to drive the loop with a bike each, so here I go with my 110cc. Overall we do around four hundred fifty kilometres in three days, the first part of the trip is a straight road where I try do go as fast as I can, reaching almost one hundred and ten kilometres per hour, then the road becomes uphill and curvy with wonderful rock mountains and beautiful landscapes.

IMG_4303After lunch in another “non English speaking” restaurant we turn right and the road starts being bumpy, until Patrick hits a big hole and loses a bolt from his bike, while we are looking for it a man comes over to help us, when he understands what’s missing he fixes it with a piece he finds at his home, the whole family comes and helps and at the end they don’t accept any money from us, they are happy with a “Kop Chai Lai Lai” (thank’s a lot). We finally arrive in Konglor, where we spend the afternoon and evening enjoying the amazing view and chatting with the only other riders there are in the area, a French couple and an Israeli guy, who also stopped to help us when I had a problem with my bike. The next morning we walk all together to the caves, leaving for the first time our important belongings in the Guest House, the family seems to be so kind and we’re in a village in the middle of nowhere. The seven kilometres long limestone cave is really interesting with some beautiful stalactites and stalagmites. We travel another hundred twenty kilometres to ThaLang, here we check our money, we are missing a bit of all the currency, so we realize that the “nice family” has stole money from us. Patrick told me something already in the morning, but we couldn’t believe that in a place like that they could to such a thing, we are very disappointed and angry with our selves, especially I am, because I didn’t believe him before and I thought he counted wrong, how stupid from me not to check good what I had left. At this point there’s not much we can do, even if we would go back, we wouldn’t get our money and we would waist our day getting more nervous than we already are, so we tell the two motorbike rental companies what happen, they can tell other tourist not to sleep in Phounsouk Guest House. The next day we are in a very negative mood and so is the weather, dark and rainy, until we visit an exciting cave with waterfalls, stairs, lights and limestone formations.

img_4357The sun is shining, but many caves we want to see are unreachable because of the flooded  roads, never mind, we enjoy the ride and decide we will somehow get to the closest cave to the main road. Getting stuck a few times in the mud, thanks to villagers and monks who told us the way happy to see two tourist adventure despite the difficulty, we finally arrive. Back in Thakhek we take a nice room with a good shower, then enjoy a delicious Thai curry overlooking the Mekong and Thailand on the other side of it.

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Risalendo il Mekong

Lasciamo il caldo e l’afa della città per recarci più a nord, nella regione di Ratanakiri e più precisamente a Banlung. In questa piccola capitale di provincia il turismo di massa non è ancora sbarcato e molto probabilmente non arriverà mai. Fortunatamente questa gente non ha ancora cominciato a considerare il turista puramente come una fonte di denaro da spremere. Questa è la sensazione che purtroppo, a causa dell’estrema povertà del paese, si ha nei luoghi più turistici della Cambogia. Al nostro arrivo siamo accolti dalla gentilezza di Puthea che ci accompagna presso la sua guesthouse, per soggiornare ad un prezzo stracciato nel suo nuovissimo bungalow interamente arredato da splendidi mobili in legno massiccio. Subito ci illustra le attività che si possono svolgere nei dintorni e senza esitare optiamo per un trekking di due giorni all’interno della foresta. L’indomani partiamo con i migliori propositi, ma ancor prima di lasciare la strada asfaltata il nostro autista fora una gomma e ci troviamo costretti ad effettuare una sosta non programmata per la sostituzione della camera d’aria.

IMG_3861Riprendiamo il tragitto e dopo una ventina di minuti il problema si ripresenta nuovamente, gomma a terra e pit stop all’officina più vicina. A giudicare dalla frequenza di meccanici lungo la carreggiata i guasti agli scooter sono all’ordine del giorno, quindi la prendiamo con filosofia e ne approfittiamo della pausa per inventare un sistema di fissaggio, al nostro zaino, dell’amaca in cui trascorreremo la notte. Rimontiamo in sella nella speranza di giungere a destinazione senza ulteriori fermate e dopo quasi due ore dalla nostra partenza, finalmente raggiungiamo il fiume dove ci imbarchiamo su una piroga che ci trasporta poco più a monte. Al nostro gruppo si aggiunge un giovane del villaggio che ci guiderà all’interno della giungla e ci incamminiamo attraverso i campi di riso. Qualche passo e la pioggia comincia a cadere copiosa, ormai ci rassegniamo e procediamo sotto il bombardamento d’acqua. Quando il cielo si calma sostiamo per consumare un veloce pasto, in seguito ci inoltriamo al’interno della foresta dove attraversiamo canneti di bambù, guadiamo fiumi con l’acqua che arriva poco sotto la vita, passiamo accanto ad enormi alberi e scaliamo alcune colline per giungere ad una splendida cascata.

IMG_3889Ci rinfreschiamo nell’acqua trasparente mentre le nostre guide preparano l’accampamento ed una semplice cena cucinata all’interno di una canna di bambù. La notte scende veloce e non ci resta che richiuderci all’interno della nostra amaca munita di zanzariera ed addormentarci coccolati dai suoni della natura. Il giorno seguente percorriamo il viaggio di rientro passando per una differente via, interrompendo il cammino più volte per apprendere innumerevoli informazioni a proposito di piante e utilizzi delle popolazioni locali. Infine giungiamo in un villaggio dove osserviamo la vita rurale che mescola antiche tradizioni funerarie e metodi di lavoro arcaici a cellulari e cibi preconfezionati. Trascorriamo il nostro ultimo giorno in Cambogia tentando di asciugare scarpe ed indumenti, esplorando l’incantevole lago Yeak Laom, formatosi all’interno di un cratere e godendoci la tranquillità di Banlung.

IMG_3996Nuovo giorno, nuovo stato, nuova avventura. Ritorniamo a costeggiare il fiume Mekong per seguirlo fino alla frontiera con il Laos. Lungo la strada abbiamo uno scontro frontale con uno splendido volatile dal piumaggio blu elettrico, il pennuto ha la peggio, ma con grande sorpresa l’autista arresta il veicolo, inserisce la retromarcia e torna sul luogo dell’incidente per soccorrere il malcapitato. Inizialmente sembra in fin di vita, ma dopo qualche chilometro all’interno del veicolo reclama la sua libertà, arrivati alla frontiera viene rilasciato e può riprendere il volo verso casa. Mentre noi continuiamo il nostro percorso in senso opposto, in direzione della repubblica popolare democratica del Laos. Visto la passata esperienza al transito dai confini nazionali ci siamo precedentemente informati su eventuali fregature ed abbiamo appreso che anche qui vengono adottate alcune “tasse” di passaggio. Per ottenere il timbro d’uscita dalla Cambogia riusciamo a risparmiare ben due dollari a testa dicendo che siamo stati informati dalla nostra ambasciata di non pagare nulla. Al ché i funzionari, con una smorfia, appongono il timbro e ci rendono i nostri passaporti. Giunti alla dogana laotiana, sapendo che qui la tassa è inevitabile, porgiamo i nostri documenti d’identità, ma non ci viene chiesto niente, poggiano i nostri passaporti in una cassetta assieme ad altri rossocrociati e ci comunicano di aspettare. I minuti passano, agli altri passeggeri che viaggiano assieme a noi viene reso il passaporto munito di visto, mentre quelli rossi restano sempre fermi nello stesso posto. Arriva un torpedone colmo di turisti cinesi che tranquillamente presentano i loro documenti e vengono immediatamente registrati (su un quaderno compilato rigorosamente a mano libera). A questo punto cominciamo a spazientirci, chiediamo il motivo dell’attesa, ma i doganieri misteriosamente non sono più in grado di comprendere l’inglese e non ci danno alcuna risposta. Non siamo gli unici ad aspettare che ci venga reso il passaporto, discutendo veniamo a conoscenza che gli altri connazionali che si sono presentati allo sportello prima di noi si sono rifiutati di pagare e gli impiegati hanno creduto che viaggiassimo tutti assieme. Lasciamo trascorrere ancora qualche minuto, ma al di là del vetro nulla si muove, a questo punto decidiamo di proporre noi il pagamento dei famosi due dollari a persona per un timbro. Alla vista dei verdoni, come per magia, i funzionari riacquistano la conoscenza della lingua inglese e in pochi secondi ci rendono i documenti completi del necessario per proseguire il viaggio. Infine arriviamo a destinazione sull’isola di Don Det, una delle quattromila isole che si trovano nell’estremo sud del Laos. Trascorriamo qualche giorno in questo luogo pacifico facendo poco più di nulla, ovvero un’escursione in kayak lungo il fiume Mekong alla ricerca dei quasi estinti delfini Irawaddy senza fortuna e visitando le cascate di Khone che con i loro dieci chilometri di larghezza formano la cascata più larga al mondo.

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A sad history and wonderful smiles

Good thing that the night before leaving Koh Chang by minivan to go to Siem Reap Patrick found out from a blog that, once arrived at the border between Thailand and Cambodia, there is a range of scams, of which, if you fall in to the first one, will be hard to get out. Like we read, everything went fine until a few kilometres from the border, they made us get out of the van and right away a guy tells us to give him our passports, when we ask for what reason he gets very nervous and start swearing at us. We and a German guy we met walked away and very proudly went across the two borders without getting scammed for other three times, following the directions given us from the blog, we reached our destination by taxi, even if, after more people getting angry, the taxi driver had to pay four different people to be able to drive away from his parking space with us, included a police officer. You can tell straightaway people in Cambodia are poorer than in Thailand. For these first one hundred forty kilometres driven, it reminds me of Madagascar: many cows everywhere, red mud, strange road signals that look like tombstone, baguettes everywhere, we feel like we can’t trust anyone… But as soon as we arrive in the hotel everything changes: everybody is so kind and the hotel is beautiful, when the next morning we are at the ticket office, on our bikes, looking at the map, the tuk-tuk driver next to us explains us where exactly we were, as on the map the old ticket office is still marked. In fact, as we will notice more on the way, there are some very nice people! Soon as we see the first few ruins we are amazed by the wonder of Angkor site, the area is immense, so we decide to follow the tuk-tuk driver’s tip and cycle the small loop, getting to see two of the main attractions: Ta Prohm, which is covered by trees and roots almost as if it was eaten by them, forming spectacular shapes and colours; and the so well renewed and kept Angkor Wat, with his five imposing pointed towers, we even stood in line waiting to climb up the stairs and have the view from the top of it.

img_3494The second day we hired a tuk-tuk and the driver to take us around furthest temples, first at Banteay Srey a smaller temple made with a pinky stone and some beautiful bas-relief carvings. This is about thirty kilometres away from the big loop where we continue our lazy day getting carried around ruins, many are temples similar to the main ones, other are hard to climb on, or covered with elephants figures, or big waterholes, or spas for the royalty. Our third and last day we go back on our bicycles very early in the morning, when it’s still dark, and stop in front of the lake where the amazing Angkor Wat reflects, hoping to assist at beautiful colours in the sky, we wait with other dozens of people for the sun to rise, but it’s cloudy, still was pleasant to see it again and even more was to be able to visit the Bayon when the mass of tourists is still asleep. The high number of big faces engraved in the rock, all different from each other are something very special to see and to be into it with no one else around, almost feels like to be in a labyrinth.

img_3735By bus we went to Phnom Penh, the capital of the country, the city is big, but doesn’t have much to offer, the purpose of our visit is to learn more about the horrible recent history they have, caused by the communist’s Khmer Rouge. Between 1975 and 1979, more than one third of the population was terribly killed or died of starvation and sickness, the cruelty they have been through is unimaginable. S21 is now a museum but was a school turned in to a prison where innocent doctors, lawyers, students, intellectuals, all educated people would be torture till death or until they would sign a confession of their crime against The Angkar (the organization), then transferred to the Killing Fields, where they would be killed and thrown in mass graves. Out of presumably twelve to fifteen thousand people signed in S21, only twelve survived, whilst in the Killing Fields at least two hundred thousand people were found buried, still now every month bones and clothes resurface and are picked up to be kept in the enormous Stupa built in remembrance of the dead. Back on a minivan we went in search of some fresher air in Banlung, a small town who hosts a crater lake. Here we went trekking for two days in the jungle. Getting first soaked wet by a storm, then crossing many rivers, we arrived by a beautiful waterfall where we spent the night in a very wild and comfy campsite and cooking rice and vegetables in a bamboo stick.

img_3923The next day we visited a village of minorities, learning about their culture and beliefs, even though they live in a remote place and still believe in offering sacrifices to spirits, everyone has a mobile phone to keep in touch. With a minivan we went to Stung Treng where we waited for 3 hours for the next minivan to take us to the border with Laos, during the trip, we bumped in to a nice blue coloured bird, the van stopped and a guy picked him up and kept him between his hands until he was able to fly off, this was a touching and disgusting episode, the bird did his needs twice on the van. At the border, on the Cambodian side we were asked for 2$ each to get a stamp, we said we knew from the embassy that there’s no need to pay, impolitely they stamped us out; while on the Laos border we knew that we didn’t need a visa, so we went straight to the get our stamp, the lady takes our passport and tells us to wait, after quite a long time waiting we talk with a big group of Swissfrench people how said they refused to pay 2$ each, so we realize that our passport was mixed in with their and all they are waiting for is the money, after we gave 4$, they picked up our passports and made the stamp. Our last minivan for the day takes us to the port of Nakasong, on the Mekong river, where 2 small boat packed with tourist take us all to Don Det, one of the 4000 islands.

img_4084Here we are, for once doing nothing, relaxing and planning our four weeks journey across this country. In three days the only activity we did was to go out Kayaking around a few islands to see the fishing methods by a small waterfall, to try to spot the Irrawaddy dolphin, a rare and in danger specie, there are only four remaining in this area and about fifty in Kratie, Cambodia, without luck we paddle to the main land and wonder around Khone Phapheng, supposedly the largest waterfall in the world, with a Sorngtaaou, their typical bus, we were transferred to where we last paddled back to Don Det.

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Passato glorioso e disumano

Chiunque vada in Cambogia non può mancare di visitare i templi di Angkor e così facciamo anche noi. Come di nostra abitudine, a bordo di una due ruote, percorriamo chilometri all’interno dell’immenso sito archeologico. Dopo aver riscosso il nostro biglietto d’entrata ci allontaniamo dalla folta folla che come noi ha l’intenzione di visitare le rovine e ci dirigiamo al nostro ritmo verso il complesso di Banteay Kdei. In seguito pedaliamo ancora un po’ per raggiungere il Ta Prohm (reso famoso dalla pellicola Tomb Raider). In questo luogo, sovrastato dagli imponenti alberi che paiono voler intrappolare le mura all’interno della foresta senza dargli possibilità di fuggire, si ha la sensazione di essere esploratori che giungono in un mondo perduto proprio come Lara Croft. Un luogo incredibile in cui girovaghiamo per diverso tempo impressionati dal lavoro svolto dalla natura cercando di inghiottire le costruzioni abbandonate dall’uomo.

IMG_3456Lasciamo questo luogo che pare uscito da un set cinematografico per dirigerci al piccolo tempio di Ta Keo dove consumiamo un veloce pasto a base di frutta fresca ad un prezzo irrisorio. Non vogliamo concentrare tutto nella prima giornata, ma bensì spartire le diverse visite sull’arco di tre giorni, ragion per cui decidiamo di concludere la prima biciclettata con una fermata all’imponete e più conosciuto Angkor Wat. Le dimensioni di questo sito sono impressionanti, le costruzioni sono egregiamente mantenute e restaurate ed i bassorilievi sulle pareti esterne del tempio principale sono estremamente accurati e ben conservati. Rientriamo al nostro albergo, ci concediamo un rilassante bagno in piscina dopodiché ci spostiamo in centro per rifocillarci e farci fare un rasserenante massaggio ai nostri stanchi piedi. L’indomani abbiamo in programma di fare visita ai templi fuori dalla portata della nostra bicicletta, allora montiamo sulle comode poltroncine di un tuk-tuk facendoci scorrazzare da un posto all’altro. Percorrendo la lunga strada di campagna osserviamo i coltivatori di riso svolgere il duro lavoro manuale aiutati solamente dalla forza dei bufali e dopo una quarantina di chilometri giungiamo allo straordinario Banteay Srey che ci delizia con le rifiniture di colore rosaceo del sasso che lo compone.

IMG_3545Ritorniamo nella zona principale dei templi per far tappa al Preah Khan, sito piuttosto ampio e ancora parzialmente ricoperto dalla vegetazione. Il tempo scorre veloce, la visita di ogni luogo ci occupa un’oretta circa ed è già giunta l’ora di pranzo. Dopodiché ci fermiamo ad osservare un’antica spa frequentata dai reali ed un paio di templi di dimensioni più ridotte. Il giorno seguente, speranzosi di assistere allo spettacolo di Angkor Wat che viene lentamente illuminato dal sorgere del sole, alle quattro e un quarto del mattino lasciamo l’albergo, montiamo in sella al nostro ferro vecchio con le ruote e ci dirigiamo verso nord. Poco dopo le cinque giungiamo a destinazione, vi è già molto movimento nonostante sia ancora buio. Diversamente da noi, gran parte delle persone si trovano qua per prendere parte alla maratona che da qui a poco avrà inizio. Entriamo nel sito e prendiamo posto d’innanzi al piccolo laghetto dove l’enorme tempio si riflette. La gente che vuole assistere al fenomeno cromatico aumenta di minuto in minuto, infine comincia a schiarirsi il cielo e le macchine fotografiche iniziano a scattare. Il momento è molto suggestivo, ma a causa dell’estesa nuvolosità le varie sfumature di colore rosso-arancio che tutti si aspettano non si presentano.

IMG_3642Approfittiamo del fatto che ci troviamo all’interno delle rovine all’orario in cui la maggior parte dei turisti sta ancora facendo colazione, per visitare il Bayon in compagnia di solo una dozzina di persone. Pure questo luogo merita una visita approfondita, in quando la sua formazione pressoché unica, grazie alle sue innumerevoli facce, crea un effetto mistico difficile da ritrovare in qualsiasi altro sito al mondo. A causa della levataccia e dei chilometri nelle gambe la stanchezza si fa sentire, ma nonostante ciò proseguiamo la nostra visita nella “ristretta” zona di Angkor Thom. Facciamo rientro a Siem Reap per pranzare e trascorrere il pomeriggio a bordo piscina, riposarci e prepararci per il trasferimento nella capitale cambogiana. Phnom Penh, nonostante sia una città di modeste dimensioni, non ha molto da offrire. Decidiamo di rinunciare alla visita del palazzo reale a favore dei ricordi della più recente e triste storia scritta dalla dittatura di Pol Pot nella fine degli anni settanta. Cominciamo con la visita alla prigione S21, una scuola trasformata in luogo di tortura dove gli intellettuali, i medici, gli avvocati, gli insegnati e tutte le persone istruite in genere venivano obbligate a confessare crimini contro lo stato (che non hanno mai commesso) per poi essere uccise. Di circa ventimila persone entrate in questo luogo dell’orrore solo dodici sopravvissero. Una lunga e toccante visita che ben illustra le barbarie attuate durante quel periodo oscuro.

IMG_3800Il passo successivo è la visita alle fosse comuni dove venivano uccisi migliaia di innocenti, compresi donne e bambini. In questo cimitero a cielo aperto tutt’oggi riaffiorano dal terreno regolarmente resti di ossa e brandelli di vestiti. Chi non veniva giustiziato era obbligato a lavorare a ritmi disumani, pressoché in regime di schiavitù, nelle campagne e molti morivano di stenti. Durante tre anni, otto mesi e venti giorni di governo degli Khmer Rouge perirono circa tre milioni di persone (più di un terzo della popolazione cambogiana). Fortunatamente il folle progetto del dittatore venne interrotto il sette gennaio millenovecentosettantanove e il genocidio venne fermato.

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Benvenuti in Cambogia

Ogni volta che lasciamo una nazione, quasi fosse un desiderio inconscio di non voler partire, ci fermiamo per poco meno di una settimana nell’ultimo luogo di soggiorno. Così è stato anche per Koh Chang, una selvaggia isola orientale della Tailandia. Abbandoniamo la caotica Bangkok e ci trasferiamo nel verdeggiante arcipelago al confine con la Cambogia per trascorrere alcuni giorni in questo luogo dall’atmosfera molto rilassante. Siamo graziati della meteo che, nonostante ci troviamo nella stagione delle piogge, ci concede delle giornate a tratti soleggiate e prive di rovesci. Un po’ casualmente troviamo un alloggio con bungalow molto spartani, ma che ci permette di soggiornare gratuitamente, con l’unico obbligo di consumare presso il loro ristorante per l’equivalente di una dozzina di franchi. Impresa che ci riesce senza troppe difficoltà e visto l’ambiente molto carino lo facciamo anche volentieri. Trascorriamo le giornate esplorando gli incredibili fondali marini delle isole dell’arcipelago ornati da meravigliosi coralli, passeggiando per la lussureggiante foresta che ricopre Koh Chang e cercando di apprendere i segreti della squisita cucina tailandese preparando noi stessi le pietanze e consumandole senza restarne intossicati.

IMG_3367Salutiamo il paese del sorriso per trasferirci in Cambogia. La sera prima di partire per il viaggio che ci porterà a varcare il confine, navigando su internet, incappiamo casualmente in un blog che descrive questa tratta. Svariate persone narrano le molteplici fregature che vengono rifilate ai turisti dalle compagnie che operano su questa rotta. Approfondendo l’argomento scopriamo che anche quella con cui abbiamo prenotato noi adotta metodi disonesti per accaparrarsi qualche dollaro extra sfruttando l’ingenuità dei turisti. Facciamo tesoro dei consigli di chi, prima di noi, è stato ingannato e stiliamo il nostro piano di fuga dai raggiri. L’indomani procede tutto come da copione, fino alla frontiere nessuna seccatura poi all’ora di pranzo giungiamo al ristorante, immaginiamo con prezzi maggiorati per poter pagare le commissioni alla compagnia di bus, dove sbuca una persona che insiste per vedere il nostro passaporto per svolgere le pratiche d’entrata in Cambogia. Avendo appreso in precedenza che per richiedere un semplice visto turistico questo personaggio ci avrebbe chiesto il doppio del prezzo per il “servizio” offerto ci rifiutiamo di dargli il nostro passaporto. A questo punto il nostro interlocutore comincia a diventare aggressivo e noi decidiamo, come avevamo progettato, di abbandonare il truffa-bus e ci dirigiamo alla frontiera per conto nostro assieme a Jonas, ragazzo tedesco che abbiamo convinto in precedenza ad evitare l’imbroglio. Arriviamo alla dogana, facciamo richiesta del visto d’entrata per la Cambogia, paghiamo l’importo corretto e senza troppa attesta ritiriamo il nostro passaporto munito di tutto il necessario per poter accedere al paese. Attraversiamo il confine a piedi e riceviamo il nostro timbro d’entrata senza ulteriori seccature. Ora che siamo ufficialmente entrati nello stato cambogiano non ci resta che raggiungere Siem Reap. Come già sapevamo, saremmo stati assillati da tassisti, pseudo operatori turistici e procacciatori d’affari vari. Riusciamo a farci strada ignorando tutte le persone tranne il tassista (quello più tranquillo e che ci ispira più fiducia) con cui decidiamo di intraprendere il viaggio fino alla porta d’entrata dei templi d’Angkor. Concordiamo il prezzo (venticinque dollari per centoquaranta chilometri di strada) e saliamo sull’auto per goderci il tragitto. Prima di partire, per poter effettuare la corsa, il nostro autista ha dovuto pagare ben quattro persone, tra i quali vi è anche un poliziotto. Benvenuti in Cambogia! Durante le due ore abbondanti di viaggio riflettiamo su quante potenziali fregature abbiamo schivato; comprendenti tariffe esagerate per semplici servizi, corsie preferenziali per poter ottenere i documenti necessari in tempi sbrigativi in cambio di una piccola somma di denaro, navette gratuite che portano in stazioni del bus fasulle dove attendono taxi che adottano prezzi maggiorati e per finire, quando uno crede di essere finalmente arrivato a destinazione, viene scaricato in una finta stazione del bus in periferia, quando è già scesa la notte, dove non gli resta che affidarsi a un costoso tuk-tuk per (forse) raggiungere il proprio hotel. Mentre noi, contenti della nostra scelta, alle quattro del pomeriggio giungiamo al nostro lussuoso albergo, dove dopo più di due mesi ci concediamo qualche confort in più.

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Welcome to Thailand

“Welcome to Thailand” is what an old lady told us in Bangkok’s railway station while we were waiting for a train. As I remembered, people in this country are absolutely fantastic and so is our first Chang Beer.

img_2571We spent a few days hanging around the huge capital. With the sky train we admired the view of the many skyscrapers, sometimes interrupted by a much smaller temple and we stopped in different stations whenever we felt like it would be interesting to have a better look, getting to shop at cheap markets on the street and getting lost in the biggest shopping centres anyone could imagine. Some of them are extremely bizarre, like the brand new Siam Discovery, with a unique modern interior decoration which brings you to confusion; whilst in MBK, one of the oldest ones, we went to have a futuristic Japanese dinner, well we actually are in the year 2559 here in Thailand.

img_2558After being for the first time of our trip in a metropolis, we went once again for a visit at an ancient city, this time in the old Siam’s capital, Ayuthaya. Like in Sri Lanka, everything is built with a Buddhism concept, but temples and Buddha are very different; it’s very interesting to see how the same religion has many unlikely constructions from one country to another, of course all of them are beautiful and amazing. Sweating and cycling for two days, we went back to our air-conditioned room in Bangkok, spending an evening in Rajadamnern Stadium enjoying 9 spectacular Muay Thai match. Here we had the chance to understand better how deeply this sport is lived by locals.

img_2832We went by bus to the port of Trat and took a boat to Koh Chang, a beautiful wild island, which has plenty of different accommodation of all kind, but, being harder to reach than other more common island like Koh Phuket or Koh Phangan, isn’t as touristy, especially now that is low season. In the small village of Lonely Beach we had the time to relax ourselves, well, we couldn’t really just do nothing, so we organized a few activities: the first day we walked up and down the streets, trying to find out what there is to do and realizing that what I thought that I bought for a good price in Bangkok, here is cheaper… Never mind, an awesome wild scene consoled me: all of a sudden, while we were sitting at a table, a bright green snake and a big spotted lizard fell down from the ceiling fighting with each other. We were amazed, the waitress was scared. Talking about animals, for the whole time we were in this place we had a black cat living with us.

img_3265One day we spent it on a big boat hopping on four different smaller island snorkelling and observing some very fascinating corals, trying not to be eaten by small curious fishes that we named Martin, as they look like him; they come close to you as soon as you stop swimming for 10 seconds and they bite. The next day we went for a trekking into the deep jungle, where we had our first ever pamelo fruit fresh from the tree, I didn’t even know it existed, it looks a bit like a grapefruit, but is a lot sweeter in taste, very very good! We walked for about three hours, stopped to have lunch (chicken noodles that was given to us in the morning) in an uninhabited building almost taken over by nature, then continued our walk to a refreshing waterfall. The last day we had a cooking lesson to learn how to make their delicious currys, spring rolls and sweet and sour dishes, we didn’t even manage to finish everything we’ve cooked, we left with a Thai-cuisine knowledge and three different cooking books. To finish our Thai tour at the best, we went to have a good massaaaaage, as they call it.

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