Curry e Muay Thai

Dopo essere transitati per il terzo mondo, sbarcando a Bangkok, ci è parso di fare un balzo direttamente nel futuro. Mezzi di trasporto moderni ed efficienti, enormi centri commerciali concepiti per perdersi al loro interno e aria condizionata praticamente ovunque sono solo alcuni segni del progresso che contraddistinguono questa metropoli. Per meglio assorbire l’impatto con il clima tropicale ci addentriamo negli enormi shopping center di Siam square dove trascorriamo un po’ di tempo passeggiando tra un negozio e l’altro, tra un centro commerciale e l’altro. Rimaniamo ammaliati dal design stravagante del nuovissimo Siam Discovery con il suo arredamento moderno e bizzarro.

IMG_2542Trovandoci costretti a dover soddisfare il bisogno fisiologico di nutrirci, non troviamo modo migliore che fermarci presso un ristorante locale che prepara squisite zuppe a base di curry. Il cibo tailandese è sicuramente una delle cose più apprezzate in questi primi giorni, ma bisogna anche consumare le energie accumulate; ragion per cui decidiamo di dirigerci ad Ayuthaya per girovagare un paio di giorni, con la nostra amata bicicletta, alla scoperta dell’antica capitale del regno siamese. Nonostante anche qui, come in Sri Lanka, templi e sculture siano di matrice Buddista notiamo una marcata differenza nello stile delle costruzioni e nell’ornamento delle statue del Buddha.

IMG_2734Facciamo rientro a Bangkok e assistiamo ad uno spettacolo radicato nella cultura di questo paese. A bordo di un tuk-tuk ci rechiamo presso Rajadamnern stadium, lo stadio più antico della Tailandia, per presenziare a degli incontri di Muay Thai. Sicuramente un’esperienza singolare sia per percepire la devozione dei combattenti, sia per vedere con quale spirito viene vissuto dagli spettatori locali. Rimaniamo sorpresi nel apprendere con quanta foga, una popolazione così pacata, si animi per tifare e scommettere durante gli incontri.

Guarda tutte le foto

Guarda i consigli

 

Dal mare alla montagna

Arrivati ad Anuradhapura, vogliosi di placare la sete di conoscenza storica, ci accordiamo subito con un autista per fare il giro dei templi il giorno seguente. Mentre per un eventuale safari riflettiamo ancora un po’. In serata veniamo avvicinati da Muthalif, proprietario di una piccola agenzia turistica, che ci propone un escursione con la sua jeep all’interno del Wilpattu National Park. Nonostante il prezzo sia maggiore a quello propostoci in giornata, la serietà e le raccomandazioni che porta con sé ci convincono e programmiamo l’uscita da lì a due giorni. L’indomani mattina ci facciamo trovare puntualmente di fronte all’albergo e con stupore vediamo arrivare il nostro autista a bordo di un’automobile, ci guardiamo un po’ delusi perché ci attendavamo il classico tuk-tuk. Dopo aver visitato alcune rovine cominciamo a realizzare che la nostra scelta, forse troppo affrettata, non sia affatto azzeccata. Noi di sicuro non cercavamo aria condizionata e comodità, ma bensì una guida in grado di spiegarci e farci meglio comprendere le vicissitudini di questa antica capitale. A metà giornata, dopo aver visitato un paio di templi, ci comunica che non resta più nulla di interessante da vedere e ci fa notare che è affamato e vuole andare a mangiare. Noi, contrariamente, ci eravamo muniti di pranzo al sacco e contavamo di passare tutta la giornata a visitare il sito. Addirittura abbiamo optato per un mezzo motorizzato al posto della più originale bicicletta vista la dimensione estesa dell’area e l’impossibilità di visitare tutto nell’arco di una sola giornata a bordo della due ruote. A questo punto decidiamo di interrompere la gita e dopo qualche discussione lasciamo l’auto rifiutandoci di pagare l’intero ammontare concordato. Dopo quasi due settimane scopriamo che anche in Sri Lanka non tutte le persone sono oneste e gentili. Ci consoliamo con un ottimo succo fresco e ci rallegriamo sul fatto che abbiamo deciso di organizzare il safari con un’altra persona. In ogni caso siamo rimasti un po’delusi dalla visita perché non è quello che ci attendavamo, i templi sono completamente rinnovati e le rovine sono trasandate e prive di spiegazioni. D’altro canto, negli affollatissimi luoghi sacri, abbiamo scoperto una forte devozione e spiritualità della popolazione.

IMG_2305Nuovo giorno e nuova esperienza, oggi speriamo che la nostra scelta sia più azzeccata. Muthalif arriva alle 5.30 puntualissimo con la sua jeep, un buon inizio, poi sulla via per il parco si ferma per offrirci una tazza di buon tè, un altro punto a suo favore. Alle 6.30 entriamo nella riserva e subito un gruppo di cervi ci attraversa la strada, dopo neanche mezz’ora ci fermiamo per osservare un orso che, a bordo strada, si abbuffa di insetti per colazione. Le premesse per un’ottima esperienza ci sono tutte. La vegetazione è molto folta e scovare gli animali non è facile, giriamo tutta la giornata alla ricerca di un leopardo incontrando alcuni coccodrilli, una coppia di volpi, numerose scimmie, una famiglia di cinghiali, un paio di elefanti e molte specie di volatili, ma purtroppo nessuna traccia del felino, anzi, solo le tracce lasciate sul terreno. La giornata è molto stancante e non facciamo fatica ad addormentarci. Lasciamo il nord del paese per dirigerci nella zona montagnosa, facendo una breve tappa a Kandy per (intra)vedere il cofanetto dorato che contiene la reliquia del sacro dente del Buddha.

IMG_2389Il giorno seguente, di buona mattina, ci dirigiamo alla stazione ferroviaria per imbarcarci sul treno in direzione di Ella. Quando il convoglio giunge in stazione, la piccola folla che lo attende, si scaglia in cerca dei pochi posti a sedere. Nonostante avessimo acquistato il biglietto per la seconda classe (al modico prezzo di quasi un franco e settanta centesimi) ci accontentiamo di un posto finestrino in terza classe, rigorosamente in piedi. Il paesaggio scorre lento, pian piano il treno prende quota e la vegetazione si fa sempre più lussureggiante. Lo scenario cambia costantemente, le coltivazioni di banane lasciano spazio alle piantagioni di tè che si estendono a perdita d’occhio.

IMG_2449Superando i mille metri d’altitudine l’aria si fa più fresca e qualche gruppo di eucalipti spezza le distese di tè rendendo il viaggio molto piacevole. Trascorriamo sei ore abbondanti a bordo del treno ammirando lo scenario e chiacchierando con gli altri passeggeri. Facciamo conoscenza con una coppia di connazionali e spendiamo un paio di giorni in loro compagnia scoprendo i dintorni di Ella, sorseggiando qualche birra e scambiandoci aneddoti di viaggio (loro ne hanno fatti ben due di giri del mondo). Dopo la loro partenza decidiamo di trascorrere i nostri ultimi giorni in Sri Lanka in questo tranquillo villaggio di montagna con un’ottima atmosfera prima di catapultarci nella frenetica Bangkok.

Guarda tutte le foto

Guarda i consigli

History vs Safari

After a few days relaxing at the beach we went back into history and religions. In Anuradhapura for the first time since we are in Sri Lanka we’ve found a dishonest person, who took us around the archaeological site, but only where he wanted, saying that the rest wasn’t interesting and after a few hours brought us back in town, saying that he was hungry. Well, never mind, it wasn’t anyway as nice as the other one we’ve seen, more than ruins it had many religious sites still in use today, especially The Mahavihara, near the oldest tree of Sri Lanka, brought and planted by Buddha himself; this whole area was full of local people praying and donating flowers and food.

IMG_2303We’ve decided to risk another safari, it turned out to be a good idea, soon as we got in to Wilpattu National Park we’ve seen a sloth bear, which was just amazing; for the whole day the driver tried to find a leopard, no good luck, but we were able to see many other animals: two different deer, peacocks, many different birds, wolves, crocodiles, monkeys, boars, iguanas and elephants. We then went to Kandy where in a temple we’ve seen the sacred tooth of the Buddha, or better, the golden casket shaped like a Stupa where the tooth is safely kept. Sad was to see tourists jumping in front of believers just to take a good picture of it. From this religious city we took a wonderful long and slow journey by train to Ella, the scenery through hills, valleys, tea plantations and forests was beautiful the whole way. The ambience on the train was interesting and funny, even if we didn’t find a seat and stood for 6 hours, we’ve enjoyed chatting, laughing, looking out of the window and listening to local people singing and playing music. We met a couple from Switzerland with whom we’ve spent our first two days in Ella discovering improvised guest houses and a bar owned by a very friendly young guy and his father near the Nine Arch Bridge, we had something to drink and waited for the train to pass over it.

IMG_2473We had fun with Fran and Roman, talking about travels and our lovely country while drinking some very deserved beer, quite hard to find in this country. The last few days in this village we’ve spent them walking to the Little Adam’s Peek, to admire the beautiful view of the valley and visiting the very informative Uva Halpewatte Ceylon Tea Factory.

img_2502Staying in a very welcoming guest house, where the lady that owns it even offered us a dinner for free, just because I helped her getting into Tripadvisor, we’ve finally found the time to update for good our blog, editing a few things like the check list, the baggage and the advices. Back to Negombo, where our adventure in this wonderful country started, we are ready to say goodbye to it and fly back to Bangkok to start our trip around Southeast Asia.

See all photos of Martin

See all photos of Sri Lanka

Wonderful people

We were so used to people always wanting money from us; in Madagascar anything they would do: give us direction, help us with the bags, advise us about where to eat,… or even not doing anything at all, they would ask for a tip or a cadeau or something. So when we’ve first arrived in this beautiful country it came obvious to us to avoid people and just answer “no, merci!”, but the first time that we’ve actually looked at the taxi driver that asked us if we needed help to whom we gave a negative answer, he then found a solution for us to get to our destination in other ways. Me and Patrick looked at each other, felt very guilty for our bad thoughts and washed out of our minds as fast as we could this bad reputation of human beings, which we would have never wanted to have.

After a flight to Nairobi, one to Bangkok, a night in Thailand and one more flight to Negombo, here we are in Sri Lanka.

img_1954Our first destination is Sigiriya, a small village which hosts the magnificent Rock Fortress, an empire build on and around a huge rock, one of the oldest site in the world still in good conditions, very well kept and organized as we will realize everything is in this country. From the small and friendly guest house we were able to organize a half day trip to Dambulla to see the Cave Temples and the other half in Minneriya National Park; the safari was nothing like the ones we did before, we were very disappointed, not just because we’ve seen only elephants, but especially for the fact that it didn’t feel wild at all, there were about 60 jeeps around a group of 30 elephants, all making noise and surrounding these pore animals. We’ve moved once again with the local bus, packed with people, driving like crazy and very very cheap, and we’ve stopped in Polonnaruwa, where we’ve spent a day cycling around ruins of old empires, temples, stupas and Buddha caved in the rock.

img_1972Back into a crazy bus we’ve met a couple from Milan, with them we’ve spent 3 days on Nilaveli beach snorkelling around Pigeon island, taking advantage of a luxurious resort without being guests, just by having drinks and dinner, and cooking wonderful fish wrapped in banana leafs, an interesting experiment.

IMG_2259

See all photos of Martin

See all photos of Sri Lanka

La lacrima dell’India

Inizialmente abbiamo faticato a smettere di essere diffidenti nei confronti della gente, a scrollarci di dosso l’idea che ogni persona che ci rivolgesse la parola lo facesse solo per guadagnare qualche spicciolo da noi. Siamo rimasti spiazzati nel vedere con quale gentilezza ci venissero fornite delle informazioni nonostante avessimo rifiutato i servizi offerti. Le prime sensazioni in Sri Lanka sono positive, una volta modificato il nostro approccio con il prossimo, percepiamo subito l’affabilità della popolazione asiatica. Il clima caldo e umido non ci scoraggia e ci buttiamo subito alla scoperta del paese. Visitiamo le suggestive rovine di Sigiriya, luogo riconosciuto come patrimonio dell’umanità nel 1982. Il sito archeologico, degnamente restaurato e mantenuto, che risale alla fine del quarto secolo dopo Cristo si compone dalla cittadella ornata da splendidi giardini in basso e dalla reggia di re Kassapa posizionata sulla sommità di un enorme roccia. Il posto pare incredibile, di prima mattina risaliamo le vertiginose scale che portano in cima all’enorme monolito, dove una vista a trecentosessanta gradi ci permette di scorgere il paesaggio per chilometri.

IMG_1819 Di seguito passeggiamo nei magnifici giardini per giungere al museo dove, ancora una volta, ci stupiamo di come sia ben curato e organizzato. A completare l’entusiasmante giornata ci ha pensato il proprietario della guesthouse dove alloggiamo, preparandoci una squisita cena degna di un ristorante stellato. Sull’onda dell’entusiasmo partecipiamo ad un safari all’interno del Minneriya National Park dove le attrazioni principali paiono le jeep cavalcate da esseri umani, seguiti dagli elefanti, anch’essi presenti in abbondanza. La superiorità numerica delle quattro ruote rispetto ai pachidermi e le scarse conoscenze della pseudo guida ci scoraggiano a prendere parte ad un altro safari nel paese. Torniamo a dedicarci alle più entusiasmanti visite archeologiche e ci dirigiamo a Polonnaruwa, antica capitale dove numerosi regnanti hanno governato per più di ottocento anni. In sella ad una bicicletta, pedaliamo da un tempio all’altro, passando per statue di Buddha e rovine di palazzi reali.

IMG_2000 A fine giornata cerchiamo un po’ di frescura passeggiando nelle sale del museo, anch’esso ben allestito e con spiegazioni dettagliate ed esaudenti. Dopo aver fatto il pieno di storia un po’ di meritato relax in spiaggia non ce lo toglie nessuno. Il lungo viaggio fino a Nilaveli vale ogni singolo metro percorso. Grazie a Nimal, autista di tuk-tuk che ci accompagna alla meravigliosa Shadow guesthouse, troviamo un luogo dove trascorrere qualche giorno in tranquillità in compagnia di Alice e Alessio. Con loro condividiamo la passione per il cibo e organizziamo una cena a base di pesce cotto in modo sperimentale con quello che la natura offre. Ovviamente non riusciamo a passare le giornate sulla sedia a sdraio, allora ci organizziamo per passare del tempo a Pigeon Island, o per meglio dire, nelle acque circostanti l’isola. Uno spettacolo sottomarino formato da coloratissimi coralli e popolato da una miriade di pesci variopinti.

IMG_2183 Dopo esserci fatti coccolare dalle onde del mare ci rituffiamo nella storia del paese, direzione Anuradhapura.

Guarda tutte le foto

Guarda i cosigli

Paradise

Anakao could really be called paradise: white sand, blue-turquoise water, the barrier reef only 3km from the coast, a beach almost to yourself, an unpopulated island in front, good food,… Well where we are staying there is electricity only when it’s dark, powered by solar panel; internet is available only when there’s enough connection, during our stay it worked only the first two days; there is no tap water, only buckets full of water and if we walk on the beach just twenty meters away from the bungalows, we are surrounded by local people offering activities, selling jewelleries and asking for “cadeau” (gift). But there is also a resort where you can avoid all this and have all your comforts, of course the price is different, that means about 20 times what we’ve spent. We opted for this wonderful small place with 8 different bungalows and the best restaurant in the village, run by two young Italian guys whom, we’ve found out once there, also come from our beautiful lake Maggiore. We’ve spent 5 days here, relaxing snorkelling, diving, chatting and admiring thousand and thousand of stars in the evening.

img_1787On the sixth day, sadly,  we had to leave this awesome beach and went back to Tulear, this time in an easier way, by fast boat. We’ve spent a few hours in town then flown to Antananarivo, where we’ve spend our last 3 days in the African continent before taking 3 different flights to reach our next continent: Asia.

See all photos of Martin

See all photos of Madagascar

Dulcis in fundo

A risollevarci il morale, oltre al tempo caldo e mite, ci ha pensato la natura. Passeggiando nella riserva d’Anja, i lemuri non esitano a mostrarci le loro doti circensi saltando da un ramo all’altro e da una pianta all’altra. Inoltre scoviamo anche un qualche camaleonte che sapientemente si camuffa nella vegetazione. Proseguiamo il nostro viaggio e dopo aver superato le cime più alte del Madagascar svoltiamo in direzione ovest. Il paesaggio si fa più arido, qua e la qualche formazione di pietra arenaria si alterna a capanni di contadini e coltivazioni in prossimità di ruscelli. Continuiamo fino a scorgere in lontananza il Parc National de l’Isalo, un massiccio di sedimenti marini emersi che, grazie a vento e pioggia, il tempo ha trasformato in spettacolari composizioni rocciose. Camminando attraverso questi affascinanti paesaggi forgiati dalla natura ascendiamo canyon per godere di vedute mozzafiato, per poi discendere vallate circondati da enormi faraglioni di roccia. Per concludere in bellezza la giornata nulla di meglio che le splendide piscine naturali, formate da corsi d’acqua nell’arco di millenni, per darci rinfresco.

IMG_1613Dopo l’escursione ci facciamo viziare dalla buona cucina dell’accogliente Alice accompagnati da un fantastico tramonto. Per concludere la nostra esperienza malgascia decidiamo di concederci alcuni giorni di relax ad Anakao, una spiaggia fuori dal mondo. La rotta è tracciata: seconda stella a destra e poi dritti fino al mattino, per giungere all’Auberge Peter Pan. La spiegazione è molto vaga, ma dopo una ventina di chilometri su strada sterrata, un paio di miglia nautiche a bordo di una piroga a vela, un estenuante viaggio di tre ore a bordo di un carretto trainato da zebu e guidato da un contadino che non parla una parola all’infuori del malgascio, nel buio più totale, dove solo le stelle sono in grado di indicarci la via, dopo aver perso tutte le speranze, siamo giunti in questa oasi.

IMG_1767Alla luce del sole ci rendiamo conto della reale bellezza di questo luogo che pare uscito da una favola. In questo regno magico dove acqua corrente e connessione costante con il resto del mondo sono solo cose superflue, ci dedichiamo ai sapori della buona tavola e al dolce far niente. Intercaliamo un tuffo nell’acqua di colore blu turchese, tra coralli variopinti e pesci dalle più disparate sfumature, a passeggiate lungo la spiaggia quasi deserta. Ringraziamo Dario, Valerio e Andrea, casualmente anche loro provenienti dalle rive del Lago Maggiore e trapiantati in questo luogo sperduto, per averci fatto vivere questi splendidi momenti, poi a bordo di un veloce motoscafo facciamo rientro a Tulear dove un aeroplano ci attende per riportarci ad Antananarivo. Il viaggio a ritroso verso il nostro punto di partenza è stato decisamente più rapido e meno avventuroso, ma siamo felici di essere giunti all’hotel Sakamanga dove passiamo gli ultimi giorni a programmare le tappe per il prossimo continente.

Guarda tutte le foto

Guarda i consigli