Back to the old days

I probably haven’t read enough about this country and I guess that anyone would have thought the same as I did: Madagascar is in Africa, so it must be very similar… Well change your mind strait away, it really has nothing to do with what I saw until few days before. Starting from the people: they look more like Asians, in fact I’ve learned that most of them come from Arabia and many others are mixed in with Chinese, who came here a long time ago to construct and work; their culture isn’t as happy, kind and open as Africans, this is also because of their old style way of living, they don’t have much at all, except satellite TVs and mobile phones (surprisingly no smart phones) in the more rural areas, or better, where there is electricity; they live very simply, building themselves homes, carriages and boats with whatever they can find: mud, wood, leaves,… They speak French and eat a lot of French food. The landscape is composed from rice fields and red mud, rainy forests and desert.

Our trip around this underdeveloped country, started in Antananarivo, or Tana, as they call it; here we’ve luckily found on the arrival day our driver and tour guide, which will take us all the way down to Tulear, on the west coast. First stop Antsirabe, a chaotic town full of “pousse-pousse”.

IMG_1166 The next day we’ve quickly stopped in Ambositra, the town of wood artists, then continued to Ranomafana, where we had a full day trekking in the rainy forest of the national park in search of Lemurs, we ended up seeing only 5 of them. We drove to Manakara and went for two days on the canals with a pirogue, we’ve even spent a night sleeping in a typical Malagasy house made out of palm tree. In this small village we were the attraction for the villagers, especially for the children, who wouldn’t stop staring at us. After this interesting adventure we should have taken the train to Fianarantsoa, instead we drove there, after seeing the few exhausted tourists getting out of it coming from the opposite side, it had left 18 hours earlier with 7 hours delay. From here we went to Ambalavao, a small town with many typical mud houses, just after we stopped in Reserve D’Anja, a beautiful small park where we saw plenty lemurs that looked like Martin and chameleons.

img_1463We continued to Ranohira, where we’ve spent two days trekking through the canyons, swimming in two freezing natural pools, sleeping in a tent and waking up surrounded by lemurs in Isalo National Park. After have said goodbye to our driver (and not much of a guide) and have had a full day hanging around looking for a way to get here, having to drive through a long broken dirt road, taking a sailing pirogue and sitting in a carrier getting pulled from two zebus (cows) for three hours, here we are, in Anakao.

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Considerazioni

Ci ha preso molto tempo riuscire a capire questo popolo e forse neanche ora siamo in grado di comprenderlo. Il primo impatto è stato sicuramente molto forte, la povertà e la sporcizia che abbiamo incontrato nel tragitto dall’aeroporto al centro città, passando per la periferia, non sono stati sicuramente un buon biglietto da visita per il paese. Di tutt’altro avviso è stato il trattamento nell’hotel dove abbiamo soggiornato per i primi giorni. Come abbiamo varcato la porta d’entrata siamo passati in un’altra dimensione, un ambiente decisamente più europeo, più consono alle nostre abitudini. Ci siamo barricati un paio di giorni in questa piccola enclave dove il cibo era sublime e la cordialità era di casa. È stata sicuramente un’ottima parentesi all’interno della città di Anantanarivo, ma di certo non abbiamo fatto tutta questa strada per rinchiuderci all’interno di un albergo. A bordo di un’automobile, con autista privato, abbiamo iniziato in direzione sud la nostra lenta esplorazione del paese. I paesaggi sono meravigliosi, negli altipiani del Madagascar centrale i campi coltivati si alternano a piccoli villaggi di semplici case costruite con mattoni di terra e il tetto di paglia.

IMG_1401 La vita scorre lenta, molto lenta, a ritmo della natura. Tra i mezzi di trasporto più comuni ci sono i carretti trainati dagli zebu (un lontano parente della nostra mucca) quando se lo possono permettere, chi è meno fortunato il carretto lo deve trainare con la propria forza. Per raggiungere i mercati, dove vendere o comprare la propria merce, le persone percorrono decine di chilometri a piedi e anche in questo caso vi è una distinzione tra le più agiate, coloro che possono permettersi delle infradito e quelle con meno mezzi finanziari, a piedi nudi sull’asfalto. Vedere delle scarpe ai piedi di qualcuno è una rarità. Il viaggio scorre a rilento a causa delle enormi buche nell’asfalto che nessuno si preoccupa di riparare e anche lo scenario lentamente va cambiando, le colture mutano con il trascorrere dei chilometri, passando dalla verdura alla frutta per giungere al riso e ai tuberi. Svoltiamo per una deviazione che ci porterà fino al mare sulla costa est dove lungo la strada spezziamo il nostro percorso a bordo dell’automobile per fare una sgambata nella foresta pluviale di Ranomafana. Ovviamente per essere degna di questo nome e per mantenere una vegetazione così rigogliosa la pioggia cade per gran parte dell’anno e non fa eccezione per noi. Al suo interno la fitta vegetazione ci permette di intravvedere solo alcuni lemuri durante l’arco di tutta la giornata. Proseguiamo il nostro tragitto fino a Manakara dove trascorriamo due giorni a navigare su una piroga a remi lungo i canali di Pangalanes, pernottando in un villaggio di umili pescatori in cui tutti i bambini, e pure gli adulti, passano gran parte del tempo a guardarci incuriositi quasi fossimo degli animali rari o addirittura degli extraterrestri.

IMG_1347Da qui il nostro itinerario prevedeva di risalire fino a Fianarantsoa con il treno, rinomato per gli splendidi scenari e la sua lentezza che permette di ammirarli. Di buona mattina ci svegliamo e puntualmente ci presentiamo alla stazione come ci è stato raccomandato, la gente che aspetta è già molta, ma la stazione è ancora chiusa. Circola voce che arriverà tra un’ora, ma noi non capiamo chi o cosa. In seguito lo scopriamo, è il treno che è partito il giorno prima in direzione opposta con sette ore e mezzo di ritardo e ha impiegato cinque ore e mezza in più del previsto. Facendo due calcoli giungiamo alla conclusione che saremmo arrivati a destinazione più di ventiquattro ore dopo, gran parte delle quali trascorse al buio e al freddo, su di un treno che non sappiamo neanche se abbia finestre o servizi igienici e di cui i sedili probabilmente sono costituiti da una panca di legno. Il nostro autista, nonostante ci abbia raccomandato questo viaggio come una splendida esperienza, ci accenna l’eventualità di ritornare con lui in automobile e noi a questo punto non esitiamo.

IMG_1294Dopo questi primi giorni trascorsi in Madagascar cominciamo a farci alcune idee sul paese. La disorganizzazione, la pressoché assenza di turisti lungo la nostra tratta, le strutture turistiche vuote e decadenti, come pure gli scarsi incontri con gli animali, con l’aggiunta della pioggia che è caduta per gran parte del tempo e il poco entusiasmo e coinvolgimento da parte della nostra guida-autista ha cominciato a farci pentire di aver scelto questo posto. È proprio la scarsa attenzione per i turisti e quel disinteresse nel far vivere loro una splendida esperienza per rendere più attraente il loro paese che ci ha spinti ad approfondire il problema. Dapprima abbiamo tentato di trovare la soluzione attingendo dalla nostra breve esperienza, ma con scarsi risultati. Con il proseguo del viaggio il clima è migliorato come pure gli incontri con altri occidentali sono aumentati. Proprio durante le conversazioni con gli stranieri che si sono trasferiti qui da lungo tempo cerchiamo risposte e dopo aver ascoltato diverse opinioni, anche noi, tenendo conto della nostra esperienza ci siamo fatti la nostra opinione. Purtroppo questo paese ha un potenziale enorme per quel che riguarda le bellezze naturali, ma la gente locale non fa nessuno sforzo per farlo apprezzare agli stranieri. Come ci è stato detto, qui le persone credono di essere sulla terra solo di passaggio, per cui non hanno nessuna intenzione di impegnarsi per migliorare la condizione della loro nazione, basta sopravvivere. Probabilmente hanno perso la speranza dopo che il turismo fiorente è stato bruscamente troncato in seguito ai problemi politici sorti in seguito al colpo di stato avvenuto nel 2009. Malauguratamente questo disinteresse ha spalancato la porta agli investitori stranieri che hanno fondi sufficienti per investire in questo paese e per fare un “cadeau” alle persone giuste. In breve tempo, se non ci saranno stravolgimenti a livello politico, il Madagascar verrà nuovamente colonizzato e gli indigeni verranno sfruttati a lavorare per misere paghe dagli invasori moderni.

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Bye bye big five

In Botswana we stayed in a luxurious tent of a 4 stars hotel.

img_1078In the Chobe National Park we went for a game drive in the morning, where we saw as usual many baboons and impalas, then some hippos, buffalos, warthogs, a giraffe from far away, pucu and kudu  (two types of antelope which we hadn’t seen much before), vultures that were eating the leftover of a buffalo and a family of lions, including the cub, who was hiding from us.

In the afternoon we did a boat safari; it was very nice and interesting to have a look at the park from another point of view, the best part was to see elephants and hippos playing and swimming in the water. At the end of the day we could admire a magnificent sunset from the river.

Once again we had to leave these great wild animals, which sadly we will not see anymore.

IMG_0956Back to the Victoria Falls, in Zimbabwe, we have a second opportunity to experience the power of the water, we didn’t get as wet as last time, but enjoyed the walk through the park with its different viewing points.

In the evening, at dinner time, Martin was able to see his cousin.

img_1141He was very good, but didn’t feel as good as Martin, who wanted to leave; so we took him to Johannesburg in South Africa, even here he found some member of his family who weren’t very lively.

img_1142We’ve quickly left and flown to Madagascar where his journey started many years ago.

In about one hour we’ll start our adventure from Antananarivo down south of the island to Tulear.

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Arrivederci Africa

In questi ultimi giorni abbiamo fatto qua e là tra vari confini, sostando un paio di giorni in ogni stato. Dopo esserci lasciati alle spalle la Zambia ed aver attraversato il fiume Zambesi su di una chiatta, assieme a camionisti e ai loro autocarri che prima di essere imbarcati attendono pazientemente che l’interminabile colonna proceda fino a giungere il loro turno, siamo giunti in Botswana e più esattamente a Kasane. Un piccolo villaggio che funge principalmente da punto di partenza per i safari all’interno del Chobe National Park, colmo di lodge da sogno che si affacciano sul fiume. Anche in questo parco abbiamo dedicato la giornata alla caccia di soggetti da fotografare.

IMG_0996 Durante l’uscita mattutina, a bordo della jeep, ci siamo imbattuti in meno animali rispetto al precedente safari a cui avevamo partecipato in Zambia, ma siamo stati ripagati dall’incontro con una famiglia di leoni che se ne stava felicemente all’ombra degli arbusti a riposare. Il motivo maggiore per cui abbiamo deciso di sviare il nostro percorso fino a qua è stato la possibilità di ammirare la fauna da un altro punto di vista, ovvero da un’imbarcazione che costeggia le rive del fiume dove folti gruppi di elefanti, grandi famiglie di Kudu, qualche bufalo solitario e alcune giraffe vanno a dissetarsi durante il pomeriggio. L’incredibile vicinanza ai pachidermi all’interno del torrente ci ha permesso di ammirarli a pieno mentre si nutrivano di piante acquatiche, come pure abbiamo potuto osservare gruppi di ippopotami sguazzare nell’acqua e coccodrilli immobili crogiolarsi al sole. Il nostro rientro è stato accompagnato da uno straordinario tramonto e, proprio qualche istante prima che il sole andasse a coricarsi, un uccello con le ali spiegate si è interposto tra noi e l’enorme palla di fuoco, come volesse darci l’ultimo saluto prima che lasciassimo questo splendido paese.

IMG_1061 Prima di abbandonare l’Africa, per giungere in Madagascar, abbiamo riprovato la sensazione dell’avvicinarsi alle Cascate Vittoria, anche se dalla parte Zimbabwana, altrettanto panoramica, l’effetto tempesta si manifesta meno fortemente. Questo breve, ma intenso periodo, ci ha riservato una miriade di esperienze meravigliose, le persone che abbiamo incrociato sul nostro cammino sono state estremamente gentili e disponibili nei nostri confronti mentre i paesaggi sono stati semplicemente straordinari. Tutti questi presupposti ci hanno spinto a convincerci che questo sia solo un arrivederci e non un addio.

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Home sweet home

img_0692Martin is very happy to be back home, we brought him to see his old friends and his family. In Zambia, during a Safari in the South Luangwa National Park we were able to see many animals: giraffes, 5 different types of antelopes, warthog, baboons, hippopotamus, crocodiles, elephants, zebras, lions, hyenas, wild dogs, buffalos, wild beast and best of all, my favourite animal: the leopard, which we were so lucky to see each day of our amazing experience.

IMG_0587Unfortunately we had to leave this wonderful place and brought Martin to have a shower at the Victoria Falls, on the border between Zambia and Zimbabwe. The amount of water of the Zambezi River just after the rainy season and his speed produce an impressive mist when hitting the rocks at the bottom of the fall, so that even being at the same level as the origin of it, it seems to be right in the middle of a storm.

img_0732After a relaxing day at the backpackers, we’ve crossed the border to Botswana to spend a few days in Chobe National Park, hoping to see many more animals before we’ll go back to the Victoria Falls, this time on the Zimbabwe side.

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Forza della natura

Non ci saremmo mai immaginati che durante una giornata soleggiata e senza neppure una nuvola in cielo la pioggia sarebbe potuta cadere così violentemente.

IMG_0707Questo è quello che accade quando ci si avvicina alle famose Cascate Vittoria, al confine tra Zambia e Zimbabwe. Proprio in questo periodo dell’anno, qualche settimana dopo la fine della stagione delle piogge, la portata del fiume Zambesi si situa quasi al suo massimo livello. L’incredibile quantità d’acqua, che dal suo normale corso praticamente orizzontale improvvisamente intraprende una via pressoché verticale, dopo un centinaio di metri di caduta libera si infrange sulle rocce sottostanti creando una nube d’acqua che s’alza in cielo ben oltre il livello del fiume a monte delle cascate, ricadendo impetuosamente sulle nostre teste come fosse un temporale estivo. Un fenomeno che dimostra in modo esplicito la forza della natura.

IMG_0874Ora, dopo un po’ di meritato relax, siamo pronti per un ulteriore incontro con la fauna africana, ma rispetto al nostro programma iniziale abbiamo deciso di apportare la prima di tante modifiche all’itinerario. Oggi varcheremo il confine con il Botswana per trascorrere un paio di giorni al Chobe National Park, dopodiché ritorneremo alle Cascate Vittoria, ma dall’altra parte della frontiera, in Zimbabwe.

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Akuna Matata

Seduti su di un’amaca, all’ombra degli enormi alberi che costeggiano il fiume Luangwa, scriviamo il nostro primo vero racconto di viaggio.

noiDopo ventiquattro ore, un treno, tre voli, tre aeroporti ed infine un taxi abbiamo finalmente messo piede nel continente africano. Giusto il tempo di un rinfrescante mojito al bar dell’ostello di Lusaka ed abbiamo subito deciso di prenotare un safari nel meraviglioso posto in cui ci troviamo ora: il South Luangwa National Park. Questa scelta ha comportato un solo piccolo inconveniente, altre dodici ore di “comodo” bus, che abbiamo condiviso per lo più con gli abitanti dei villaggi lungo il tragitto e tutti i bagagli immaginabili che una persona possa trasportare (compresi televisori, pneumatici, carbone, enormi sacchi pieni delle più disparate derrate alimentari e addirittura un materasso). Nonostante ci aspetta lo stesso viaggio per il ritorno, è un sacrificio che facciamo più che volentieri. Durante le diverse escursioni all’interno del parco, con la jeep e a piedi, la varietà di animali che si possono ammirare è incredibile. Qui le nostre giornate cominciano prima ancora che sorga il sole, ma nonostante tutte le mattine ci vediamo costretti a svegliarci alle cinque, per qualche strana ragione lo facciamo molto più volentieri di un paio di settimane fa. Dopo una leggera colazione saliamo sulle jeep, ci sistemiamo la coperta sulle gambe in modo da proteggerci dalla fredda aria mattutina e poi, mentre il sole fa capolino tra gli alberi, partiamo per la nostra prima avventura giornaliera. Qua e la per la savana incontriamo diversi gruppi di antilopi, qualche giraffa che tranquillamente si ciba delle foglie degli arbusti più alti, famiglie di elefanti che passeggiano, folti gruppi di babbuini che mangiucchiano insetti raccolti dal terreno, zebre incuriosite dal nostro passaggio, alcuni facoceri che impauriti dalla nostra presenza fuggono e un infinità di uccelli di cui è impossibile ricordare il nome. Passando accanto a fiumi e pozze notiamo a filo d’acqua, le teste di ippopotami e coccodrilli che se ne stanno beatamente a mollo per tutto il giorno.

IMG_0093Durante le due uscite giornaliere gli avvistamenti si susseguono senza sosta, ma i momenti più emozionanti si focalizzano sicuramente nel faccia a faccia con il re della foresta e del suo lontano parente, nonché simbolo del film festival di Locarno: il leopardo. Durante questi incontri ci soffermiamo a lungo per ammirarli in tutto il loro stile, fino a quando, stufi di posare per le nostre foto, si ritirano tra l’erba dove possono riacquistare un po’ di privacy.

IMG_0481A fine giornata, dopo un aperitivo nel bel mezzo della savana per gustarci il tramonto, facciamo ritorno al lodge cercando di scrutare gli animali che approfittando del calare della notte intensificano la loro attività.

In questi primi giorni di viaggio abbiamo già fatto il pieno di emozioni, speriamo che anche nelle prossime tappe avremo la stessa fortuna nell’incontrare persone e paesaggi capaci di farci appezzare questi luoghi meravigliosi.

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